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    Home»Editoriali»L’eleganza del prete. La parola al vescovo Valentino Di Cerbo
    Editoriali

    L’eleganza del prete. La parola al vescovo Valentino Di Cerbo

    Redazione23 Dicembre 2016Nessun commento

    benzi-orione

     di Valentino Di Cerbo, vescovo

    ho nostalgia delle talari dei preti, soprattutto di alcune come quella di don Oreste Benzi “il prete dalla tonaca lisa”, che presentandosi negli studi televisivi, con il suo incedere goffo e senza alcun senso di inferiorità, sosteneva tesi ardite sulla dignità delle donne sfruttate e metteva in evidenza certe vergogne nazionali che siamo soliti coprire con discorsi perbenistici. O quella, sporca di polvere e fango, di don Luigi Orione che, poco più di un secolo fa, si aggirava tra le macerie del terremoto di Messina (1908) e della Marsica, in Abbruzzo, (1915) per dare conforto e sostegno ad adulti e bambini, come ricorda nei suoi scritti uno di loro, Ignazio Silone.
    So che l’abito non fa il monaco e, personalmente, ho indossato di nuovo la talare a circa 40 anni dall’ultima volta, quando sono stato nominato vescovo, per rendere più visibile all’immaginario collettivo la figura del Pastore.
    Ma la tonaca modesta o addirittura sdrucita di alcuni preti che ho conosciuto e che spesso nascondevano sotto l’abito ecclesiastico indumenti poveri e trasandati, mi ricorda che il prete, anche con il suo abbigliamento, deve dimostrare che il meglio non sta nell’apparire, ma nell’essere e nell’essere testimoni feriali di valori grandi che mettono in secondo piano le cose di minore importanza. Devo dire che analoga ammirazione suscitano in me tanti sacerdoti che indossano clergyman dignitosi e modesti, comprati con pochi euro, spesso ai saldi o al mercato, o sovente “ereditati” da fratelli che non li indossano più perché fuori moda. È bello incontrare preti che si presentano così e ci spingono a cercare altro, quella sostanza e verità della vita che molto spesso sfuggiamo.

    il prete, anche con il suo abbigliamento, deve dimostrare che il meglio non sta nell’apparire, ma nell’essere testimoni di valori grandi

    Qualche giorno fa, un laico mi ha fatto notare l’abbigliamento costoso di un sacerdote (non della nostra Diocesi): scarpe e abiti griffati, occhiali all’ultima moda, orologio e telefonino di gran marca… Mi ha detto anche il costo orientativo di tale look. Non lo riferisco perché mi vergogno. Come mi addolora vedere alcuni preti che spendono somme consistenti per abiti liturgici e che sembrano confondere le celebrazioni dei sacri Misteri con passerelle di alta moda ecclesiastica, umiliando il dolore dei poveri; o addirittura la spesa eccessiva dedicata all’acquisto di profumi, creme e deodoranti che impregnano della loro vanità anche il Corpo di Cristo, quando lo distribuiscono ai fedeli…. Sarò un prete del secolo scorso, forse un po’ datato, che solitamente usa i vestiti fino alla loro consunzione, e rimango scandalizzato, sentendo che qualche giovane prete prova disagio se indossa per dieci volte consecutive lo stesso abito. Spero solo che non sia vero. Da parte di alcuni, oggi si tende a sottolineare e talora ad esasperare la presenza del diavolo, che certamente esiste, come ci insegna la Madre Chiesa.
    Ma, leggendo la Parola di Dio, si scopre che satana è intelligente e astuto. Pertanto, certe presunte forme di presenza truculenta – possessioni, malefici… – (quasi sempre in povere persone giovani, fragili e/o poco colte), che gli si attribuiscono, penso servano soltanto a distogliere da altri e più sottili e devastanti influssi di satana nella mente di chi, chiamato ad esercitare un compito, si sottrae alle proprie responsabilità e manipola l’esistenza degli altri. Purtroppo tali preoccupanti influssi diabolici sono attivi anche nella vanità o nella superficialità di alcuni educatori e persone pubbliche, e ne screditano sottilmente la missione e i valori che dovrebbero testimoniare, ma che, proposti insieme a fronzoli vari, perdono di efficacia.

    Queste riflessioni mi portano a ringraziare i tantissimi preti, che vestendo dignitosamente e in modo essenziale o circolando con veicoli modesti o addirittura vecchiotti e pieni di “impicci”, rammentano che la vita è un miracolo straordinario e che è bello donarla per ideali grandi, da esibire con quella modestia e semplicità, che ricorda ciò che per loro conta veramente e che rende l’esistenza più buona e umana, perché rispondente al Vangelo. Mi sollecitano altresì a pregare per i Confratelli che dimenticano di essere chiamati a vivere l’eleganza della povertà dignitosa, la stessa che rende i santi così interessanti e moderni, perché capaci di non nascondere la grandezza della vita e della propria missione con il superfluo, ma di rivelarla ogni giorno, relativizzando le apparenze e appassionandosi all’essenziale.

    editoriale Valentino Di Cerbo

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