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Sul Matese spira vento argentino. “L’imboscata” del CAI per parlare di emigrazioni e identità

Un filo conduttore lega l'Italia all'America del Sud: sono le storie di uomini e donne partiti anche dalle nostre terre in cerca di "miglior fortuna"

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(Video e foto Fernando Occhibove)

L’Imboscata del Cai, l’evento di musica e cultura tra i monti del Matese, quest’anno ci ha condotti in Argentina, alla scoperta di tradizioni e storie che indissolubilmente si legano a quella della nostra terra, da cui, a più riprese e per molti anni partirono – per il nuovo mondo – intere famiglie alla ricerca di lavoro, di una vita migliore, di grandi fortune.

Da fine ‘800, fino alla metà del XX secolo fu un susseguirsi di partenze, di ritorni, un moltiplicarsi di biglietti navali e corrispondenza epistolare: storie raccontate e riproposte nell’evento che il Club Alpino Italiano – Sezione di Piedimonte Matese ha organizzato ieri (domenica 16 agosto) presso il rifugio di Monte Orso a quota 1368 alla presenza di un nutrito numero di partecipanti, seppur di numero inferiore rispetto alle edizioni passate a causa del maltempo che sabato ha imperversato sull’intero territorio.
A moderare l’incontro il presidente della locale sezione CAI, Ugo Iannitti; interventi a cura del dirigente scolastico Nicolino Lombardi con “Desiderio di miglior fortuna”, Humberto Duarte “Il gaucho…tradizioni, storia e leggende”, e del sindaco di Letino Fausto Perrone “Il folklore nel Matese di ieri e di oggi”.
Filo conduttore l’America del Sud: il libro di Nicolino Lombardi, omaggio alle “madri” di San Potito Sannitico e alla comunità matesina stabilitasi in Argentina. Questa volta però il materiale documentario confluito in un libro nel 2009 si è arricchito di una nuova storia di emigrazione cui sta nuovamente lavorando Lombardi grazie al rinvenimento di materiale epistolare e suppellettili in una vecchia casa di San Potito, sufficienti a ricostruire un’altra “romanzo” dell’emigrazione e a cui il professore da poco ha iniziato a lavorare.

Nel racconto di Humberto Duarte, argentino fuggito dal regime negli anni ’70 e stabilitosi in Italia, la storia dei guachos, un popolo nella sua essenza connotato di origini anche europee, cresciuto con il sogno della libertà e l’esperienza della libertà: storie di sangue, di fughe, di persecuzioni, di restrizioni.

A concludere gli interventi, Fausto Perrone, con la storia delle tradizioni e del costume del piccolo paese: “non solo folklore d’occasione, ma vera e propria identità della nostra gente”. Un costume che di fatto accompagna e scandisce, e determina la vita della piccola comunità con l’inseme della simbologia – inno alla vita e alla fertilità – e della ritualità che esso rivela. “Un costume che diventa chiara lettura per comprendere lo status delle persone, il definirsi dei legami parentali…”.

Prima del pranzo all’aperto, “Ballata nel bosco” a cura del gruppo Zamacueco in cui ritmi, passione, suoni dei gauchos argentini si sono fusi per dare vita ad uno spettacolo insolito per questi monti, ma custode di una identità che facilmente ricongiunge il Matese alle terre lontane ove tanti italiani hanno trovato fortuna, lavoro, amori.

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