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Caritas diocesana, un ponte tra la vita e il lavoro. Appello al territorio

Sono giardinieri, sarte, muratori: uomini e donne adulti che chiedono ascolto e vicinanza e possibilità lavorative. La Caritas non offre posti di lavoro ma fa appello al territorio perché non venga meno il senso di responsabilità reciproco: chi può, dia una mano

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Amalia Fontana, Annamaria Tartaglia – Il Centro d’ascolto della Caritas di Alife- Caiazzo si sta impegnando nel creare un incrocio tra domanda e offerta di lavoro. L’obiettivo è quello di dare una mano…ma non di certo di sostituirsi alle strutture preposte a questo servizio come i Centri per l’Impiego abilitati a formare ed informare sul lavoro.

“Non vogliamo alimentare vane speranze” spiegano alla Caritas diocesana, “ma semplicemente creare contatti tra chi è in cerca di un impiego e chi può offrire questa possibilità, facendo appello ai locali imprenditori, piccoli e grandi, disposti a dare una mano…”.

Spesso chi si reca al centro d’ascolto non chiede soldi, cibo o beni materiali, ma vuole semplicemente sentirsi utile, desidera poter lavorare, dare un senso alla propria giornata, sentirsi importante per se stesso e la propria famiglia.
Il centro d’ascolto è una mano tesa verso l’altro, un ponte che unisce l’operatore in ascolto e la persona che bussa alla porta della Caritas. Perchè fondamentalmente è forte il bisogno e la richiesta di essere ascoltati con il cuore, è forte il bisogno di vicinanza di qualcuno che si faccia carico dei problemi manifestati e si impegni a risolverli come fossero suoi.

In fondo la Caritas ha essenzialmente funzione pedagogica: accompagnare la persona alla soluzione, all’indipendenza, tenendole la mano, ma lasciandola camminare sulle proprie gambe.
Una persona che non lavora si sente emarginata dalla società, trova difficoltà a stringere relazioni, risulta difficile anche prendere un caffè al bar per scambiare qualche chiacchiera.
Le persone che si rivolgono al Centro di ascolto della Caritas diocesana spesso, fanno parte di quella fascia d’età difficile: non sono giovanissimi, ma neppure in età pensionabile. La maggior parte di loro è rappresentata da padri di famiglia che avevano un lavoro e che, a causa della crisi, l’hanno perso e che si arrangiano a fare lavoretti saltuari.

Sono diverse le figure presenti: giardiniere, muratore, imbianchino, sarta e sicuramente l’elenco si arricchirà di altre figure.
Dagli ascolti sono state raccolte testimonianze di persone disponibili a lavorare e che hanno volontà di mettere a disposizione della comunità le loro capacità.

La Caritas, con l’impegno degli operatori in Servizio civile, vuole fare qualcosa di concreto per offrire a queste persone occasioni e contatti utili.
L’appello è per chi si trova nella posizione di offrire un impiego, anche occasionale, a queste persone.

Come ha affermato Papa Francesco “il lavoro è sacro perché conferisce dignità alle famiglie. Dobbiamo pregare affinché non manchi il lavoro.” Ci auguriamo che questa preghiera trovi risposta anche nel nostro territorio, dove i bisogni di ciascuno ricadono sulle responsabilità di tutti.

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