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La Giornata Mondiale del Malato in Diocesi

Presso l'Ospedale di Piedimonte Matese, alle 15.00, la Santa Messa e a seguire la processione tra i reparti. Le parrocchie partecipano alla Giornata del Malato con le messe, processioni e l'Unzione degli infermi

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Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro” è il passo del Vangelo di Matteo che funge da slogan della XXVIII Giornata Mondiale del Malato. Oggi, 11 febbraio, giorno in cui la Chiesa Cattolica celebra la Beata Vergine Maria di Lourdes, in ricordo della sua prima apparizione (11 febbraio 1858), ricorre la Giornata del Malato, un appuntamento dedicato a chi vive nella quotidiana afflizione causata dalla malattia. Nel suo messaggio, Papa Francesco fa cenno all’invito che Gesù rivolge “agli ammalati e agli oppressi, ai poveri che sanno di dipendere interamente da Dio e che, feriti dal peso della prova, hanno bisogno di guarigione”. Nella sofferenza che ha attraversato Gesù sulla Croce si rispecchia la fragilità dell’umana specie, ma è la sua resurrezione che “ci libera dall’oppressione del male”. (Leggi il messaggio integrale di Papa Francesco)

La Chiesa di Alife-Caiazzo partecipa alla Giornata del Malato con un’attenzione particolare verso chi soffre. Nel pomeriggio, alle 15.00, presso la Cappella dell’Ospedale “Ave Gratia Plena” di Piedimonte Matese, la Santa Messa celebrata da mons. Alfonso Caso, affiancato da don Eusebio Swiderek, cappellano dell’Ospedale.
Al termine della funzione, si terrà una processione nei reparti del Nosocomio, un segno di vicinanza a chi vive nella sofferenza, fisica o morale. La partecipazione all’evento avviene anche da parte delle singole parrocchie, attraverso una speciale preghiera per gli ammalati, processioni prima o dopo le Messe, e l’Unzione degli infermi.

La preghiera del Santo Padre si estende anche ai medici e a tutti coloro che operano in ambito sanitario, perché a loro è affidato il bene più prezioso, ossia la vita della persona e pertanto, il loro “agire sia costantemente proteso alla dignità e alla vita
della persona, senza alcun cedimento ad atti di natura eutanasica, di suicidio assistito o
soppressione della vita, nemmeno quando lo stato della malattia è irreversibile”.

 

 

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