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    Home»Chiesa e Diocesi»Corpus Domini. Perchè Gesù nelle strade? Il senso di una processione
    Chiesa e Diocesi

    Corpus Domini. Perchè Gesù nelle strade? Il senso di una processione

    Redazione28 Maggio 2016Nessun commento

    La processione del Corpus Domini quanto ha da spartire con tutto il rituale antropologico? Certamente fa suo il procedere, il camminare. Non in tutto tondo però. Conosce infatti bene la sua meta: il Volto del Padre. Conosce la realtà di viandante delle creature, immesse nella storia per grande dono di Dio che prelude, dopo il cammino, alla gloria dell’eternità. Camminare che non segue un dettato politico, una protesta sbandierante e sbandierata. Sì camminare orante, in un corteo che si affida al Pezzo di Pane che è il Signore Gesù presente ai suoi nel percorso della vita.

    Agensir – Strade di città e strade di quartieri periferici, abitate e vissute, brulicanti o deserte.
    Le strade hanno sempre dato il polso della vita di un nucleo: cittadino, paesano, ricco o povero. Strada, incrocio di esistenze, attrazione o rifiuto di legami, luogo di condivisione o di passo affrettato per allontanarsene.Corpus-Domini-2
    Senza strade rimarremmo degli autistici bloccati nella nostra capanna o nel nostro cubo di cemento. Senza strade il sentire di una nazione non esprimerebbe la sua peculiarità: le celebri avenidas o le Streets, i vicoli napoletani o le arterie di scorrimento veloce.
    Ciascuno ha le sue preferenze o le sue cogenze da cui non può sottrarsi, pena rinchiudersi in un carapace che, presto o tardi, porta alla dissoluzione dell’io.
    Strade, tracciate, identificabili: di commercio, di flânerie, di …running…
    Siamo abituati a manifestazioni nelle nostre strade, anche ai disastri che ne seguono, vista la violenza che comportano.
    Percorrere le strade in corteo tuttavia ha un suo perché e un suo codice.
    Perché: si rende pubblico quanto si vuole ottenere o si vuole gridare a tutti, inequivocabilmente, quanto rischierebbe di rimanere sommerso. Si affrontano gli altri e il loro parere, forti di una schieramento di aggregazione.
    Il codice: risente del tenore della manifestazione: protesta, insurrezione, …movida.
    La società è cambiata e accetta che le proprie strade diventino palcoscenico, tribuna di comizio.
    Purtroppo anche luogo di vita per i senza tetto, per chi è costretto a vivere sulla strada perché non ha più una casa che lo accolga.
    Tutte le antiche civiltà conoscono le processioni: imprecative per scongiurare l’ira degli dei, propiziatrici per il dono della pioggia, trionfali con il vittorioso Cesare romano che esibiva i suoi trofei e i prigionieri di guerra.
    La processione del Corpus Domini quanto ha da spartire con tutto il rituale antropologico?
    Certamente fa suo il procedere, il camminare. Non in tutto tondo però. Conosce infatti bene la sua meta: il Volto del Padre. Conosce la realtà di viandante delle creature, immesse nella storia per grande dono di Dio che prelude, dopo il cammino, la gloria dell’eternità.
    Camminare che non segue un dettato politico, una protesta sbandierante e sbandierata. Sì camminare orante, in un corteo che si affida al Pezzo di Pane che è il Signore Gesù presente ai suoi nel percorso della vita.
    Ai suoi. Dove per suoi non si intendano solo i seguaci e i fedeli ma tutti e chiunque. Suoi in senso totale.
    Non si esibisce la Presenza ma si risveglia la memoria, forse assopita, di quanto questa Presenza significhi per la storia dell’umanità, della Chiesa e di ciascuna persona.
    Presenza che non abbandona ad un destino che conduce solo alla morte, magari dopo estreme difficoltà, ma Presenza che segue, passo dopo passo, ogni respiro della persona per aprirla al grande mistero della conversione e dell’Amore del Creatore.
    Presenza che sana i nostri rapporti intrisi di violenza e di egoismo, perché a violenza non ha risposto con violenza ma con l’Amore crocifisso, segno di mitezza, di bontà assoluta.
    Presenza che può, se la persona si apre ad accoglierla, trasfigurare la malavita e gli agguati, diventando invece la Bussola di un percorso sanante e sano per tutti.
    Presenza che può scuotere e far uscire dal deserto che impera con la sua sabbia quando Dio sia estirpato dal quotidiano delle persone, dalle loro vicende e tutto venga vissuto all’insegna di una laicità che ruba il calore di poter dire “Abbà”.
    Presenza che, percorrendo, il nostro banalissimo quotidiano lo rende luminoso, dilatato all’eterno e sfida il cieco fato con lo sguardo di Colui che sempre vigila su di noi e con noi.
    Non siamo bigotti anacronistici, ciurma che ancora crede nell’esistenza di Dio in tempi ormai illuminati.
    Non si sa bene poi se illuminati o oscurati…
    Siamo certi e possiamo dirlo a tutti, senza infingimenti che, quando camminiamo, sappiamo dove mettere i nostri passi, sappiamo che quel Pane per noi è ragione di vita.
    E quando sbagliamo? Quando palesemente falliamo?
    Meglio zoppicare sulla strada giusta che correre su quella sbagliata. Mi vantavo, fra me e me, di aver coniato una così icastica espressione. E… sbagliavo… la traccia mnestica mi aveva tradito. L’aveva coniata, ben prima di me nel 1264, Tommaso d’Aquino, cui dobbiamo, fra l’altro, lo splendido inno eucaristico:
    ll Verbo fatto carne cambia con la sua parola
    il pane vero nella sua carne
    e il vino nel suo sangue,
    e se i sensi vengono meno,
    la fede basta per rassicurare
    un cuore sincero.

    Corpus Domini

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