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Per il nuovo anno? Restiamo nel Natale…

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A chi si augura il meglio per l’anno che viene non si può dare torto…
A chi si augura più serenità, più salute, più pace, più dialogo non si può dire di no…
A chi si augura una svolta, altrettanto.
L’augurio che le cose cambino, si innestano su una richiesta: che tutto sia diverso.
E se fosse il contrario? Partire dall’unica cosa certa per costruirvi sopra il nuovo che entra, accadimenti e fatti di cui non conosciamo ancora voci e volti, pieghe tristi e risvolti felici.

Restiamo nel Natale!
Costruiamo su queste fondamenta, non facciamone l’evento che è ormai alle spalle, o una ricorrenza da smaltire alla stessa maniera con cui bruciamo gli eccessi (zuccherosi) di cui lo abbiamo soffocato…
Prendo in prestito le parole del Vescovo Orazio Francesco Piazza, amministratore apostolico diocesano, pronunciate nell’omelia del giorno di Natale in Cattedrale ad Alife con cui ha ricordato l’urgenza di “appartenere al Natale”, a quella esperienza “di luce che nella grotta e fuori di essa parla di speranza” e di futuro.

Penso a quella speranza che concretamente traduco nella visione di un Dio bambino tra le braccia dei giovanissimi Maria e Giuseppe come invito al mondo a generare progetti nuovi, a non temere la fragilità tutta umana che caratterizza scelte e decisioni ma a fidarsi del futuro con Lui in braccio: cogliere di quel Natale già avvenuto il suo bellissimo seguito: quel bambino cresciuto e divenuto Vangelo per la vita di molti, ieri e oggi, buona notizia attraverso parole, segni, gesti, la sua fede nel Padre e la sua resurrezione…

Restiamo nel Natale, questo l’augurio per il 2020, superando lo spazio che circonda l’evento per confidare in un tempo largo e superiore – che è la Storia del mondo – che ci interpella ogni giorno (e non il 25 dicembre!) sull’onestà, sul disinteresse per ogni carrierismo, sulla capacità di costruire relazioni serene, sul desiderio di saper costruire ponti, sul coraggio di zittire il pettegolezzo, sulla coerenza tra parole predicate e azioni generate, sul sogno di rendere felici i fratelli.

Ha chiesto la “gratitudine” mons. Piazza nella messa di Natale per le persone più care che la vita ci ha donato auspicando quel “ritorno a casa, al cuore…” che sa di essenziale e che è linfa per ciascuno.

Nell’esercizio di immaginare l’oggetto cronachistico di questo sentimento grato auspicato dal Vescovo, penso al 2019 in carrellata, così come da più giorni propone l’album di foto e racconti che scorrono tra web e tv per dire il meglio dei fatti appena trascorsi: sono le donne (l’Italia ne ha tante da celebrare) che con il loro genio cadenzano il calendario degli ultimi 365 giorni; sono le donne di arte, cultura, scienza, politica, economia, sport; quelle note e quelle semisconosciute del quotidiano affaccendarsi, quelle dei sogni realizzati e quelle dei progetti soffocati anche con la violenza e la morte…

Lo sguardo che si allarga genera la difficoltà di posarsi su tutto il bene e il buono trascorso…

Restiamo nel Natale, da cristiani, vuole significare gratitudine per una Chiesa che, portata per mano da Papa Francesco, continua a compiere scelte di dialogo costruttivo, ripropone l’idea di una missione che superando accademiche dissertazioni diventa vangelo di azioni, in un ritorno “francescano” che sceglie il confronto quale mezzo per costruire la pace e ricucire legami tra gli uomini: i viaggi del Papa (ben 7 nel 2019) sono un segnale di Chiesa che getta le basi di un modello anche politico (restituendo al termine politico il suo significato nobile di servizio civico per il bene comune…) dimostrando che essere “in uscita” ha superato di gran lunga la fase iniziale del suo essere soltanto abusato slogan da omelia per divenire mentalità (interiore e logica di servizio). Dunque, Chiesa di menti pensanti, a testa alta, in dialogo con i sogni di uomini e donne, capi politici e spirituali di altri colori e culture…

Gratitudine per questa Chiesa che tende la mano nascostamente per il bene di popoli e nazioni nella fame e nelle tragedie praticando una carità senza ritorni di immagini; “grazie” per l’ostinazione con cui chiede al suo interno confronti serrati che nella “sinodalità” auspicata e praticata atterra e porta allo scoperto anche fragilità e punti di debolezza esclusivamente umani…
Gratitudine per la Chiesa dei cristiani perseguitati perché ci insegna la fedeltà al Vangelo.
Gratitudine per le piccole Chiese, anche nella ordinaria e straordinaria esperienza diocesana di Alife-Caiazzo, che attinge alla sua Storia e alle piccole storie quotidiane edificate da laici e sacerdoti, catechisti, volontari caritas, animatori pastorali che restano fedeli ad una scelta, quella del Natale accogliendone il messaggio e rilanciandolo…oggi nell’attesa paziente di un tempo e un modo nuovi di vivere la comunione, la responsabilità, il servizio così come anticipano i tempi dell’amministrazione pastorale affidata alla cura di mons. Piazza.

“Grazie” per un 2019 che ha visto concludere l’episcopato di Mons. Valentino Di Cerbo, pastore inviato a questa piccola laboriosa Chiesa che con lui ha camminato per 9 anni, sui ritmi di un Vangelo tradotto in percorsi e obiettivi “senza indugio”, come spesso ha amato citare, così come fu dei pastori accorsi davanti alla grotta e rimasti nel Natale…nello spirito del Natale del Signore.

Restiamo nel Natale come chi sa stupirsi e sa accogliere, sa mettersi in cammino con la luce dentro, sa gioire e sa rimanere povero di velleità, sa sorridere e guardare avanti.

 

 

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