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Preghiere di ieri e di oggi, in sella alla vita

Ad Alvignano, nel Santuario dell'Addolorata la preghiera "dedicata" ai giovani all'inizio del nuovo anno scolastico. Evento firmato dall'Azione Cattolica diocesana. In questo luogo, molti anni fa, un'altro tipo di preghiera, modello di attesa e di fiducia

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Da quando mia nonna mi aveva raccontato “il miracolo del pane all’altare di San Giuseppe” nel Santuario dell’Addolorata ad Alvignano, io in quel luogo tanto caro non ci sono più entrata. Casualità. Ma quel miracolo, il susseguirsi di ciò che avveniva “per fede” non mi è stato difficile immaginarlo nella penombra di una sera di guerra…
Fatti lontani, fatti di guerra appunto, di un paese segnato dalla fame e dalle bombe, ma anche luogo di provvidenza perchè presso l’Istituto Principi di Piemonte adiacente la spaziosa chiesa, si rifugiarono in molti, e trovarono accoglienza tanti bambini di Napoli sfollati dalla loro Città.
Ieri in quel Santuario ci sono ritornata.
L’occasione è stata un incontro organizzato dal settore giovani di Azione Cattolica per un momento di preghiera con gli studenti della Diocesi in questo tempo di inizio anno scolastico.
Una bella presenza: tanti volti nuovi e tanta vivacità.E l’altare di San Giuseppe, uno come tanti, senza particolare pregio artistico, l’ho ritrovato lì, questa volta con una storia intrinseca diversa.
Scena classica: i pezzi di marmo della mensa, una croce frontale al centro e più su la nicchia con il Santo – lo sposo di Maria – e Gesù bambino.
Il racconto era quello di una sera di guerra e dei bambini accolti in Santuario assistiti dalle Suore, rimasti senza provviste, senza il necessario…
Solo un pugno di farina nelle dispense ormai vuote portato come offerta povera su quell’altare: “San Giuseppe pensaci tu!” la preghiera implorata.
Al mattino il miracolo nel dono di alcuni pezzi di pane da parte di un passante, pochi ma sufficienti a darne ai bambini quel giorno e in quelli seguenti…
Fu la fede? Mi piace pensare di si. Mia nonna lo dà per scontato ed io concordo con lei, fosse soltanto per la determinazione e la lucidità del suo racconto. Lei era lì, ha visto, ha partecipato, lo ricorda.
Ieri pomeriggio hanno catturato la mia attenzione due caschi da motociclisti appoggiati sul marmo di quell’altare. Immediata la foto scattata con i soli occhi e poi nella mente è ripartito il racconto dell’evento miracoloso.
Nessun paragone. Ma solo immagini che rimandano ad altre…
Tuttavia ieri su quella pietra ho scorto un’altra offerta: quella del tempo, di una pausa durante la corsa della vita; di altra fame, l’offerta di ciò che si è: gente con la voglia di percorrere nuove strade, con lo sguardo a Dio che rassicura, indica, mostra la strada. L’offerta di un tempo trascorso per strada o in casa, e con amici, condividendo passioni, dolori, incertezze.
È dei veri sognatori la corsa, la fretta… di quelli che cercano una risposta per mettersi subito alla ricerca di un’altra; di quelli con la testa piena di domande che esplodono oltre un casco da moto, riversate poi con libertà nel cuore dei sacerdoti seduti tra i banchi per le confessioni. Tante giovani teste in un pomeriggio di sogni e libertà, di voglia di leggerezza e di pensieri profondi.
Loro sono tutto questo, abitanti del presente più che la speranza del futuro.
Abitanti di scuole e aule “da condividere con i vostri professori che sono madri e padri e che hanno scelto di essere educatori per aiutarvi a crescere”, le parole di Cinzia Brandi, presidente diocesano di Ac presente all’incontro guidato dall’assistente don Pasquale Rubino.
Quelli a terra, sull’altare, erano i caschi di un padre e una figlia, quindi generazioni diverse ugualmente in sosta con la loro offerta legata ad esperienze diverse tra loro.Non siamo in guerra, per fortuna. Quelli sono tempi che meritano silenzio e rispetto. Ma mi piace pensare come eredità di quella sera di guerra un insegnamento donato ai cercatori di oggi: il senso della preghiera, il valore di una sosta necessaria, l’attesa fiduciosa e la gratitudine a Dio, per ciò che si ha e per ciò che si è: studenti, educatori, catechisti, genitori, professori…tutti in sella alla vita.

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