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Piedimonte Matese. La città festeggia il patrono San Marcellino. Le parole del Vescovo indicano la direzione vera della festa

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Presenti in città oltre 160 tedeschi giunti da Seligenstadt, città gemellata con il capoluogo matesino per la comune devozione a San Marcellino

La Redazione – Piedimonte ha celebrato ieri il suo Patrono, San Marcellino prete e martire, alla presenza di un nutrito gruppo di fedeli giunti da Seligenstadt am Main, la città gemellata con il capoluogo matesino ormai da alcuni anni per la devozione comune al Santo martire romano.
san marcellino_di cerboLa giornata ha avuto inizio, come di consueto, presso la Sala Consiliare del Comune per il ritrovo delle autorità civili e religiose. Quest’anno la cerimonia si è caricata di un significato storico nuovo grazie alla presentazione del volume Storia della traslazione delle reliquie dei SS. Marcellino e Pietro da Roma a Seligenstadt: si tratta della riproduzione di un manoscritto di metà ‘800 rinvenuto presso gli archivi della parrocchia di Santa Maria Maggiore, con molta probabilità a cura di un canonico della locale basilica che attinge le sue fonti – con molta probabilità – da precedenti testi medievali. Al momento è l’unica fonte storica che narra dell’arrivo nella cittadina tedesca di queste reliquie; motivo in più per i fedeli giunti dalla Germania di vivere con i “fratelli gemelli” di Piedimonte, la festa di San Marcellino con fede e particolare senso di appartenenza.
Ed è proprio sul senso della festa ieri celebrata, che il Vescovo Valentino Di Cerbo si è soffermato durante l’omelia (tradotta in tedesco per gli amici di Seligenstadt) riconducendo i fedeli tutti ad una riflessione sul senso della vita spesa per amore degli altri: “la testimonianza e l’esistenza del prete romano San Marcellino, che oggi vive in Dio ed è considerato modello di umanità autentica, perché alla preoccupazione ossessiva di conservare la vita, tipica di tante persone del suo e del nostro tempo, ha sostituito la scelta di perderla per amore del Vangelo”.
Mons. Di Cerbo ha poi sottolineato: “Tali considerazioni ci illuminano anche sul significato del nostro incontro che, ponendo al centro il modello di umanità testimoniato da san Marcellino, non si caratterizza soltanto come piacevole esperienza turistica e culturale, ma come importante opportunità per interrogarci sulla qualità del nostro rapporto con la vita e sul valore che gli stiamo dando, e per essere fortemente stimolati a costruire, sull’esempio del comune Patrono, una convivenza umana intrisa dei valori che hanno reso la sua vita bella, buona e auspicabile agli occhi di Dio e degli uomini”. Ecco come le parole del Vescovo hanno ricondotto all’essenziale il senso di questi solenni festeggiamenti, stimolando quindi, secondo le continue sollecitazioni di Papa Francesco, a ciò che veramente conta nella vita degli uomini e dei credenti.
I festeggiamenti sono proseguiti nel pomeriggio con la processione per le vie cittadine, la consegna delle chiavi della città dalle mani del sindaco Vincenzo Cappello al Santo patrono, e la messa conclusiva, sempre nella basilica di Santa Maria Maggiore.
(Foto Fernando Occhibove)

Il testo integrale dell’omelia di Mons. Di Cerbo (CLICCA)

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