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    Home»I Sentieri della Parola»La condivisione dei pani, commento al Vangelo nella XVIII domenica del Tempo ordinairo
    I Sentieri della Parola

    La condivisione dei pani, commento al Vangelo nella XVIII domenica del Tempo ordinairo

    Redazione27 Luglio 2018Nessun commento

    Anno B – XVII  per Annum (Gv 6, 1-15)
    A cura di don Andrea De Vico

    Allora Gesù, alzati gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?”

    Quando parliamo di cibo possiamo fare due discorsi: uno sulla quantità e un altro sulla qualità. Quando parliamo di “quantità” parliamo di pesi, misure, numeri, economie e statistiche, e scopriamo ad esempio che la sola nazione americana consuma i due terzi dei beni della terra! Scopriamo che migliaia di tonnellate di grano vengono bruciate per non abbassare i prezzi, che un quarto delle derrate alimentari mondiali finiscono nell’immondizia. Ci sono famiglie in cui lo spreco alimentare è cosa abituale. In Italia, se prima eravamo lodati come popolo di risparmiatori, oggi è diventato un dovere sociale spendere, comprare, consumare, buttare, sostituire.
    Nelle società moderne si tende alla produzione e all’aumento dei beni, delle macchine messe in circolazione, dello stipendio e del tenore di vita, ma i conti non tornano: con tutto questo scialo ci ritroviamo sempre più stretti, infelici, depressi, annoiati. Mai stati così ricchi e così disperati! D’altro canto risulta praticamente impossibile sfamare le tante folle del nostro piccolo pianeta. Dove troveremo tutto il pane? Manca il cibo? Tocca a noi pensare a quelli che non ne hanno?

    Nel Vangelo di oggi si parla di una “moltiplicazione” dei pani, ne sono avanzati dodici canestri, è una cosa meravigliosa, ma se ci pensiamo bene il vero miracolo non lo ha fatto Gesù. Del resto, in natura, la moltiplicazione è una cosa normale, succede sempre: metto un chicco, e ne nascono dieci, venti, trenta; accendo un atomo, e ne bruciano cento, centomila, cento milioni, cento miliardi. Il vero miracolo qui lo ha fatto il ragazzo che ha condiviso quei cinque pani d’orzo che aveva portato per merenda, frutto dell’attenzione di una madre previdente. Quando parliamo di “qualità”, facciamo un discorso umano, culturale, spirituale. Per esempio, se io do un dollaro a te, e tu dai un dollaro a me, il risultato non cambia, avremo sempre un dollaro ciascuno. Ma se io ho un’idea e tu ne hai un’altra, e ce le scambiamo, avremo entrambi due idee, più ricchezza condivisa. È chiaro: le cose materiali, dividendole, diminuiscono, come le eredità che passano da una generazione all’altra, mentre quelle immateriali aumentano. Le quantità “divise” tendono a scarseggiare, le qualità “condivise” ad aumentare.
    Già nel deserto, alla prima tentazione, il demonio aveva proposto a Gesù di trasformare le pietre in pane. Chi produce il pane, chi possiede il pane, chi fissa il prezzo del pane, avrà anche il potere di tenere in pugno una nazione intera. Basta mostrare una pagnotta, e la gente ti segue; per averla, è disposta a qualsiasi bassezza, senza fatica, senza lavoro, senza merito. Fateci caso: la gente che parla male dei politici è la stessa gente che poi è ben disponibile a vendersi per una pagnotta.

    La folla del vangelo di oggi si comporta proprio così: vorrebbe prendere Gesù e farlo re, pensando di risolvere una volta per tutte i problemi alimentari. Ma Gesù si defila, si rifugia sul monte, solo, a pregare, a conversare con il Padre, in coerenza con l’insuperabile risposta data al tentatore, “non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio!” (Mt 4,4). Non abbiamo dunque solo uno stomaco da riempire, ma anche una mente bisognosa di verità, un cuore assetato d’amore, un desiderio di vita piena, o risorta, che è lo stesso. Il motivo dell’Eucarestia è tutto qui: la Parola che si fa Pane, passando per la sua Carne: “Verbum Panis”. Ogni domenica, noi celebriamo una Parola che diventa “viatico” nel senso primitivo del termine: un “pane per la via”, che serve a sostenere il cammino che mi resta da fare, nel tratto di strada che mi sta davanti. Cosa posso dunque fare io, di fronte ai giganteschi problemi mondiali? Semplice: condividere il poco che ho, come quel ragazzo che mette a disposizione la sua merenda. Senza questa “condivisione”, Gesù non potrebbe fare la “moltiplicazione”. Il titolo più esatto di questo episodio non è “il miracolo della moltiplicazione dei pani”, ma “il miracolo della condivisione dei pani”.
    Questo miracolo è interessante anche per la vita delle nostre famiglie e delle nostre Parrocchie. Se abbiamo tanti soldi, non basteranno mai per soddisfare i nostri progetti e capricci annessi. Ma quei pochi soldi che riusciamo a stringere per un’impresa comune, ne basta e avanza, e riusciremo anche a mettere qualcosa da parte!

     

    Vangelo

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