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Pratella. Una rissa di notte, tra giovani, è l’occasione per fermarsi a riflettere. Tutti

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Tre giorni fa, nel tranquillo paese matesino sono docuti intervenire i Carabinieri. Ma i nostri, non erano “bravi ragazzi”?

Alfonso Feola – Quando guardiamo ad alcuni giovani del nostro territorio e scopriamo in molti di loro i primi bagliori di potenzialità e talenti talvolta del tutto stupefacenti, li dipingiamo nella nostra mente come delle autentiche perle che danno lustro ad un universo giovanile del tutto privo di valori e di “valore”, un universo dove lo sballo ed il senso del limite non esiste, in nome di una sempre più sfrenata dittatura del “fare esperienza”.
Ma è davvero così?
Davvero i nostri giovani migliori sono pochi, quasi un “deserto nel deserto” dove la maggioranza di essi è automaticamente destinata al macero culturale e civile?
Un evento che riporta seriamente alla ribalta tali interrogativi e che ne fornisce una possibile decodifica è il caso di una rissa scoppiata a Pratella nella notte tra sabato e domenica scorsa, nei pressi di un locale frequentato dai giovani del posto: il fatto sarebbe accaduto tra le due e le cinque del mattino, generato da futili motivi. L’accaduto ha provocato grande paura tra i presenti ed un’enorme impressione nella comunità locale, anche perchè solamente i Carabinieri della Compagnia di Piedimonte Matese, intervenuti sul posto, sono riusciti a sedare la rissa, terminata la quale, le persone coinvolte sono state costrette a ricorre alle cure mediche, a causa delle varie ferite e contusioni riportate. La vasta e comprensibile preoccupazione generale, a distanza di tre giorni dall’evento non accenna a placarsi, specialmente da parte delle famiglie che vivono in uno tra i più ameni e tranquilli centri del nostro territorio.
Tali genitori sono letteralmente in allarme, non tanto per il fatto che i propri ragazzi frequentino locali fino a notte fonda – episodi del genere possono comunque verificarsi dappertutto ed a qualsiasi ora – essi piuttosto lamentano una fortissima assenza di punti di aggregazione che possano diventare alla lunga dei riferimenti sicuri ed utili alla crescita umana dei propri ragazzi. Ed è questa evidentemente la chiave di volta che fornisce una risposta ai nostri interrogativi.

rissa

Le nostre cittadine sono fondamentalmente dei centri sani, dove la maggioranza degli abitanti sono nati e cresciuti in famiglie oneste ed operose e dove le stesse giovani generazioni crescono permeate di valori sani e radicati. Purtroppo però va anche detto che il nostro territorio non è una zona franca nella quale essi possano attecchire con facilità e mostrare appieno le proprie capacità: tutto questo è senza dubbio lo specchio fedele di un trend fortemente generalizzato specie nelle aree periferiche del nostro Paese. Ma non è una scusante: i nostri ragazzi spesso sono preda di veri e propri deserti sociali, dove non sempre hanno la fortuna di essere seguiti e consigliati e da cui essi sono costretti a fuggire oppure a rimanere prigionieri, tra compromessi e corruzioni di ogni genere, fino a perdersi in tunnel di dipendenze senza fine.
Allora, quale avvenire per essi?
Come fare per evitare queste possibili e drammatiche alternative?
Certamente in questo articolo non si hanno ricette per una efficace soluzione, però un imperativo dal quale partire c’è: “più attenzione”. Perchè c’è bisogno di attenzione: un’attenzione potenziata all’interno delle famiglie e specialmente in quelle sacche degradate che, vuoi per la crisi, vuoi per i tempi attraversati, vanno incrementandosi all’interno della nostra Comunità diocesana; più attenzione all’interno dei nuclei nei quali ciascuno di noi porta avanti le quotidiane relazioni sociali e dove molto spesso si fa finta di non cogliere i bisogni e le esigenze dei nostri ragazzi; più attenzione inoltre all’interno delle Istituzioni che sovrintendono il nostro territorio e che da sempre sono chiamate ad estinguere sul nascere tutto quello che può compromettere il bene delle generazioni future. Dunque l’attenzione, a cui siamo chiamati tutti – affinchè neanche uno dei nostri giovani sia portato a perdersi – caldeggiando progetti di cooperazione e condivisione reciproca che mettano in luce i talenti e stronchino alla radice il rischio di episodi di attualità come quello appena raccontato, dove una tranquilla serata si è trasformata in un momento di apprensione e paura.

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