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Editoriale / Un Giubileo diverso

1949
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di Valentino Di Cerbo, vescovo

 

Ero tentato di apporre al titolo un punto interrogativo per una mia personale allergia a certe kermesse che non cambiano nulla o quasi nella vita della Chiesa. Ricordo la grande mobilitazione religiosa – sociale – culturale – economica – mediatica del Grande Giubileo del 2000 e mi chiedo quanto ha cambiato nella vita concreta delle nostre Comunità.  Quindi penso che prima di imbarcarci nella organizzazione e nella partecipazione a grandi eventi di questo Anno Santo, dovremmo fare una verifica evangelica e, quindi sincera e realistica, degli effetti prodotti da analoghe esperienze in noi e nelle nostre Chiese. So che in alcuni contesti – personali e comunitari – l’Anno Santo del 2000 ha lasciato tracce che vanno oltre qualche confessione e comunione, qualche bella celebrazione, qualche fotografia e qualche gadget comprato in occasione del pellegrinaggio a Roma.
Ma questa constatazione non deve portarci né a restare immobili di fronte all’invito di Papa Francesco, né a lanciarci in altre organizzazioni come se partissimo da zero. In quest’ultimo caso, infatti, assomiglieremmo più ai farisei che ai discepoli di Gesù.
So che qualcuno mi inviterebbe ad avere più fiducia, perché i frutti della grazia di Dio non sono sempre verificabili. E’ vero, ma credo anche, come dice Gesù, che i frutti ci vogliono e devono in qualche modo essere visibili perché noi e le nostre Comunità non diventiamo “fico sterile”, tutto apparenza, che fa esercitare la pazienza a Dio e priva i nostri contemporanei della consapevolezza della forza liberante del Vangelo. Papa Francesco vuole un Giubileo concreto e diffuso, che porti la Chiesa innanzitutto a riscoprire il Volto di Dio, troppo spesso offuscato nel cuore e nella mente di tanti cristiani da forme di religiosità spurie, da letture superficiali o interessate del rapporto con il Trascendente o da visioni filosofiche e culturali, molto preoccupate di interpretare e definire concetti, che talora ci hanno fatto perdere la consapevolezza e la percezione affettiva della grande novità su Dio annunciata da Gesù. Per Lui, questo Dio è Padre e ha il volto benevolo della misericordia, il volto paterno e appassionato di chi ama e dona la vita e non si arrende di fronte al male, ma sempre accoglie nelle sue viscere per ridonare bellezza e gioia anche a chi si allontana da lui e lo rinnega, palesemente o inconsapevolmente.
Il Papa sogna che tale riscoperta venga fatta dai cristiani nell’ascolto costante della Parola di Dio, nella preghiera sincera, nell’impegno a volere il meglio per noi e per gli altri e  a riscoprire Dio  alleato dei poveri e di quanti credono nella possibilità di relazioni umane più giuste, calorose e accoglienti, di rapporti tra gli uomini e con il creato più sani e meno inquinati. Egli ci invita a fare queste riscoperte più che nella visita ammirata a luoghi importanti, nella ferialità della nostra esistenza familiare, lavorativa, sociale, comunitaria e religiosa. Egli ci esorta ad un Giubileo di piccoli gesti, che sulla scia della riscoperta in Gesù del volto misericordioso di Dio,  rendano più umana e più buona l’esperienza esaltante del vivere e del rapportarci con i nostri simili, soprattutto con i più piccoli e poveri che il Padre affida ai discepoli del suo Figlio perché offrano loro gocce di misericordia, capaci di ridonare dignità, speranza e gioia.
Nella nostra Diocesi abbiamo indicato tre chiese: la Cattedrale di Alife, la Concattedrale di Caiazzo e il Santuario francescano di Santa Maria Occorrevole, come luoghi giubilari dove vivere uno speciale incontro con la misericordia di Dio nel sacramento della riconciliazione e dove fare l’esperienza della cura del Padre Misericordioso per la nostra vita, attraverso il dono dell’indulgenza.
Ma questo deve essere solo il punto di arrivo o di partenza, perché il Giubileo dobbiamo viverlo soprattutto nei Centri di Ascolto del Vangelo, nelle nostre case, mettendoci intorno alla Parola di Gesù, per conoscere il volto bello del Padre e imparare da lui ad essere misericordiosi.
Questa scoperta porterà ciascuno di noi a far fiorire gesti di misericordia quotidiana, gesti di amore, di accoglienza, di premura, di perdono verso i fratelli, così come farebbe Gesù al posto nostro. In questo anno suggerirei di domandarci ogni sera prima di addormentarci: ho compiuto oggi un gesto di misericordia? Mi auguro che anche la nostra Diocesi concluda questo anno con un segno di misericordia. Potrebbe essere l’apertura della Mensa della Caritas, che oltre a provvedere a necessità concrete di tante famiglie e persone povere, diventasse per tanti di noi una scuola di misericordia, dove impariamo a donarci ai più poveri e ad esercitare la grande lezione di misericordia che il Padre ci offre in Gesù.
Con questo impegno accogliamo l’invito di Papa Francesco a vivere questo Giubileo particolare, per diventare cristiani che fanno fiorire la vita e Chiesa che accoglie, sana le ferite e restituisce al mondo uomini e donne rinate, capaci di ricevere e donare misericordia.­

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