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Caiazzo / Casertavecchia. Il coro Laudate Dominun e tre musicisti locali diretti dal maestro Frisina

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Ottanta coristi e trenta musicisti per la prima opera sacra su San Vitaliano, vescovo di Capua

La Redazione | Nella suggestiva cornice del Duomo di Casertavecchia è stato presentato l’Oratorio sacro Pastore di Cristo, uomo di Misericordia ispirato alla vita di San Vitaliano, vescovo.
Il maestro di coro e di orchestra romano, Mons. Marco Frisina ha composto il testo e la musica dell’intera opera, apprezzata e applaudita dal numeroso pubblico presente.
L’esecuzione dell’Oratorio è stata curata dal coro e dall’orchestra CantEremo,  esperienza musicale nata in seno allo storico eremo di San Vitaliano di Casola, di cui è rettore don Valentino Picazio che ne ha fatto un luogo di cultura e spiritualità al centro di numerosi eventi anche nazionali.
CantEremo è un progetto che parte da lontano, in cui sono coinvolti da anni vari gruppi musicali che si alternano nell’animazione delle liturgie nel suggestivo tempio medievale e che ha trovato notevole visibilità in questa circostanza, dopo che don Valentino ha chiesto al suo amico Mons. Frisina la composizione dell’Oratorio. Per la sua esecuzione è stato allestito un coro speciale che ha raccolto circa 80 elementi provenienti dai cori di tutta la Campania che in questi anni sono passati da Casola per l’animazione liturgica.
E così tra essi si sono ritrovati alcuni membri del coro Laudate Dominum di Caiazzo: Giuseppe Pepe, Antonio Bernardo, Giuseppe Fiore, Giuseppe Puorto, Antonio Vocile, Franco Vocile. Tra i 30 strumentisti si sono inseriti, nella fila delle viole altri tre caiatini: Angela Musco e Fernando Ciaramella e il violista Antonio Mastroianni.
Il successo del progetto CantEremo in occasione di questo Oratorio sacro è senza dubbio opera del lavoro, della costanza e della passione di Bianca Lauri, maestra della corale San Giovanni Battista di Pozzovetere, e Nunzia Zito, maestra della corale San Bartolomeo Apostolo di Centurano.

La storia
San Vitaliano nacque nell’antica Capua (l’attuale Santa Maria C. V.) nel sec. VII.
Fu consacrato vescovo di quella città per le sue qualità e i suoi costumi, svolgendo la missione di pastore con grande umiltà e devozione. Nonostante ciò fu contrastato da uomini malvagi che tramarono contro di lui, e durante una celebrazione, lo accusarono di immoralità.
Il suo immediato e volontario allontanamento dalla città corrispose, per la popolazione locale, ad un periodo di grande carestia, crisi economica, siccità e malattie, finché a Roma, dove si era rifugiato fu raggiunto dalla richiesta diretta di tornare.
Il suo arrivo fu benedetto dalla pioggia e da un nuovo prosperare dei territori.
Il clamore che lo circondava non era per lui, tanto che scelse la vita eremitica, non molto distante dalla stessa Capua; successivamente allontanò la sua dimora trasferendosi presso Montevergine dove trascorse l’ultimo tempo della sua vita terrena.

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