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    Home»Attualità»Ieri, il calcio italiano è morto due volte. Addio Ciro, addio Mondiale
    Attualità Sport

    Ieri, il calcio italiano è morto due volte. Addio Ciro, addio Mondiale

    Redazione25 Giugno 2014Nessun commento

    Responsabilità, inciampi e fallimenti: questo è stato per la nostra Nazionale Brazil 2014. Quanto pesa la presenza di giocatori stranieri nel calcio italiano? La parola a Bruno Pizzul

    La Redazione – E’ morto in un reparto di ospedale, il calcio italiano, nel momento in cui anche il cuore di Ciro Esposito – ferito a colpi di pistola prima della partita Fiorentina-Napoli disputata a Roma – ha smesso di battere. La sua vita è rimasta appesa ad un filo per 50 giorni, durante i quali è stato curato presso il policlinico Gemelli della Capitale. Sul calcio italiano, in particolare sulle tifoserie violente, ricattatrici, irrispettose del vero sport si abbatte nuovamente la scure dell’irragionevolezza e della morte.
    Il calcio italiano è malato, non solo dal punto di vista delle motivazioni, delle prestazioni, della tecnica, ma in particolare  per colpa di quel legame, ormai radicato nel dna dei club, che rendono questi ultimi vassalli delle peggiori tifoserie, a danno dei tanti che ancora intendono la domenica allo stadio come momento di aggregazione, di felice opportunità di svago per intere famiglie. E non venissero a raccontarci (i grandi club) che per avvicinare allo sport si è deciso “per una tale domenica…” di ridurre i costi dei biglietti. E’ solo polvere negli occhi, di chi nel calcio davvero ci crede…

    Italy v Uruguay: Group D - 2014 FIFA World Cup BrazilE’ morto, sul campo brasiliano di Natal, dopo un’agonia durata 95 minuti, esalando l’ultimo respiro alle dichiarazioni di Prandelli (commissario tecnico) e Abete (presidente Figc) che hanno annunciato le loro dimissioni irrevocabili. Solo colpa dell’arbitro o del cannibale Suarez? Gigi Buffon, capitano azzurro, non ammette alibi riconoscendo che perdere due partite consecutive di un Campionato mondiale senza segnare alcun gol è il segno tangibile che qualcosa non va: “Dobbiamo ammettere le nostre colpe. Qualche cosa chiaramente è mancato…”
    Sul banco degli imputati finiscono i giovani, in primis Balotelli e i suoi guizzi in prossimità della porta troppo poco lucidi; mentre, a “tirare la carretta” – come ha dichiarato ancora Buffon – sono stati i senatori, i vecchi del gruppo, quelli legati alla maglia forse da più mature esperienze di squadra e un maggiore senso di appartenenza alla bandiera.
    Morte preannunciata? Forse… Il calcio italiano non parla più italiano. Vi sembra poco? E le nuove stelle dell’universo nostrano, per quanto si sforzino di brillare, vivono all’ombra dei campioni collaudati provenienti da oltre confine. Poi quel che resta dei calciatori di casa, comuni mortali, o ancora senza esperienza “internazionale” finisce nel calderone della Nazionale, affidata al ct di turno che in caso di vittoria finisce per essere giudicato il migliore, il depositario della scienza calcistica; in caso di sconfitta peggio per lui…
    buffon_prandelliL’individualismo dei club e di alcuni patron rischia di danneggiare davvero l’italianità del nostro calcio.
    Sul nostro mensile appena pubblicato è presente una “profetica” intervista a Bruno Pizzul, che il calcio italiano lo conosce bene, e con esso le dinamiche e i retroscena: “In Italia non arrivano più giocatori di grande valore individuale ed economico. Inoltre molti calciatori italiani, soprattutto giovani, approdano all’estero. Bisogna aggiungere che, negli ultimi anni, il calcio italiano non ha prodotto grandi talenti, probabilmente perché i tecnici dei club lasciano poco spazio ai nostri giovani e preferiscono affidarsi all’usato sicuro. La politica della gestione del calcio giovanile in Italia va, forse, rivista”.
    Alla domanda come giudica la presenza di investitori stranieri nel nostro campionato?, Pizzul ha risposto: “È certamente un segno di debolezza (…). Persistono alcuni dubbi sulla figura di Thohir che, più che essere un diretto investitore, sembra una persona capace di rastrellare risorse da utilizzare per risanare i bilanci dell’Inter e, solo successivamente, rinforzare la squadra dal punto di vista strettamente tecnico.
    Si torna a casa con qualche delusione in più, qualche rimpianto, con il carico dei fallimenti personali: a qualcuno basterà una vacanza al mare, su un’incatevole spiaggia, per recuperare forza ed entusiasmo (quanto alle motivazioni…non sappiamo). Ai tifosi (veri) italiani verrà concesso il beneficio di discutere lungamente sulle colpe e le responsabilità di questo fallimento al fresco di un ventilatore che gira, in ufficio o al bar, o nel salotto di casa.
    Tra un pò si tornerà a parlare di ingaggi milionari, mentre i tifosi (veri) italiani, probabilmente alla vacanza avranno dovuto rinunciare.

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