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    Home»Giubileo San Sisto»SPECIALE SAN SISTO. La storia del Santo di Alife sulla porta della Cappella fuori le mura
    Giubileo San Sisto

    SPECIALE SAN SISTO. La storia del Santo di Alife sulla porta della Cappella fuori le mura

    Grazia Biasi10 Agosto 2016Nessun commento

    Un’opera semplice e solenne a firma di Giancarlo Offreda. Un invito alla preghiera che viene da immagini che fotografano la vita di Alife, dalla peste del 1131 fino all’arrivo del corpo di San Sisto

    Leggi in basso gli approfondimenti su San Sisto e Alife, a cura di Angelo Gambella

    In occasione della Commedia "Traslazine di San Sisto I, papa e maritre", il suggestivo effetto della luce sulla porta di bronco alla Cappella
    In occasione della Commedia “Traslazione di San Sisto I, papa e martire”, la porta di bronzo della Cappella

    Al visitatore distratto non appare altro che una porta di bronzo, come del resto compaiono all’ingresso di numerose chiese, ma come per ognuna, quelle formelle custodiscono una storia precisa, di un luogo, di una comunità che in memoria di un evento particolarmente significativo decide di riscriverla attraverso l’arte, affinché resti in eterno.
    La Cappella di San Sisto fuori le mura si inserisce in questo processo di ritorno di storia e di fede attraverso la sua porta di ingresso, nel luogo in cui sostarono le reliquie di San Sisto I, giunte da Roma, in attesa di fare ingresso solenne in Cattedrale qualche tempo dopo.
    Il progetto risale al 1990 quando l’allora parroco don Pasquale Bisceglia e il sacerdote don Enrico Piccioni ne discutono con l’artista alifano Giancarlo Offreda, allievo del noto Augusto Perez all’Accademia delle Belle Arti a Napoli. Solo nel 1992 il compimento definitivo dell’opera costato 6 mesi di lavoro ininterrotto per Offreda: dalle bozze, alle sculture in creta, per poi passare a seguire personalmente il lavoro presso la nota fonderia Marinelli di Agnone, e la progettazione del telaio in acciaio e ottone affidata alla bottega del fabbro locale Lucio Rapa.
    8 pannelli raffiguranti la storia di San Sisto e del suo legame con Alife a partire dall’epidemia di peste che colpì la città costringendo il conte Rainulfo Drengot a chiedere il corpo di una “gran santo” al papa Anacleto, direttamente a Roma.
    Un tratto umile, pacato, “facile da leggere”, spiega l’artista Offreda, il quale scostandosi momentaneamente dal suo tratto artistico essenziale e veloce, fatto di segni poco dettagliati, sceglie di raccontare una storia di fede e di devozione “per permettere agli alifani di ritrovarsi, senza difficoltà di interpretazioni, nelle scene narrate”.
    Non sono banali, ma reali; non sono scontate, ma sempre a rivelare un dettaglio nuovo, fino ad ora sfuggito; non sono scene anonime ma perfettamente riconducibili alla città di Alife grazie ai riferimenti geografici e urbanistici che compaiono in tutte e 8 le forme: “Sono la storia della nostra gente, e del nostro Patrono; sono memoria di un triste momento di dolore e di gioia successiva. Facendomi interprete di questo sentimento comune ne sono venute fuori immagini di fronte alla quali è facile raccogliersi in preghiera”; di fatto è discreta e pacata la mano dell’artista, non invade la scena ma si fa invadere, si fa penetrare dallo sguardo alla ricerca di quel particolare che mai manca, come l’espressione dei volti, la ricerca storica dei costumi (si noti la differenza tra le scene storiche del 1100 e quelle del 1700 ai tempi della ricognizione del corpo del Santo), di un movimento che suscita ancora oggi dolore, timore, attesa, speranza, festa.

    alife san sisto I patrono valentino di cerbo (11)
    alife san sisto I patrono valentino di cerbo (10)
    alife san sisto I patrono valentino di cerbo (7)
    alife san sisto I patrono valentino di cerbo (6)

    L’indagine di Giancarlo Offreda, nella fase di studio storico locale va oltre i confini della città, fin nei costumi e nella tradizione normanna che al tempo di Rainulfo coinvolge politicamente queste terre e l’intero Mezzogiorno, con particolare attenzione all’arte racchiusa nel prezioso scrigno che è il duomo di Monreale.
    Oggi Offreda, che insegna educazione artistica, guarda con una rinnovata maturità artistica quell’opera “che sempre emoziona come fosse la prima volta a vederla”, e la definisce ancora perfettibile, ancora da migliorare per meglio raccontare “il legame di fede che ci unisce a San Sisto”. Ma questo, lo scriviamo sottovoce, perché non appartiene altro che all’incontentabilità di ogni artista.

    Ai seguenti link, lo speciale sulla storia di Alife e San Sisto a cura dello storico alifano Angelo Gambella (archivio Clarus):
    ♦ Rainulfo, Alife, San Sisto. Storia di un legame indissolubile. CLICCA QUI
    ♦ Alife, San Sisto. La memoria storica, dai Normanni al Rinascimento. CLICCA QUI
    ♦La ricerca del Vescovo Porfirio e il ritrovamento del corpo di San Sisto. CLICCA QUI
    Alife San Sisto

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