Home Chiesa e Diocesi Acerra. Don Antonio Riboldi tra i suoi fedeli, per l’ultimo saluto

Acerra. Don Antonio Riboldi tra i suoi fedeli, per l’ultimo saluto

Pastore antimafia, indissolubilmente legato alla cittadina dell’agro nolano, vi tornerà questo pomeriggio: in Cattedrale sarà allestita la camera ardente, mentre domani pomeriggio Mons. Di Donna celebrerà il rito funebre

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Acerra attende il suo Pastore più amato. La salma di Mons. Antonio Riboldi, morto all’alba di domenica scorsa, all’età di 94 anni, giungerà questo pomeriggio nella cittadina dell’agro nolano per essere esposta all’ultimo omaggio dei fedeli, nella Cattedrale: lì si terrà la camera ardente, dalle 16.00 alle 21.00 di oggi e dalle 8.30 alle 12.30 di domani; alle 15.00 sono previsti i funerali, celebrati da Mons. Antonio Di Donna e da numerosi prelati, tra i quali ci sarà anche il vescovo emerito di Acerra, Mons. Giovanni Rinaldi.

Una vita spesa per amore del suo popolo. Nato a Trigasio (Monza e Brianza) nel 1923 da famiglia modesta, Antonio Riboldi entrò ben presto nella Congregazione dei Padri Rosminiani: e fu proprio durante il noviziato che nel 1944 fu sfollato, rischiando addirittura la fucilazione.

Ordinato sacerdote nel 1951, Antonio venne inviato sette anni più tardi nella Parrocchia di Santa Ninfa (Trapani), dove affrontò la tragedia del terremoto della Valle del Belice. Lì visse baraccato, come i numerosi concittadini, rimasti senza casa e fu da subito attivo contro le ingerenze della mafia nella vita sociale di quel territorio. Nel 1978 il Beato Papa Paolo VI lo nominò Vescovo di Acerra, nel napoletano, diocesi che usciva da 12 anni di sede vacante. Qui, Mons. Riboldi ebbe modo di rianimare la vita ecclesiale e motivarla nella lotta quotidiana contro la Camorra, che in quegli anni viveva un’epoca di sanguinoso rilancio.

Meglio ammazzato che scappato dalla camorra ebbe modo di dire ed a questa frase tenne fede senza mai cedere alla paura; è ormai entrata nella storia la marcia dei giovani che Don Antonio (così si faceva chiamare dai suoi fedeli) organizzò ad Ottaviano, terra natale e storica roccaforte del clan di Raffaele Cutolo. Rimasto profondamente legato alla città di Acerra, scelse di risiedervi stabilmente anche dopo il termine del ministero episcopale (1998), continuando a celebrare la messa in una chiesa della città, dedicata all’Annunziata.

Più volte confessò di voler essere seppellito nella sua Cattedrale ed ora, tale desiderio verrà rispettato: Don Antonio resterà per sempre in mezzo a quel popolo che tanto ha amato.

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