Home Chiesa e Diocesi “Chiesa della speranza”, l’invito del Vescovo Franco Piazza, nuovo Pastore di Alife-Caiazzo

“Chiesa della speranza”, l’invito del Vescovo Franco Piazza, nuovo Pastore di Alife-Caiazzo

Annuncio, obbedienza, testimonianza gli impegni da assumere. Mons. Orazio Francesco Piazza è stato accolto nella Cattedrale gremita da una folla di fedeli provenienti da tutta la Diocesi. All'inizio della celebrazione il saluto del Vescovo Valentino che si è congedato dalla Chiesa affidatagli nel 2010

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“Cari fratelli e sorelle,
vi abbraccio con tutto l’affetto di cui può essere capace un cuore che ama Cristo e la Chiesa, che ama in Cristo e nella Chiesa quella umanità per cui la Chiesa è. Ed è un amore sincero, un amore vero, un amore leale”. Si è espresso con affetto il vescovo Franco Piazza nelle parole rivolte ai fedeli raccolti in Cattedrale per accoglierlo quale nuovo pastore della Diocesi, succedendo a Mons. Valentino Di Cerbo che per motivi di età lascia l’impegno pastorale in Alife-Caiazzo.

Mons. Piazza è giunto ad Alife in anticipo rispetto alla celebrazione delle 19.00, il tempo necessario alle strette di mano, ai calorosi saluti di chi – entrando in Chiesa – ha potuto dare il ‘benvenuto’ al Pastore.
Ha fatto il suo ingresso in Cattedrale benedicendo l’assemblea; ha sostato poi in preghiera davanti al tabernacolo dell’altare maggiore.
Presenti i fedeli da tutta la Diocesi e una delegazione di Sessa Aurunca, la Chiesa che guida dal 2013.
Ai primi banchi presenti autorità civili e militari e una rappresentanza del territorio diocesano: l’on. Carlo Sarro, l’Assessore regionale al Lavoro e Risorse umane Sonia Palmeri, il Consigliere regionale Alfonso Piscitelli, il Viceprefetto Stella Fracassi, il Consigliere provinciale Antonio Diana, il Luogotenente della Guardia di Finanza di Piedimonte Matese Vincenzo Spizzuoco, il Presidente del Parco Regionale del Matese Vincenzo Girfatti, i Sindaci dei 24 comuni della Diocesi e quello della città di Sessa Aurunca, i Cavalieri del Santo Sepolcro di Gerusalemme, i volontari del CISOM, i rappresentati delle Associazioni diocesane e i dirigenti scolastici del territorio.
La celebrazione, animata dalla Corale diocesana, ha accolto e applaudito il saluto di Mons. Valentino Di Cerbo alla Diocesi, madre e figlia del suo episcopato che ha tratteggiato l’esperienza condivisa con questa Chiesa, affidandone oggi, i semi piantati, al nuovo vescovo Orazio Francesco.

Nella vivacità del linguaggio di Mons. Piazza, la Parola di Dio di questa III domenica di Pasqua in cui Gesù interroga i suoi sull’amore e sulla fedeltà al Maestro, si è tradotta in immediata richiesta di impegno per la Chiesa locale. Il Vescovo si è rivolto ai sacerdoti di Alife-Caiazzo e alla comunità dei fedeli: nessuno è escluso dall’urgenza di dare il di più nella Chiesa. Per tutti infatti, come per i pescatori di Galilea, l’impegno ad amare.

“Mi auguro non solo nel mio cuore ma anche nel vostro, di sentirci chiamati a dare due risposte: l’una è quella dell’amore che sa fare un passo in più, Mi ami più di costoro?” richiamando la provocazione che Gesù rivolge a Pietro nel vangelo di Giovanni chiedendogli di andare oltre, di superare se stesso e i suoi limiti per riconoscere il Signore che gli va incontro. Un’urgenza da vivere che il Vescovo ha letto come risposta ad una qualità di vita – in questo tempo – scontata, segnata da lacerazioni e contraddizioni, destinata alla deriva. Diversamente invece “Chi ama Cristo, ama la speranza; e la speranza è una realtà viva (…) alimentata dalla fiducia, dall’affidamento, dalla confidenza che sa generare non solo buoni cristiani ma anche buoni cittadini. Chi sa vivere la comunione con Cristo e con la Chiesa sa abitare il mondo e sa rendere il mondo trasparenza dell’amore di Dio”.

La seconda sollecitazione sull’amore posta da Mons. Piazza è stata quella di saper “riconoscere Gesù” come – diversamente da Pietro, accade per Giovanni, il discepolo amato dal Signore: “solo l’amore ci fa riconoscere i segni. Chi ragiona con altri criteri non rileva le grandi opportunità che traccia sulla nostra strada lo Spirito di Dio e che comunque ci riserva delle opportunità che non possiamo sprecare”.

Parole, quelle del Vescovo, mosse dalla responsabilità paterna di chi è stato chiamato a “dilatare il cuore”, a dire , estendendo il proprio impegno oltre i confini della Diocesi di Sessa Aurunca. Missione che si raddoppia, e di cui ha anticipato la delicatezza e la complessità, ma altrettanto la bellezza della reciprocità e della crescita insieme che le due Chiese compiranno, “imparando a conoscersi e volersi bene”. Occasione, questa, per il Vescovo, per ringraziare la delegazione di fedeli e sacerdoti della Diocesi di Sessa Aurunca che lo ha accompagnato ad Alife. Parole dove è ritornato l’invito iniziale del Vangelo ad andare oltre, a fidarsi, ad aprire i confini del cuore alle sorprese di amore e misericordia che il Signore non fa mancare alla Chiesa. “È importante aprire il cuore, essere disposti ad ascoltare lui, a lasciarsi condurre per mano altrimenti i nostri occhi entrano in un cono d’ombra che non riconosce più il positivo della vita e malgrado intorno a noi ci sono tanti segni di speranza, costruiamo solo conflittualità”.

E se il confronto con la parola di Dio chiede impegni e assunzioni di responsabilità, anche da parte del Vescovo Franco la consegna, l’appello, una sorta di primo sguardo negli occhi della Chiesa – di preti e laici – che gli è stata affidata da Papa Francesco, e una richiesta di responsabile operosità attraverso tre stili: annuncio, obbedienza, testimonianza, richiamo agli Atti degli Apostoli che in questo tempo pasquale accompagna i cristiani, lì dove la Chiesa si edifica e si conforta vicendevolmente, si impegna coraggiosamente superando le sue stesse divisioni e guarda al futuro.

Annuncio
“Come vorrei che tenessimo ben chiaro in mente che il centro della nostra vita è Cristo Signore, nostra unica speranza. Dobbiamo parlare di lui! Ne parliamo sempre meno. Se non parliamo di Lui il nostro cuore non si riscalda e il sogno di Cristo non diventa il nostro sogno, e la redenzione di Cristo non diventa la nostra redenzione, e l’umanità non riceve da chi è chiamato ad essere lievito e sale della terra quel fermento perché anche la comunione sociale, anche la realtà quotidiana del mondo complessa e frammentata possa ritrovare i segni della speranza”.

Obbedienza
“L’obbedienza è un atto di amore, di libertà. Obbediamo a Cristo e alla Chiesa! Dobbiamo amare ciò che scegliamo e dobbiamo sapere incarnare quello che è alla radice della nostra scelta”. È ciò che consente ai discepoli di superare la paura e l’angoscia che fanno perdere la capacità di osare, “di saper andare veramente…”

Testimonianza
Testimonianza che è esperienza concreta e conseguenza naturale di chi porta Cristo secondo lo stile della gioia, della sinodalità, della fraternità che si compiono “quando si ama lo stesso obiettivo”, quando “si ama la stessa opera”.

Nella esperienza pastorale di Mons. Piazza, da sacerdote e da vescovo, costante il richiamo audace a coniugare impegno ecclesiale e sociale che felicemente si corrispondono e che si traducono nell’esperienza della mutualità e della sussidiarietà: così è stato ancora una volta nell’omelia di ieri sera.
Saluto e sollecitazione alle autorità civili e militari presenti, ma in particolare al popolo di Dio, a guardare oltre ciò che non va, a smetterla di manifestare solo i problemi che impoveriscono i sogni di Cristo per la sua Chiesa: “Ecco perché fratelli cari, la Chiesa oggi è chiamata a dare anima al mondo, a dare speranza al mondo. Non rendiamo protagonisti i problemi, rendiamo protagonista la speranza”, gareggiando a dare di più.

Al termine della messa, Mons. Piazza è stato stretto dall’affetto dei presenti (una Chiesa che ti conosce e già ti ama, così l’ha descritta il Vescovo Valentino nel saluto iniziale in cui ha consegnato la Comunità al nuovo Pastore): in tanti si sono riversati in sacrestia per salutarlo personalmente e dargli il benvenuto.

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