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Sosteniamo la carità del Papa. Domenica 30 giugno torna l’appuntamento con l’Obolo di San Pietro

Un piccolo segno collettivo diventa "carità" di molti per sostenere progetti contro la povertà, a favore dell'istruzione, per recuperare i danni causati da terremoti e alluvioni, per garantire condizioni di vita agiate ai più poveri. Un fiume silente di generosità che ogni giorno dalle mani del Papa si muove verso il Mondo intero

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Non c’è giorno che passi senza la carità del Papa; non c’è emergenza umanitaria senza la notizia dell’intervento del successore di Cristo lì dove si è levata una grave emergenza… Non c’è angolo del mondo escluso dalla generosità, raccontata o silenziosa, a cui giunga il sostegno della Chiesa.
Si chiama Obolo di San Pietro, che alla mente non può che richiamare una piccola offerta, uno spicciolo, il poco che si ha; ma è nella partecipazione collettiva, animata dall’unico intento di sostenere l’evangelizzazione e dare respiro alla carità verso gli ultimi, che la forma dell’antica moneta assume un significato diverso, ben più grande del suo stesso valore.
L’Azione parte dalla Sede Apostolica, ma porta con sè la ricchezza e la generosità che viene dai credenti di tutto il mondo.
Si tratta di una vera e propria colletta che il Papa chiede a tutta la Chiesa, è attiva tutto l’anno, ma che viene ricordata e celebrata in occasione della festa dei Ss. Pietro e Paolo, il 29 giugno. Al fine di darne maggiore visibilità e poter più facilmente veicolare il messaggio che l’Obolo racchiude, si sceglie la domenica più vicina a questa ricorrenza per “portare” l’iniziativa nelle Parrocchie di tutto il mondo, quindi quest’anno l’appuntamento è per il 30 giugno.

 

 

“È un gesto antico – si legge sul sito internet dedicato (da cui è possibile fare anche donazioni online) –  iniziato con la prima comunità degli apostoli, e che continua a ripetersi  perché la carità è il distintivo dei discepoli di Gesù: «Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni verso gli altri» (Gv 13, 35)». (…) Con questo dono possiamo allargare lo sguardo e il cuore alla Chiesa, sparsa nel mondo, che si fa compagna di strada di famiglie e popoli in cammino per lo sviluppo umano, spirituale e materiale, a beneficio di tutte le società”.

Il bene comune è superiore alla somma dei singoli interessi, è un passaggio da ciò che “è meglio per me” a ciò che “è meglio per tutti” (Papa Francesco, Incontro con le Autorità Civili nella Cattedrale di La Paz, Bolivia, 8 luglio 2015

Anche nelle chiese della Diocesi di Alife-Caiazzo, le offerte raccolte durante le messe di domenica prossima saranno destinate alla carità del Papa: è il modo per sostenere piccole e grandi necessità legate al dolore e alla fame causati da guerre, terremoti, alluvioni, povertà sociale e culturale; un modo per dire “Ci siamo anche noi accanto al Papa”; ci siamo anche noi nell’auto del suo elemosiniere, l’ormai noto don Konrad Krajewski, in giro per le strade e le stazioni di Roma in soccorso dei senzatetto e delle famiglie bisognose”; “ci siamo anche noi nelle carceri dimenticate”; “ci siamo anche noi nelle scuole del Rwanda dove si insegna ai bambini poveri audiolesi“; “ci siamo anche noi tra i giovani rifugiati siriani per i quali è attivo un costante finanziamento che permetta loro di studiare in Giordania…” (clicca qui per conoscere le opere realizzate).

Ognuno come può, ognuno facendo del proprio meglio, e così sentendosi parte della grande famiglia umana. Perchè restare connessi, oggi, è molto di più di quello che pensiamo…

 

 

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