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Essere prete, “finestra aperta” sul mondo. I sacerdoti e il vescovo Di Cerbo agli esercizi spirituali

A Formia per cinque giorni condividendo meditazioni e preghiera guidati da S. E. Mons. Lucio Lemmo, vescovo ausiliare di Napoli

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Castità, povertà ed obbedienza, le tre “finestre” aperte sul mondo, il canale tra la vita di ogni giorno e la Trinità; tra una vita di impegni, relazioni, parole da dire e da donare e una dimensione interiore fatta di silenzio e preghiera.
Un tema forte ed eterno quello che ha coinvolto i sacerdoti della Diocesi di Alife-Caiazzo e il vescovo Mons. Valentino Di Cerbo in occasione degli esercizi spirituali che hanno condiviso dal 4 all’8 febbraio a Formia, presso la Casa di ospitalità religiosa “Filippo Smaldone” gestita dalle Suore salesiane dei sacri cuori.
A guidare la meditazione quotidiana S. E. Mons. Lucio Lemmo, vescovo ausiliare di Napoli, che ha trascorso con il gruppo dei 15 preti di Alife-Caiazzo (incluso Mons. Di Cerbo) 5 giorni di riflessione e tanta preghiera, in un sereno clima di partecipazione collettiva, vicinanza e fraternità.
Complice un’anticipata primavera, le giornate segnate da sole e luce hanno favorito oltre ogni previsione un tempo prolungato per tutti i momenti in programma moltiplicando così l’intensità dell’intero percorso spirituale. Perchè di un vero e proprio percorso si è trattato, di un viaggio attraverso gli impegni assunti da ogni sacerdote nel momento del suo sì al Signore
Amare in modo vero, amare senza possedere e fare differenze; essere amore che accoglie e sostiene la libertà dell’altro: questo il leitmotiv della riflessione sulla castità.
Ascoltare è tenere l’orecchio sul cuore di Dio e sul cuore dei fratelli: è la finestra che spalanca la vita del sacerdote al mondo dell’altro, di Dio e del Creato. Questa è l’obbedienza che si traduce in rispetto, accoglienza, novità, custodia.
Essere ricchi per mezzo della Povertà: la “finestra” che permette di spaziare sul mondo intero, di aprire il cuore e le mani solo per donare e ricevere il ‘Grazie’ di Dio.

Un ritorno “in famiglia” per i nostri sacerdoti, a quel clima tra fratelli che necessitano gli uni degli altri per essere davvero se stessi, per ripartire, da preti, alle loro missioni quotidiane con la certezza nel cuore di non essere soli perchè di Dio ne sostiene il cammino e tanti altri presbiteri ne sono la voce e la mano “in Terra” che si affianca lungo il cammino.

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