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Ailano. San Giovanni che unisce anche i più lontani. Sabato la presentazione del libro

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La tradizione, i riti, ma soprattutto la storia di Santa Maria in Cingla, il monastero medievale femminile: tutto questo rivela di Ailano il professore Antonio Ferraro in “

ailanoLa Redazione – Ad Ailano non si smette mai di parlare di San Giovanni: bambini, adulti, anziani fanno un passo indietro quando se ne parla: una riverenza che sfiora il fanatismo?
A volte si se pensiamo alla folla che raccoglie la festa del santo patrono, in particolare a maggio.
Si perché ad Ailano c’è San Giovanni di dicembre e San Giovanni di maggio, il primo si festeggia il 27 (tra pochi giorni) e il secondo il 6 maggio.
Fatto salvo che parliamo della stessa persona, ossia l’Evangelista ( e non più comunemente di Giovanni Battista cui sono dedicate più feste, più chiese, più strade e più persone portano quel nome) la domanda che risuona forte è: perché in Italia sono così poche (circa 30) le chiese dedicate a questa figura? E perché tra esse vi è la parrocchia di Ailano, sparuto paesino del Matese?
E ancor di più, quale “potere” in San Giovanni di unire così bene gli ailanesi in occasione della sua festa?
In realtà a porsi queste domande e ad avviare una lunga ricerca storica è stato Antonio Ferraro, originario di Raviscanina e ailanese di adozione da circa 40 anni. Ha osservato eventi, atteggiamenti, stili e riti che negli anni non sono cambiati, e seppur affievoliti nelle giovani generazioni, mantengono – rispetto ad altri contesti sociali limitrofi – una maggiore radicalità.
Il frutto delle sue ricerche è confluito nel libro San Giovanni Apostolo ed Evangelista. Unità ed identità di Ailano che verrà presentato in paese il 26 dicembre (vigilia della festa) alle ore 18.00 presso la chiesa parrocchiale di S. Giovanni Evangelista.
Per anni docente di latino e greco presso il Liceo di Vairano e poi presso il G. Galilei di Piedimonte Matese, poi dirigente scolastico a Venezia, il professore Ferraro ha affrontato il suo lavoro storico-letterario partendo dalla tradizione viva ad Ailano, e poi attraverso un lungo excursus storico ha indagato soprattutto il motivo di questo profondo legame con un “Santo difficile da comprendere”.
San Giovanni, il discepolo prediletto, Cristo, il più giovane e il più longevo secondo la tradizione, autore del IV vangelo e dell’Apocalisse risulta autore di una profonda teologia continuamente oggetto di studio e approfondimento.
Cosa conoscono davvero gli ailanesi di San Giovanni e del suo forte e inequivocabile messaggio di amore che racconta attraverso la vita di Gesù e in particolare dei suoi ultimi momenti?
Ad una fede e una conoscenza specifica si sostituisce una religiosità che in alcuni momenti – secondo l’opinione e il costume più diffusi in paese – vede il “San Giovanni prima di Gesù”, tanto che in entra nella chiesa parrocchiale porta il suo saluto riverente solo all’altare su cui è collocato il mezzobusto del santo patrono.
E se il culto di San Giovanni fosse solo quello per una figura, una sua rappresentazione?
I dubbi non mancano, dal momento che a molti sfugge sull’altare maggiore una delle più belle rappresentazioni pittoriche che ritraggono l’apostolo prediletto in figura intera, tanto che per molti “non è quello il vero San Giovanni”, mentre quello raffigurato in busto si.
Aldilà della tradizione popolare e delle sue sfumature più folkloristiche, lo studio di Ferraro è occasione per approfondire la storia di un’intera area geografica (sempre legata al territorio ailanese)  che nel Medioevo si attesta quale importante cellula di vita culturale e monastica: siamo infatti nell’area e nel tempo che vede nascere la vita dei monasteri di Monte Cassino, San Vincenzo al Volturno e Teano: è il tempo in cui le “Terre di San Giovanni”, così chiamata tutta la zona nella valle sottostante l’attuale centro abitato, diventano le “Terre di Santa Maria”. Il legame con il nome e la tradizione di San Giovanni resta in vita, ma si fa strada un’altra significativa realtà: il complesso monastico femminile di Santa Maria in Cingla, la cui presenza è già attestata nel 795, luogo in cui con ogni probabilità fu redatto il famoso Placito di Teano, (carta giuridica attestante la proprietà di alcuni beni al monastero di Monte Cassino) oggi considerato – insieme agli altri 3 – i primi documenti in lingua volgare “Kella terra, per kelle fini que bobe mostrai, sancte Marie è, et trenta anni le possette parte sancte Marie” (ottobre 963).
In questo modo alla ricerca antropologica e religiosa di Ferraro si affianca quella storica e archeologica dal momento che il Monastero di Santa Maria in Cingla – oggi a malapena si riconoscono pochi ruderi – ebbe per lunghi decenni onorabile vita tanto che rimane ancora un sogno per molti archeologi la possibilità di scavare nell’area che fu del monastero data la certezza di rinvenire importanti tasselli di storia ancora mancanti al medioevo del Volturno.
Con il professore Antonio Ferrano saranno diversi i nomi di studiosi e appassionati a discutere di San Giovanni evangelista e del suo culto ad Ailano, così come delle scoperte sul monastero appena citato.
Cosa renderà tutto questo ai cittadini che riscoprono la fede in occasione della festa e della processione intorno al Santo patrono?ailano-san giovanni evangelista libro

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