In 35 Paesi del mondo gruppi armati – tra cui Isis, Boko Haram e Al Shabab – hanno commesso abusi. In 18 Paesi sono stati perpetrati crimini di guerra, 62 governi hanno messo in carcere prigionieri di coscienza, in 131 Paesi vi sono stati maltrattamenti e torture, in 119 è stata limitata la libertà d’espressione e in 93 si sono svolti processi iniqui.
Le richieste: ai cinque Paesi membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu di “rinunciare al diritto di veto nei casi di genocidio o altre atrocità di massa”. Alla comunità internazionale: “non rispondere al terrore dei gruppi armati con misure controproducenti”. Ai Paesi ricchi: “fornire aiuti a chi fugge, perché è inaccettabile volgersi dall’altra parte”. Critiche all’Italia per Triton
Patrizia Caiffa / Agensir – In 35 Paesi del mondo gruppi armati – tra cui Isis, Boko Haram e Al Shabab – hanno commesso abusi. In 18 Paesi sono stati perpetrati crimini di guerra, 62 governi hanno messo in carcere prigionieri di coscienza, in 131 Paesi vi sono stati maltrattamenti e torture, in 119 è stata limitata la libertà d’espressione e in 93 si sono svolti processi iniqui. Le cifre non rendono la panoramica dell’orrore e delle violazioni dei diritti umani in 160 Paesi del mondo, dettagliati invece in un rapporto annuale di 550 pagine. L’edizione 2014-2015 (ed. Castelvecchi) è stata presentata da Amnesty international ieri a Roma, in embargo mondiale. Sono documentati insuccessi e risultati positivi, ma soprattutto viene evidenziata una “vergognosa e inefficace” risposta della comunità internazionale “agli attacchi dei gruppi armati e alla repressione degli Stati”, con milioni di persone intrappolate nella violenza e altrettanti profughi in fuga, come non mai. Oltre 4 milioni di persone fuggite dalla sola Siria nei Paesi limitrofi. Con un monito anche per l’Italia e l’Europa: impegnarsi maggiormente per salvare vite umane nel Mediterraneo (3400 morti nel 2014), dopo la delusione della chiusura dell’operazione “Mare nostrum” e le promesse mancate.

La violenza degli Stati. Oltre alla violenza “barbarica” dei gruppi armati il Rapporto di Amnesty descrive anche le violazioni degli Stati: torture e sparizioni forzate in Afghanistan, violenza anche da parte delle forze di sicurezza in Nigeria, pena di morte e legge sulla blasfemia in Pakistan, torture in Russia e Asia centrale, legislazione antiterrorismo usata per criminalizzare il diritto alla libertà d’espressione in Turchia. Amnesty elenca alcune raccomandazioni, tra cui la richiesta ai cinque Paesi membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu di “rinunciare al diritto di veto nei casi di genocidio o altre atrocità di massa”. Alla comunità internazionale chiede di “non rispondere al terrore dei gruppi armati con misure controproducenti” e ai Paesi ricchi di “fornire aiuti a chi fugge, perché è inaccettabile fare finta di niente e volgersi dall’altra parte”.
