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Quando Dio chiede di aprirci alla sua voce… Commento al vangelo di domenica 9 settembre

Anno B - XXIII per Annum (Mc 7, 31-37) È la sordità dello spirito il male peggiore dell'uomo, che lo chiude alla voce di Dio e al bisogno dei fratelli

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A cura di don Andrea De Vico
Anno B – XXIII per Annum (Mc 7, 31-37)                                                                                                              

“Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: ‘Effatà’, cioè ‘Apriti’ ”.

Ci sono diversi tipi di sordità. Innanzitutto la malattia fisica: di fronte ad un sordo, le persone normali” devono ripetere lentamente quello che dicono, farsi capire con un movimento più preciso delle labbra, una fatica che talvolta comporta un certo senso di fastidio. Ci sono quelli che in presenza di un sordo ammiccano dietro le spalle, enfatizzano gli equivoci con ilarità, umiliando il pover’uomo. È facile ridere e scherzare alle spalle di uno che non sente bene. Per questo motivo il sordo è sospettoso, è portato a credere che gli altri parlino male di lui, che lo prendano in giro.

Poi c’è una sordità selettiva, quelli che fanno i sordi quando piace a loro, tipo i mercanti che trattano i prezzi, o come fanno i vecchi che sentono bene solo quando conviene. A volte però è bene fare i sordi, quando ad esempio uno cerca di trascinare l’altro in un guadagno disonesto o in una conversazione in cui si parla male di persone assenti. Anche tra coniugi ed amici ci sono delle occasioni in cui è bene lasciar cadere nel vuoto certe parole, come se non fossero mai state dette.

Infine non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, e questa è la più grave delle sordità, quella dello spirito, quella che si traduce in indifferenza verso il prossimo, in insensibilità al richiamo della Grazia. Conosciamo tutto del calcio mercato e dei particolari di cronaca mondana, ma non prestiamo la minima attenzione alle cose che riguardano la nostra salvezza. Corriamo il rischio di affogare in un’orgia di chiasso e di parole inutili, perdendo l’essenziale, come quando Mosè, a conclusione dell’alleanza, dovette ammonire il popolo con tutto l’impeto possibile: “Fa silenzio e ascolta, Israele!” (Dt 27, 9). Ogni domenica che apriamo una pagina della Scrittura, è Dio che parla, invita, persuade: ci apre occhi e orecchie guarisce il sordomutismo spirituale.

Sant’Ignazio era un capitano dell’esercito spagnolo, ma una cannonata gli rovinò il ginocchio e lui perse la battaglia. Costretto a stare a letto, lesse la vita di Gesù e dei santi, ma non fu questo a convertirlo. Cominciò a cambiar vita nel momento in cui cominciò a misurarsi coi pensieri che gli venivano di notte. Capì che la sua testa era come un campo di battaglia in cui si affrontavano pensieri – o spiriti – diversi. Due eserciti di pensieri che si disponevano l’uno contro l’altro. Di qui la necessità di imparare a distinguere i pensieri amici da quelli nemici, i buoni dai cattivi. Nacque l’arte del “discernimento degli spiriti”, che Sant’Ignazio ci ha tramandato nei suoi “esercizi spirituali”. Come il soldato si esercita alla battaglia, anche noi possiamo praticare degli esercizi interiori, per essere pronti ad affrontare il nemico nascosto nei nostri stessi pensieri. Ignazio imparo’ a riconoscere un pensiero particolare, quel pensiero mite, silenzioso, che penetra il cuore e trasforma l’uomo: la voce di Dio che parla in noi.

Viene a mente l’esperienza mistica di Elia sull’Oreb: venne un vento impetuoso, tale da spaccare le rocce, ma Dio non era nel vento; venne un terremoto, ma Dio non era nel terremoto; ci fu un fuoco, ma non era neanche nel fuoco. Infine, ecco “il sussurro di un vento leggero”: Dio era in quella brezza di vento, e gli parlava! (1Re, 19,12) L’esperienza di Elia era una polemica contro la personificazione e divinizzazione delle forze della natura (Baal, dio della pioggia), ma anche oggi c’è gente che ad esempio cerca il contatto con la sfera divina immergendosi nella natura, facendo un bagno di foresta, abbracciando un albero, o ammirando i fenomeni celesti.

Dio non ha bisogno del frastuono o del dispiegamento delle forze cosmiche: egli opera nel segreto del cuore, portandolo alla conversione e a una nuova relazione con l’altro! L’ecologia del cuore, o la purezza dell’anima, passano attraverso il filtro e la disciplina dell’orecchio! Difatti aprire l’orecchio vuol dire anche aprirsi alla fede: “Fides ex auditu”, la fede viene dall’ascolto della Parola di Dio! (Rom 10, 17)

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