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Alife ricorda don Pasquale Panella, “costruttore” di carità con una messa e un convegno

Emigrato in Argentina da bambino, ritorna ad Alife per concludere gli studi teologici. A lui si deve la ricostruzione della chiesa di Santa Caterina bombardata dalla Guerra e l'edificio de L'Ausiliatrice per l'accoglienza di bambini e giovani indigenti

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Alife ricorda don Pasquale Panella, sacerdote lungimirante, uomo dei grandi progetti pastorali e sociali, e lo fa con una messa il 21 febbraio (giovedì) alle 18 in Cattedrale presieduta dal Vescovo Valentino e un convegno il prossimo 23 marzo nella biblioteca comunale.
A promuovere l’iniziativa, l’Archeoclub di Alife, guidata dal presidente Gaetano Fiorillo, con l’intento di promuovere una figura, seppur nota agli anziani di oggi, sconosciuta alle ultime generazioni, seppur si tratti di un significativo riferimento per la vita della comunità locale.
L’occasione è data dal 60° anniversario della sua morte, avvenuta il 21 febbraio 1959, a causa di un arresto cardiaco: evento che frenava a soli 58 anni la vita di un prete dai sogni grandi.

Una vita per gli altri
Nato il 17 maggio 1901, aveva frequentato da giovanissimo il ginnasio presso il Seminario vescovile a Piedimonte Matese. La sua vita, come tanti all’epoca, fu segnata dall’esperienza dell’emigrazione: si trasferì infatti in Argentina insieme ai familiari. Prevalse però il desiderio di tornare, ma soprattutto di orientare la sua vita secondo il vangelo, scegliendo (probabilmente non aveva mai smesso di coltivare il suo sogno) la vita sacerdotale. A 32 anni ritornò ad Alife e conclusi gli studi teologici a Benevento fu ordinato sacerdote pochi anni dopo e successivamente designato alla parrocchia di Santa Maria delle Grazie in San Gregorio Matese. 
Don Pasquale visse ed operò in un contesto dove la povertà e la sofferenza generate dalla guerra si imponevano, ma dove germogliava la speranza di una vita migliore attraverso l’azione sociale ed evangelica già portate avanti da don Giacomo Vitale, tra San Gregorio e Piedimonte Matese: non è difficile pensare che quest’ultimo sia stato modello e maestro del più giovane confratello sacerdote.
Gli anni della Guerra, in particolare l’ottobre del ’43 – quando il territorio fu aspramente bombardato – videro don Pasquale protagonista indiscusso in mezzo alla gente: a lui si deve infatti l’istituzione di una mensa per sfollati e militari.
I suoi sogni incrociarono presto il grande progetto di don Zeno Saltini (fondatore di Nomadelfia e dell’Opera Piccoli Apostoli), ospite a Piedimonte Matese del Seminario, tanto da incidere fortemente sulla sua missione di prete.
A don Pasquale Panella si deve infatti l’organizzazione di colonie estive per ragazzi, soprattutto quelli di famiglie disagiate, presso il Convento dei Servi di Maria a Prata Sannita.
Dal 1947, nel primissimo dopoguerra, con il suo trasferimento ad Alife, ha inizio l’importante azione di ricostruzione morale e materiale, del territorio: a lui si devono infatti i lavori di rifacimento della chiesa di Santa Caterina distrutta dal bombardamento del 1943; si adoperò inoltre per la costruzione di una casa vescovile e di un edificio per le Suore degli Angeli. Al contempo istituì corsi di qualificazione professionale retribuiti, corsi di doposcuola con refezione puntando sul benessere culturale, fisico e morale degli adolescenti.
Uno dei suoi più alti obiettivi fu quelli di creare una struttura per accogliere bambini e giovani disagiati, quanti cioè – al termine della Guerra – risentivano della povertà, dei disagi e della distruzione che tardava a svanire, nei fatti e nei ricordi.
Fu così che in due soli anni, tra il 1952 e il 1954, con il contributo dello Stato e di donazioni tra gli alifani residenti e quelli emigrati, edificò su un terreno di proprietà della sua famiglia, all’ingresso della città, L’Ausiliatrice, edificio riservato all’accoglienza,  dando concretezza al vangelo che annunciava e viveva.
Fondò un giornale, L’eco dell’Ausiliatrice, quale strumento di informazione ma soprattutto di formazione per la sua comunità, dando in esso voce anche ai numerosi alifani emigrati.
Anche contadini beneficiarono della sua forza e audacia: grazie a don Pasquale in tanti ebbero la possibilità di irrigare i propri terreni.

Di lui non resta solo la cronaca affidata alle pagine di qualche volume storico, ma attraverso di esse parla ancora ad alta voce la testimonianza di un uomo coraggioso per del Vangelo.

(Per le notizie storiche, fonte Gaetano Fiorillo e Giovanni Guadagno)

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