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“In viaggio con Vincenzo”, nasce una borsa di studio per giovani bengalesi dopo la strage di Dacca

Da una cronaca di morte nascono occasioni di riscatto. Dalla morte di Vincenzo D'Allestro nell'attentato di Dacca del 1 luglio 2016, il progetto di solidarietà per i paesi più poveri del mondo

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La solidarietà di Vincenzo continua. Spenti i riflettori mediatici sulla vicenda “attentato a Dacca”, la vita delle 9 vittime di quella terribile strage avvenuta il 1 luglio 2016, rimane legata alla storia del nostro tempo, non tanto per il ricordo, gli affetti e il dolore che ancora provoca la loro morte, ma per gli ideali di cui tutti loro si sono fatti portatori nelle terre lontane in cui hanno lavorato, sia in vita che oggi.
Vincenzo D’Allestro, di Piedimonte Matese, è stato ricordato due giorni fa in una affollata e commossa cerimonia presso l’auditorium comunale Sanseverino: la sua morte è destinata a lasciare un segno diverso in particolare nei paesi più poveri del mondo, come il Bangladesh dove era solito recarsi spesso per il suo lavoro di operaio tessile per conto di una ditta campana.
Una borsa di studio per promuovere formazione, questo è il progetto messo in cantiere dalla neonata associazione In viaggio con Vincenzo. L’opera è destinata ad una o più persone – in Bangladesh o altri paesi poveri – dove esiste il problema concreto dell’accesso allo studio, per difficoltà economiche delle famiglie o per marcati retaggi culturali, al fine di consentire ai destinatari la possibilità di progetti di sviluppo per la propria terra.

(Galleria fotografica di Raffaele Versaci)

Vincenzo, in quella lontana regione asiatica, ha lasciato il cuore per davvero ed è stata la moglie, Maria Gaudio, a ricordarlo durante la cerimonia in suo onore: “Ricordo l’ultima volta che sono andata a Dacca insieme a Vincenzo nel giugno scorso: ho assistito ad una scena che mi ha commossa tanto… Tra i primi pensieri di Vincenzo, appena si arrivava in Bangladesh c’era la preoccupazione di cambiare la nostra moneta con quella locale per poter dare un piccolo sostegno a chi lo chiedeva. Quel giorno appena atterrati all’aeroporto, si avvicinò un uomo con suo figlio di circa un anno… Vincenzo gli offrì  una piccola somma di denaro a questo padre che prontamente fece scendere dalle braccia il piccolo per aiutarci con i bagagli; ma Vincenzo gli chiese di riprendere il bambino perchéavrebbe provveduto da solo alle valigie. L’uomo prese il bimbo e lo avvicinò a mio marito, il piccolo gli fece un bellissimo sorriso, io non ressi l’emozione… Vincenzo fu felice per quel sorriso, felice di aver contribuito seppur in piccola parte ad un momento di gioia per quella famiglia…”.
Sul palco dell’auditorium Raffaella Martino, a coordinare gli interventi, a ringraziare, ad introdurre i momenti più emozionanti della serata: i membri della onlus In Viaggio con Vincenzo, José d’Allestro, Pamela d’Allestro, Angela Amato, Anna Gaudio, Giuseppe Aceto; Fabio Tondat, fratello di Marco, anch’egli vittima; Anna Lisa Di Baia e Margherita Bisceglia promotrici del calendario Le Foto più belle della nostra terra, con dedica a Vincenzo; Carmela Abbate, la mamma di Vincenzo, autrice del libro Il volo dell’aquila; Luca Pisanelli, disegnatore e vignettista, autore di un racconto per immagini sull’attentato; I Briganti del Matese, Luca Salomone, Cristina Raccio e Raffaele Mennone, in esibizione con un canto popolare caro a D’Allestro; in ultimo Eugenio Bennato ed Ezio Lambiase, duo artistico di ritorno dal Kwait, sul palco per ricordare che il viaggio ci fa essere del mondo, ci fa essere nel cuore del mondo ovunque esso ci porti.
Le parole di Maria Gaudio, non solo hanno ricordato l’umanità del marito, ma anche quella dei tanti italiani che come lui raggiungevano quella terra per lavoro, portando l’attenzione dei presenti su un altro aspetto discusso circa la presenza di imprenditori tessili europei nei paesi più poveri del mondo: “Questi nostri eroi che quel giorno hanno perso la vita (…)si impegnavano anche a sostenere i bambini di strada, le famiglie disagiate e i poveri disabili. Mi rammarica tanto che purtroppo non se ne parli quasi più e che su qualche articolo di giornale ho letto frasi come “sfruttamento della manodopera a basso costo”. No! Io che ho vissuto e lavorato in quei posti, so che le fabbriche con le quali noi collaboravamo non sfruttavano la manodopera, ma il lavoro per loro era garanzia di uno stipendio e la possibilità di evitare la strada e l’affarismo di piccole organizzazioni criminali locali che effettivamente usano i poveri per scopi poco nobili. il mio Vincenzo, persona umile e di grande bontà, chi lo ha conosciuto in quei posti lo adorava; ha insegnato loro tutto quello che sapeva sul suo lavoro e così Nadia, Adele, Marco, Maria, Simona, Cristian, Claudia, Claudio”, citando le altre vittime della strage.

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