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Piedimonte Matese. Storie di re, regine e di popolo uniti dalla semplicità del Presepe

A Santa Maria Maggiore la benedizione del presepe settecentesco alla presenza della principessa Beatrice di Borbone delle due Sicilie

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“Il presepe ci invita a stupirci” a sorprenderci della meraviglia che rivela agli uomini la nascita di Gesù, “ci invita a leggere la vita alla luce di Colui che si è appassionato di noi e della nostra vita”: le parole del vescovo Valentino Di Cerbo di fronte alla bellezza del Natale e alla parola di Dio che invita gli uomini a farsi portatori dello stesso giogo di Cristo, cioè della passione per l’umanità. Cornice di questo messaggio che proietta verso la Grotta di Betlemme, la Basilica di Santa Maria Maggiore dove mercoledì sera, al termine della celebrazione eucaristica, è stato benedetto il pregiato presepe settecentesco. Ospite della serata, la principessa Beatrice di Borbone delle Due Sicilie, legata per storia familiare a questa Basilica e alla pregiata opera presepiale che custodisce.

L’antica chiesa di Piedimonte, scrigno di tesori d’arte – dalle tele alle suppellettili sacre -, ha accolto in più occasioni la visita della famiglia Borbone per motivi che uniscono l’esperienza culturale e politica della nobiltà locale ai reali di Napoli.
“La mia presenza stasera – ai nostri microfoni la Principessa Beatrice – mi emoziona e mi riporta al legame con i miei genitori ed i miei nonni che hanno visitato questo luogo, e conferisce continuità non solo all’interesse dei miei avi per tutta questa bellezza, ma anche al legame affettivo tra la gente di questa terra e la mia famiglia”. Sentimenti e simpatia, come lei stessa ha confermato, che puntualmente ritrova forti tra la gente del Sud, fra le persone che anche in occasioni come queste danno un cenno di memoria o vicinanza con la storia della famiglia Borbone. Il presepe di Santa Maria Maggiore racconta uno di questi legami: la storia dell’arte prespiale napoletana del ‘700 nasceva infatti con i Borboni e al primo periodo di sua diffusione corrispondono alcuni tra i pezzi esposti in Basilica; a conferire notevole pregio all’opera “matesina” anche la composizione della scena raffigurante la Natività realizzata secondo un bozzetto del pittore Luca Giordano commissionato dai reali per il presepe di Palazzo Reale a Napoli: movimento di volti, turbinio di emozioni, stati d’animo che in scansione rivelano la meraviglia e la sorpresa per la nascita di Gesù.

Presenti in chiesa, l’on. Carlo Sarro, originario di Piedimonte Matese e profondamente legato alla Parrocchia; il presidente della Provincia di Caserta, Giorgio Magliocca; diversi sindaci dell’area matesina; tanti i cittadini intervenuti e partecipi soprattutto coinvolti nel seggestivo momento della benedizione del presepe preceduto dal suono delle cornamuse nella penombra della chiesa. Una cerimonia che è sintesi non solo di tradizione, fede, storia illustre e arte, ma anche di esperienze e servizio come quella dei presepari della parrocchia impegnati da circa due mesi nell’allestimento dell’opera, del parroco don Vittorio Marra, di chi ha messo a disposizione risorse e competenze per organizzare l’intera cerimonia, della schola cantorm e degli studenti del Liceo Galilei (indirizzo musicale) che l’hanno accompagnata in un canto, oltre che essersi esibiti prima della cena; degli studenti dell’Istituto Alberghiero che con i loro professori hanno curato l’accoglienza e la cena presso la loro scuola al termine della messa.

In ultimo, l’invito del Vescovo “a non sciupare il presepe“, ma a farne vera occasione per riflettere sul significato della venuta di Cristo e “tra le pieghe della vita” ben rappresentata nella variegata scena napoletana, “individuare la speranza e la bellezza che esso svela agli uomini”. Un pensiero a cui ha fatto ecco la stessa principessa Beatrice che con cenno, garbato ma sentito, alla Francia, nazione in cui vive, ha aggiunto: “sarebbe bello che i francesi – lì dove quando sembra proibito dalle convenzioni e dai costumi – vivessero l’esperienza del presepe in questo modo, con calore, con profonda accoglienza di ciò che esso rappresenta”.

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