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    Home»Attualità»Chiesa e politica. Il tempo delle "liturgie"
    Attualità Chiesa e Diocesi Curiosità Territorio

    Chiesa e politica. Il tempo delle "liturgie"

    Redazione18 Febbraio 2013Nessun commento

    Sul numero di Clarus uscito a gennaio l’approfondimento sul tempo quaresimale e quello politico, che – più o meno da protagonisti – stiamo vivendo. Di seguito, l’editoriale a firma del direttore responsabile Gianfrancesco D’Andrea. Nel pdf allegato è possibile leggere l’approfondimento a firma del direttore editoriale don Emilio Salvatore

    Ripartire da dove?

    Scrivere un articolo, sapendo che ciò che si scrive non sortirà alcun effetto, impigrisce in partenza. Righe buttate giù, contando il numero delle battute, in attesa della cifra giusta per salvare il documento e inviare il file in redazione. La sensazione, scrivendo quest’editoriale, all’inizio era esattamente questa. Poi, però,  la riflessione iniziale ha preso un’altra strada. Sì, perché un breve commento sull’attuale quadro politico, fatto dalle colonne di un piccolo giornale diocesano, talvolta può risultare più prezioso dell’editoriale di un quotidiano nazionale. Siamo alla vigilia di una scadenza elettorale attesa molto più degli altri anni. Uno snodo decisamente più importante delle Politiche del 1994. E il cittadino, stavolta più delle altre, è un’ombra. La parentesi del governo tecnico, che tecnico non è più dopo la “salita” in campo del presidente Monti, avrebbe potuto riabilitare la politica. Tutta la politica. Poco più di un anno di “commissariamento”, sufficiente, però, a riscrivere, di buona lena, le principali regole del gioco. Ad avviare una buona stagione di riforme e a dimostrare al cittadino la “buona volontà”. Sarebbe stata una buona occasione affinché i partiti si riconciliassero con gli elettori, con tutti gli elettori. Una nuova legge elettorale, la riduzione del numero dei parlamentari, l’abrogazione della legge sui rimborsi ai partiti, un taglio consistente a tutti i costi della politica e, per finire, una legge anticorruzione chiara per tutti e che non concedesse sconti a nessuno. Nuove regole da condividere, per andare al voto contando su un significativo recupero di credibilità della politica. Ma non è andata così. Stesso numero dei parlamentari, rimborsi ai partiti anche stavolta, una indegna corsa alla poltrona necessitata, in molti casi, dall’esigenza di congelare conti irrisolti con la giustizia, vitalizi e indennità non modificati di un centesimo. Ma, soprattutto, la stessa legge elettorale. Prevalgono, in un clima siffatto, le tifoserie da stadio. Partecipano alla competizione elettorale, principalmente, gli iscritti ai partiti, i militanti di lungo corso, gli addetti ai lavori, l’establishment della macchina elettorale. E dov’è, dunque, il cittadino stanco delle promesse, stanco delle parole, al quale non è stata data una rassicurazione sulla precisa volontà della politica di cambiar pagina? Vive o non vive con entusiasmo questa campagna elettorale? Si appassiona o no ai temi, alle proposte, alle sfide, ai dibattiti? E con quale tensione emotiva? Con quale convinzione di poter cambiare effettivamente le cose? Si parla spesso dell’Italia come di un Paese al quale l’Europa ha assegnato dei compiti urgenti. Ma dimentichiamo, o fingiamo persino di ignorare, che i primi compiti da affrontare dobbiamo assegnarceli noi stessi. Da Tangentopoli in poi, è stato un continuo precipitare. Soprattutto per quanto riguarda la corruzione dilagante che ormai strangola questa Nazione. In venti anni avremmo dovuto far tesoro dell’esperienza scaturita dall’indagine del pool di Milano. Avremmo dovuto dare chiare risposte giudiziarie ma, soprattutto, politiche, per restituire alla gente la fiducia verso i propri rappresentanti in Parlamento e recuperare il senso della responsabilità collettiva, anima del nostro quotidiano. Siamo ad un nuovo nastro di partenza. E, spiace dirlo, la strada che si ha innanzi non è tra le più chiare. Ma nutriamo, nonostante tutto, un briciolo di speranza. Perché se guardiamo ai territori, alle zone periferiche, alle aree interne come la nostra, ci sono tanti uomini e donne di buona volontà, buone prassi taciute e storie straordinarie da raccontare.  E’ da queste realtà che l’Italia, oggi, dovrebbe assolutamente ripartire.

    LITURGIE SACRE E LAICHE_Clarus gennaio (Clicca per visualizzare le pagine)

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