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SPECIALE / AUDIO. Bombe sulla Siria. La menzogna Usa degli attacchi chimici

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Un audio che lascia senza parole. È possibile che siamo di fronte ad una terribile messa in scena? È davvero possibile che Usa ed alleati si siano inventati una guerra per rispondere con altra guerra? La popolazione non ne può più, implora la pace.

A poche ore dall’attacco congiunto di Usa, Franca e Gran Bretagna a Damasco per frenare il Governo di Assad accusato di aver utilizzato armi chimiche nella lotta contro i ribelli e aver generato morte e distruzione tra i civili, si alza la voce dei francescani di Damasco che “sotto le bombe” presidiano ancora i luoghi santi della cristianità e rimangono accanto alla gente del luogo.

Sono diverse le testimonianze religiose che invitano a riconsiderare il valore dell’attacco e la stampa internazionale comincia ad affiancare ai tweet o altre dichiarazioni di Trump e dei grandi d’Europa anche la testimonianza di chi sul posto sta vedendo e vivendo un’altra verità.

Nella nota audio allegata che in queste ore sta facendo il giro del web, la voce di un francescano di Damasco chiede di veicolare un’altra verità, quella che Usa ed alleati stanno mascherando: davvero la Siria possiede armi chimiche?

“Siamo stati svegliati alle 4 di notte dal sibilo dei missili e abbiamo capito che gli attacchi erano in corso. Si sono udite delle esplosioni nei dintorni di Damasco. Qui al centro tutto è tranquillo ma la gente è preoccupata per il futuro. La popolazione vuole vivere in pace e non sotto l’incubo delle bombe”.

Così padre Bahjat Elia Karakach, francescano della Custodia di Terra Santa, superiore del convento dedicato alla conversione di san Paolo, la parrocchia principale di rito latino della Capitale, a Damasco, racconta al Sir l’attacco di questa mattina (sabato 14 aprile, ndr). “Sapevamo che esisteva l’intenzione di bombardare da parte degli Usa dopo il presunto attacco chimico alla Ghouta orientale ma la speranza era riposta in un’indagine oggettiva sull’uso di armi chimiche e che per questo non ci sarebbero stati lanci di missili”, dichiara il frate che spera “non si ripeta quanto già avvenuto in Iraq che fu invaso nel 2003 (da una coalizione formata per la maggior parte da Stati Uniti e Regno Unito, e con contingenti minori di altri Stati, ndr) perché il regime di Saddam Hussein era stato accusato di possedere armi di distruzione di massa. Armi che non furono mai trovate. La volontà è distruggere la Siria. Il progetto va avanti con le bombe. Non ci resta che pregare per la pace ora più che mai”.

“Con questi missili hanno gettato la maschera. Ora a combattere sono gli attori principali. Prima era una guerra per procura” è la dichiarazione  del vicario apostolico di Aleppo dei Latini, mons. Georges Abou Khazen, nel commentare al Sir i raid aerei.

“Sono attesi gli ispettori Opac, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, per indagare sul presunto attacco chimico a Douma e invece è arrivato l’attacco. Dopo questi raid sarà tutto più difficile. Ogni appello alla pace cade nel vuoto, solo Papa Francesco continua a sperare nella pace e noi con lui” ha concluso il prelato.

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