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FIGC, dimissioni Tavecchio e nuovi orizzonti per il calcio italiano

Si è fatto attendere qualche giorno Carlo Tavecchio, prima di rassegnare le sue dimissioni. “Orgoglioso del mio lavoro, ma non è solo colpa mia", così l'ex-presidente della Nazionale

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Dopo la mancata qualificazione a Russia 2018, la Nazionale Italiana di Calcio si è trovata in balia di un clima di indecisione e di forti contrasti tra i tifosi. Se l’Italia era mancata al Mondiale soltanto una volta dagli anni ‘50 ad oggi, un motivo di rabbia ci sarà pure e scusarsi con tutti i sostenitori degli azzurri non basta.
Giampiero Ventura, il CT che ha guidato la squadra a questo fallimento, è stato esonerato la scorsa settimana dalla federazione, scelta che forse doveva venire direttamente dall’allenatore genovese che ha invece tentennato a dimettersi, chiedendo più rispetto nei suoi confronti. Confusione: sicuramente è questa la sensazione che prova tutta l’Italia del Calcio in questo momento. Inutile addossare le colpe ai singoli ipotetici fautori di questa debacle, perché è il sistema che andrebbe rinnovato e magari ciò andava fatto diversi anni fa, quando i vari campionati italiani si sono popolati di giocatori provenienti da altre federazioni, togliendo spazio ai giovani talenti di questo Paese, i quali si sono fatti le ossa nelle varie scuole calcio di tutta Italia.

La conferenza stampa di Carlo Tavecchio, tenutasi appena dopo il consiglio federale, è stata un monologo dell’ormai ex-presidente, che alle successive domande dei giornalisti ha risposto sempre con toni alti e accesi. L’utilizzo della prima persona, troppo spesso al singolare, ha caratterizzato le parole di Tavecchio, che seppur non sia un grande oratore, ha chiarito molti aspetti che riguardavano la sua Presidenza e il lavoro della sua equipe. Ma l’Italia non ha bisogno di spiegazioni o di elogi, specie per tutto ciò che era necessario. “La tecnologia in campo l’ho voluta io e prima di me solo quel signore della RAI che è morto qualche settimana fa” (riferendosi ad Aldo Biscardi). La decisione del CONI e del presidente Malagò è stata immediatamente quella di commissariare la Federcalcio, che tra qualche mese eleggerà il suo nuovo presidente. La prassi indica che a votare sarà il Consiglio e dunque sarà difficile che qualcosa cambi radicalmente, se a votare saranno sempre gli stessi. Se questo è il momento per cambiare le cose, a partire dalle fondamenta – dalle scuole calcio, dalle società dilettantistiche, fino ad arrivare alla Serie A – che si trovi una valida soluzione, con interpreti esperti del mestiere. Adesso bisogna mettere da parte ciò che funziona e ricostruire tutto quello che è crollato. Tante federazioni ci sono riuscite e sono tornate ad occupare un ruolo da Top, solo grazie alla programmazione e alla fiducia nelle nuove generazioni. Le qualità ci sono, bisogna solo saperle amalgamare e sfruttare.

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