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Il ’68 tra ragioni e sentimenti, a Piedimonte Matese l’evento dell’ASMV per il cinquantenario da quell’anno

Venerdì 9 novembre alle ore 17.30 il convegno pressola la Sala Minerva dell'Associazione

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Noemi Riccitelli – 1968. Un anno passato alla Storia, chiunque, anche chi non l’ha vissuto personalmente, conosce e vive nell’eco di questa data.
E’ l’anno di piccole-grandi rivoluzioni, di volontà di cambiamento, di atti coraggiosi, di possibilità, realizzate o sfuggite, di desideri, sogni, di conquiste.
A Piedimonte Matese si celebrano i 50 anni da quel celebre 1968 con un convegno dal titolo “Il ’68 cinquant’anni dopo- Anche se vi credete assolti siete lo stesso coinvolti (F. De André)”, presso l’Associazione Storica del Medio Volturno, in Sala Minerva, venerdì 9 novembre alle ore 17.30.
Il convegno sarà aperto dai saluti e la presentazione del Presidente dell’Associazione, il dottor Pasquale Simonelli, a cui seguiranno gli interventi del prof. Costantino Leuci, “Il ’68 tra ideologia e utopia”, del prof. Giuseppe Castrillo, “Avanguardie e massa: scrittori a margine del ‘68”, infine, il prof. Gianni Cerchia, “La stagione dei movimenti: tra disordine e crescita democratica”.
Un convegno per riflettere e discutere su un tempo che ha cambiato inevitabilmente la vita di tutti, anni di coscienza e affermazione, quando la società era davvero percepita come bene di tutti e per questo, ciascuno si sentiva in dovere di agire, di lasciare il segno, di poter realizzare un nuovo ordine nel quale poter vivere secondo principi giusti.
Iniziarono gli universitari di Berkeley, in California, contro la feroce guerra in Vietnam, la promozione dei diritti civili, in Europa, a Parigi, dove sempre i giovani studenti sono stati protagonisti del cosiddetto “maggio francese”, una nuova fase di rivolta che presto arriva anche in Italia, dove fulcro degli avvenimenti sono state Milano e Roma.
Anche l’algida Unione Sovietica viene intaccata da questo spirito di cambiamento: a Praga, in Cecoslovacchia, Alexander Dubcek dà vita al “socialismo dal volto umano”, promuovendo una politica di apertura con maggiori libertà e diritti per i cittadini.

E’ un’onda nuova quella che l’Europa e altre parti del mondo cavalcano: dagli intellettuali, ai musicisti, le donne, i più umili lavoratori, tutti si lasciano coinvolgere da quello che sembra essere un vero e proprio sentimento.
Tuttavia, il grande e cruciale interrogativo che dopo 50 anni rimane è cosa resta di questo sentimento, perché alcune disposizioni sono cambiate, perché ora le folle, soprattutto di giovani, non sembrano più infiammarsi?
Certo è che alcune libertà di cui oggi disponiamo non ci sarebbero senza quegli entusiastici avvenimenti, ma forse è necessario proprio riflettere sulla gestione di queste libertà che abbiamo ereditato, cercando di trovare il modo più giusto per esercitarle.

 

 

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