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    Home»Attualità»Il Papa ai parlamentari. “Chiediamoci: ma io, sono sulla strada dell’amore?”
    Attualità Chiesa e Diocesi Territorio

    Il Papa ai parlamentari. “Chiediamoci: ma io, sono sulla strada dell’amore?”

    Redazione28 Marzo 2014Nessun commento

    “Un dialogo fra i lamenti di Dio e le giustificazioni degli uomini. Dio, il Signore, si lamenta” per “l’infedeltà del popolo di Dio”. Così Papa Francesco ha sintetizzato il cuore delle letture nell’omelia della Messa celebrata ieri presso l‘Altare della Cattedra in San Pietro, alla presenza di 493 parlamentari italiani

    Ad ascoltare di primo mattino le parole del Pontefice c’era gran parte del Parlamento italiano, compresi nove ministri e i presidenti di Senato e Camera, Piero Grasso e Laura Boldrini. “Questo lamento di Dio viene perché è stato un lavoro molto, molto grande quello del Signore per togliere dal cuore del suo popolo l’idolatria, per farlo docile alla sua Parola – ha chiarito il Pontefice -. Ma loro andavano su questa strada per un po’ di tempo, e poi tornavano indietro. E così per secoli e secoli, fino al momento in cui arrivò Gesù”. Ma anche con Gesù, alcuni dicevano: “Costui è il Figlio di Dio, è un grande Profeta!”; altri, quelli di cui parla il Vangelo odierno, dicevano: “No, è uno stregone che guarisce con il potere di Satana”. “Il popolo di Dio era solo, e questa classe dirigente – i dottori della legge, i sadducei, i farisei – era chiusa nelle sue idee, nella sua pastorale, nella sua ideologia”, ha sostenuto il Santo Padre. 
    boldrini_grassoE questa classe, ha evidenziato Francesco, “è quella che non ha ascoltato la Parola del Signore, e per giustificarsi dice ciò che abbiamo sentito nel Vangelo: ‘Quest’uomo, Gesù, scaccia i demoni con il potere di Beelzebul’”. Insomma, “si giustificano di non aver ascoltato la chiamata del Signore. Non potevano sentirla: erano tanto, tanto chiusi, lontani dal popolo, e questo è vero. Gesù guarda il popolo e si commuove, perché lo vede come ‘pecore senza pastori’” e “va dai poveri, va dagli ammalati, va da tutti, dalle vedove, dai lebbrosi a guarirli. E parla loro con una parola tale che provoca ammirazione nel popolo: ‘Ma questo parla come uno che ha autorità!’, parla diversamente da questa classe dirigente che si era allontanata dal popolo. Ed era soltanto con l’interesse nelle sue cose: nel suo gruppo, nel suo partito, nelle sue lotte interne”. Dunque, “avevano abbandonato il gregge. E questa gente era peccatrice? Sì. Sì, tutti siamo peccatori, tutti. Tutti noi che siamo qui siamo peccatori. Ma questi erano più che peccatori: il cuore di questa gente, di questo gruppetto con il tempo si era indurito tanto, tanto che era impossibile ascoltare la voce del Signore. E da peccatori, sono scivolati, sono diventati corrotti”. “È tanto difficile – ha avvertito il Pontefice – che un corrotto riesca a tornare indietro”.
    Mentre il peccatore riesce a tornare sui suoi passi, “perché il Signore è misericordioso e ci aspetta tutti”, “il corrotto è fissato nelle sue cose, e questi erano corrotti. E per questo si giustificano, perché Gesù, con la sua semplicità, ma con la sua forza di Dio, dava loro fastidio. E, passo dopo passo, finiscono per convincersi che dovevano uccidere Gesù, e uno di loro ha detto: “È meglio che un uomo muoia per il popolo”. Questi “hanno sbagliato strada. Hanno fatto resistenza alla salvezza di amore del Signore e così sono scivolati dalla fede, da una teologia di fede a una teologia del dovere: ‘Dovete fare questo, questo, questo…’”. Ma “Gesù dice loro quell’aggettivo tanto brutto: ‘Ipocriti! Tanti pesi opprimenti legate sulle spalle del popolo. E voi? Nemmeno con un dito li toccate! Ipocriti!’. Hanno rifiutato l’amore del Signore e questo rifiuto ha fatto sì che loro fossero su una strada che non era quella della dialettica della libertà che offriva il Signore, ma quella della logica della necessità, dove non c’è posto per il Signore”. Nella dialettica della libertà “c’è il Signore buono, che ci ama, ci ama tanto!”. Invece, nella logica della necessità “non c’è posto per Dio: si deve fare, si deve fare, si deve… Sono diventati comportamentali. Uomini di buone maniere, ma di cattive abitudini. Gesù li chiama, loro, ‘sepolcri imbiancati’”.
    “Questo è il dolore del Signore, il dolore di Dio, il lamento di Dio”, ha detto il Santo Padre, aggiungendo: “Questi che si giustificano non capiscono la misericordia né la pietà. Invece, quel popolo che tanto amava Gesù, aveva bisogno di misericordia e pietà e andava a chiederla al Signore”. Allora, “in questa strada della Quaresima ci farà bene, a tutti noi, pensare a questo invito del Signore all’amore, a questa dialettica della libertà dove c’è l’amore, e domandarci, tutti: Ma io sono su questa strada? O ho il pericolo di giustificarmi e andare per un’altra strada?, una strada congiunturale, perché non porta a nessuna promessa”. Di qui l’esortazione: “Preghiamo il Signore che ci dia la grazia di andare sempre per la strada della salvezza, di aprirci alla salvezza che viene soltanto da Dio, dalla fede, non da quello che proponevano questi ‘dottori del dovere’, che avevano perso la fede a reggevano il popolo con questa teologia pastorale del dovere”. “Chiediamo noi questa grazia: Dammi, Signore, la grazia di aprirmi alla tua salvezza. La Quaresima è per questo. Dio ci ama tutti: ci ama tutti! Fare lo sforzo di aprirci: soltanto questo ci chiede. ‘Aprimi la porta. Il resto lo faccio io’. Lasciamo – ha concluso il Papa – che Lui entri in noi, ci accarezzi e ci dia la salvezza”.
    Fonte Agensir
    Laura Boldrini Papa Francesco

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