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    Home»Arte e Cultura»Racconti di guerra. Ad Alife la storia di "Pippa-mmocca"
    Arte e Cultura Curiosità

    Racconti di guerra. Ad Alife la storia di "Pippa-mmocca"

    Redazione18 Ottobre 2012Nessun commento

    Domenico Maciariello, “lo scemo del villaggio” ucciso dai tedeschi in ritirata. Dovettero temere la povera spada di legno che l’uomo portava con sé

    Alife. La vita riprende dopo l’ottobre del 1943. Foto Internet

    Fu tra i personaggi, Domenico Maciariello, che, nei piccoli centri di una volta, girovagavano senza meta per le strade cittadine seguiti e dileggiati da frotte di ragazzi divertiti, alimentati dalla discontinua carità di alcuni, e battezzati, con odiosa ironia dalla letteratura del tempo, “scemi o idioti del villaggio”. Domenico era nato a Roccaromana, il 16 maggio del 1904, da Andrea e Marianna Lombardi, morta sei anni dopo la nascita del figlio. A trentun’anni, abbandonò il padre ed il paese nativo, e scelse, come nuova dimora, Alife, dove, di notte, dormiva in improvvisati giacigli, e, di giorno, appoggiato ad un nodoso bastone, vagabondava col suo vestito lacero, con scarpe legate con filo di ferro e spago, e, con una pipa, come incollata in bocca, di creta e di canna sottile.  Al fianco portava uno spadone di legno, che, di tanto in tanto, sguainava minaccioso, con impugnatura difesa da un piatto di latta.  La donchisciottesca figura veniva seguita a distanza da gruppi di giovani che in coro scandivano il suo soprannome, “pippa-mmocca”, per via di quella pipa da cui non si staccava mai. Domenico reagiva con lancio di bastone e di sassi. Ma, quando si ritrovava solo, ricercava, per essere dileggiato, i suoi persecutori. Per questo, nell’ambiente locale, “pippa-mmocca”, da allora è divenuto sinonimo di chi, anche non provocato, sollecita la provocazione. Al passaggio della guerra nella valle del Volturno dell’ottobre del ’43, Domenico fu ucciso dai Tedeschi in ritirata. Venne trovato, il 16 ottobre del ’43, nei pressi del cimitero, in via Ciciriniello.  Si disse che i Tedeschi, scambiando il vibrare per l’aria del suo innocuo spadone con un ostile gesto nemico, lo colpirono a morte. Nessuno sa dove Domenico venne sepolto, o se abbia avuto benedizione religiosa. E’ certo solo che il suo nome e cognome lo si trova inciso, tra le altre vittime civili della seconda guerra mondiale, su una lapide posta sul monumento ai caduti di tutte le guerre del suo paese adottivo.

    Giovanni Guadagno

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