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Voi siete testimoni

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A partire da questa Domenica di Ascensione, in cui si celebra da 50 anni la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, lanciamo la rubrica I sentieri della Parola, a cura di don Andrea De Vico,  Direttore del Servizio diocesano per la Pastorale Giovanile. Ogni fine settimana troverete una riflessione sul vangelo della Domenica e la vita di tutti i giorni. Un punto di riferimento per lo spirito e per la vita fraterna. 

I sentieri della Parola

A cura di don Andrea De Vico
Anno C – Ascensione (Lc 24, 46-53)  

“Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati. Di questo voi siete testimoni”. 

I primi che fecero esperienza del nudo evento della Passione e Resurrezione del Signore, le donne, la Maddalena, i discepoli di Emmaus … sapevano di annunciare l’incredibile, l’impensabile, e difatti non vennero creduti, non subito, non da tutti.

Anche noi oggi: come facciamo a testimoniare la sua Passione e Resurrezione? Se Lui veramente fosse risorto, se davvero avesse vinto la morte, perché si continua a morire nei modi più crudeli, perché tutto questo fetore di morte? Questo lo si nota subito, nel momento in cui apriamo bocca e le parole si tingono di nero: cattive notizie, pessimismo, tristezza, senso di decadenza o di catastrofe…

Certo, leggendo la storia senza un minimo di intelligenza spirituale, senza quello Spirito che Gesù ci ha mandato, andremo anche noi a cozzare la testa contro la lapide di un sepolcro che ci direbbe quell’ultima parola che vorremmo sentirci dire.

Ma Lui ci chiama a “testimoniare”, a dire a tutti che è risorto, e che i peccati possono essere perdonati. Con Lui la morte ha assunto la dinamica di un seme che muore e sviluppa nuova vita. Il seme deposto nella terra ha in sé stesso la sua carica, germoglia necessariamente, non può far a meno di crescere, gravido di speranza e di avvenire. Il seme non è ancora la spiga gonfia di frutto, ma lo sarà: l’estate verrà.

Così anche la nostra storia personale: il compimento è già presente nell’attesa. Nei limiti della nostra vita affiorano i segni di un tempo che – se è vero che verrà – splende già. La grande svolta è già avvenuta: Dio è tra di noi, il suo Regno è presente come seme nascosto nei cuori. Tutto questo in virtù della Resurrezione.

Ecco allora i “testimoni” che seguono la via indicata dal Maestro, quelli che vivono la tensione tra quello che sono e quello che sono chiamati a diventare. Quelli che, davanti alle più o meno grandi tragedie che si consumano ogni giorno, hanno speranza e annunciano speranza. Il “testimone” coraggioso attesta e manifesta la speranza vivendola dentro di sé: anche un banale “buon giorno” o “buona sera” può essere veicolo tanto di gioia quanto di disperazione.

Il fatto che Gesù sia passato per la porta stretta vuol dire che Dio stesso si è coinvolto nel duro combattimento contro la morte. E’ Lui il protagonista di ogni umana sofferenza, è Lui che soffre nell’umanità sofferente, e si fa riconoscere nei bambini che soffrono.

Egli ci dice di non avere paura, di fidarci, di credere alla testimonianza di quelli che ci hanno preceduti e che lo hanno incontrato prima di noi, e di passare parola. Dunque profittiamo delle occasioni che si presentano, e uscendo da questa Messa andiamo a testimoniare, non c’è tempo da perdere, ci aspettano!

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