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    Home»Chiesa e Diocesi»I “tratti della vera santità” di Wojtyla. La parola a Joaquin Navarro Valls
    Chiesa e Diocesi

    I “tratti della vera santità” di Wojtyla. La parola a Joaquin Navarro Valls

    Redazione25 Aprile 2014Nessun commento

    Questa mattina, l’ex Direttore della Sala stampa vaticana, e da sempre accanto a Giovanni Paolo II, ha delineato le caratteristiche umane e spirituali del Papa

    “Pregare, lavorare, sorridere”. Questi i “tre tratti della vera santità” di Giovanni Paolo II, indicati questa mattina da Joaquin Navarro-Valls, direttore della Sala stampa vaticana dal 1984 al 2006, nel corso di un briefing con i media in vista delle canonizzazioni. “L’immagine più eloquente della sua personalità”, ha affermato il portavoce di Papa Wojtyla, è “qualsiasi immagine che lo ritrae pregando”.
    “Per lui la preghiera era ‘il bisogno più profondo della sua anima’”, essenziale “al pari del respiro”. Un aneddoto: d’estate in Val D’Aosta, nonostante il corpo debilitato da un intervento, “la luce della sua camera – ha raccontato – si accese alle 3 di notte, e poco dopo quella della stanza accanto, adibita a cappella. Entrambe rimasero accese per tutta la notte”. Vedendolo pregare l’ex direttore della Sala stampa ha avuto la “percezione della sua santità”. “Una persona che prega così – ha detto – è in contatto diretto con Dio, non può che essere un santo”. “Quella preghiera si nutriva dei bisogni degli altri”, ha aggiunto, spiegando che nel suo inginocchiatoio c’erano dei foglietti con le richieste di preghiera che gli arrivavano via lettera da tutto il mondo. “Nessuna lettera con la richiesta di una preghiera del Papa andava cestinata”.
    Altro tratto distintivo era il modo con cui affrontava “l’enorme quantità di lavoro”. Il Papa polacco “non sapeva perdere un minuto e insieme non aveva mai fretta”, ha ricordato Navarro-Valls, vedendo in questo atteggiamento una caratteristica che va al di là dell’“abilità umana”. Al tempo stesso, ha sottolineato la sua capacità di “collegare i valori più grandi con i casi specifici”. Infine, il sorriso. “Il buonumore non mancava mai, nonostante tutto: nonostante gli enormi problemi che gli venivano sottoposti, o la malattia di cui soffriva”. Il sorriso era “il tratto distintivo del suo volto”, e anche quando è scomparso a causa dell’irrigidimento dovuto al Parkinson, non è però venuta meno “la sua ironia”.

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