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Giulia D’Angerio e Carlo Pastore, una vita insieme per il Matese

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Frammenti di un comune amore per il Matese

 di Carlo Pastore                 

Una storia che parla di due persone, ma a raccontarla brevemente per la rubrica di Clarus Matese tra moderno e contemporaneo è uno dei due, Carlo.
Di lui e della moglie, scomparsa nel 2010, tiene viva – con delicatezza e discrezione – la memoria di un impegno unico in tutto il territorio matesino, ancora oggi modello per i tanti che si cimentano con la montagna o con l’applicazione di un senso civico particolarmente motivato e robusto.
Brevi passaggi per ricordarne la vivacità di talune imprese, spesso fuori dal comune, ma forse ai suoi occhi semplicemente normali e dovute, per il bene di questo territorio. Al loro comune impegno si deve oggi la presenza del Club Alpino Italiano nel Matese

La scuola
Conviene che accenni all’amore che Giulia provava verso chi non era in grado di difendersi. Ella soleva riflettere sulla frase «la legge è uguale per tutti, ma i cittadini  non sono tutti uguali di fronte alla legge». Agli inizi degli anni Settanta, quando lavoravo a Taranto negli uffici di programmazione presso l’Italsider, Giulia m’inviò una lettera piena di disperazione perché la direttrice didattica della scuola elementare di San Gregorio Matese, agli esami conclusivi, si permise di bocciare tutti gli alunni più disagiati perché costretti alla monticazione in primavera e alla migrazione a valle in autunno. Giulia amava troppo i suoi alunni per lasciarli nelle mani di chi era spinto soltanto da motivi politici e malcelate preclusioni di classe. Nella lettera successiva la disperazione era  già stata sostituita dall’azione, in quanto Giulia si era recata da una sua cugina in Umbria, a Spoleto, la direttrice didattica (poi ispettrice) Mariantonietta Albanese, per consigliarsi su cosa fare. Fu così che  l’ispettore ministeriale, da Giulia chiamato, nel constatare che i compiti degli scolari più umili erano validi al pari di quelli dei più abbienti, costrinse la direttrice di San Gregorio a scrivere su ogni compito il voto SEI! E furono tutti promossi! In lei mi piaceva questa forza innata, che io alimentavo, avversando financo  i pareri provenienti da famiglie amiche di tendenza conservatrice, che suggerivano di non combattere contro le istituzioni, con la frase fatta «sai Giulietta, i superiori hanno sempre ragione». Condividendo gli stessi ideali il nostro rapporto si saldò sempre di più. Erano altri tempi e i genitori degli alunni, notando questa maestra diversa ne restarono sorpresi, ma furono ancora più stupiti quando iniziammo a perlustrare l’intero Matese mentre portavamo le pagelle nei capanni dei pastori.

Il matrimonio
Nel  1972 ci sposammo  a Cervinia, in Valle d’Aosta, dopo la promessa fatta una sera a San Gregorio in parrocchia da Don Marcello Caravella. I nostri testimoni di nozze furono due guide alpine, di cui ricordo Pio Perroquet, che aveva accompagnato la regina Maria Josè sul Cervino. Con gli sci al nostro fianco, il sacerdote Don Sterpone fece diffondere nella chiesetta degli alpini la dolce musica di Händel. Come pranzo nuziale mangiammo una fetta di torta, con i testimoni e il sacerdote. Come viaggio di nozze salimmo al Briathon (4165m.), e con la guida Ferdinand  Gaspard ci arrampicammo al Dôme du Goûter (3800m.) e raggiungemmo la Capanna Vallot (4300m.).

Passioni ed impegno civile
La montagna
Affascinati dagli scorci suggestivi del Matese, pensammo che tutti avevano diritto a godere di tante bellezze, così più volte andammo a Caserta per acquistare le carte topografiche dalla libreria «Croce», in piazza Margherita. Ci preparammo con lunghissimi studi al tavolino e ci attesero giornate di intenso lavoro per tracciare i sentieri con la segnaletica  internazionale del CAI (Club Alpino Italiano), usando i colori bianco e rosso. Dei 6000 km del Sentiero Italia- che attraversa il Matese- ne tracciammo 60. Lavori portati a termine senza l’aiuto economico di nessun ente. Già nel 1966, quando era sindaco di Piedimonte il dottore Gennaro Sorgente, Giulia, suo fratello Filippo, ed altri coraggiosi ma entusiasti pionieri furono protagonisti della nascita di Bocca della Selva, piccola stazione alpestre dove era possibile imparare a sciare senza grandi pretese; fu un’intuizione che per anni ha alimentato una discreta economia, oggi è ferma per colpevole indolenza. Giulia ed io sul Matese abbiamo realizzato l’unica pista di sci di fondo, omologata a livello nazionale, presso Monte Orso, dove abbiamo organizzato tante gare interregionali per più di dieci anni.
A Monte Orso, per la preparazione atletica abbiamo condotto i bambini che gareggiavano nelle fasi nazionali dei Giochi della Gioventù. Mi piace ricordare la piccola Cinzia Loffreda, che a Roccaraso lesse la promessa dello studente all’apertura dei Giochi; la sua foto apparve nel giornale del CONI. In quelle gare trionfò Pasqualino Stocchetti, destando l’interesse del famoso giornalista Alfredo Pigna. Alla fine della gara Giulia mise la giacca sulle spalle del piccolo atleta, la foto fu pubblicata pure su «Topolino». Giulia nessun campo tralasciava per portare avanti la crescita del Matese, il suo amore per le piante, per i fiori e per gli alberi è iniziato quando insegnava a San Gregorio. Una volta in montagna la vidi concentrata a guardare un fiore. Le dissi: «ma cosa fai ?». Con fare scherzoso, mi rispose : «gli sto chiedendo come si chiama». Così ebbe iniziò un’altra ricerca, che durò più di dieci anni. Addentrandoci negli angoli più reconditi, Giulia descrisse oltre 400 essenze floreali, attirando l’attenzione di una dottoressa del Giardino Botanico di Napoli.

La raccolta differenziata dei rifiuti
Passando alla pervicace difesa della natura, tema più che mai attuale, Giulia produsse due quaderni- che gratuitamente distribuimmo alle amministrazioni locali- sulla separazione dei rifiuti e il riciclo.

L’amore per i cani
Che dire del suo amore per i cani. Noi due realizzammo un rifugio che aveva la sola funzione di promuovere la sterilizzazione dei randagi. Ci costò 30 milioni delle vecchie Lire.

La toponomastica di Piedimonte
Un’altra lotta condotta da Giulia fu quella nel campo della toponomastica di Piedimonte.  Sulla scia del professore Dante Marrocco, il quale sosteneva che le strade non dovevano avere nomi di persone ma quelli tramandati dalla storia del territorio, Giulia raccolse più di mille firme che portammo in Prefettura a Caserta e in Soprintendenza a Napoli.

La politica
Ricordo ancora il suo impegno politico con i Verdi. Giulia sosteneva che le risorse si sarebbero potute ricavare dal territorio con il binomio ecologia – economia e la filiera corta alimentare. L’ultima battaglia fatta da Giulia è stata contro l’eolico, insieme all’ onorevole Carlo Ripa di Meana.  Non dimentico i numerosi interventi fatti per avere il Parco Nazionale del Matese. Conservo gelosamente una lettera che Giulia scrisse alla Regione Campania perorando la giusta causa ambientalista.

La vita culturale
Ricordo ancora la vita culturale nel Palazzo Ducale di Piedimonte. Con Margherita Gaetani di Laurenzana, Giulia promosse giornate di studi su Beniamino Caso, Aurora Sanseverino, il moto internazionalista di Cafiero e Malatesta, Aurora Sanseverino. Ci fu pure un concerto del Antonino Cascio.

Ci manca!

Bibliografia
Carlo Pastore e Giulia D’Angerio, Giulia, Sentieri del Matese, Piedimonte Matese, Ed. ASMV 1996.

Giulia D’Angerio e Carlo Pastore, Fiori sul Matese. Massiccio dell’Appennino Centro Meridionale, Piedimonte Matese, a cura degli Autori 2002.

6 COMMENTI

  1. Salve,
    Mi viene d’acchito: perchè non dedicare un Sentiero, magari particolarmente gradito a questa grande donna, chiamandolo “Sentiero Giulia?” Perchè non tracciarlo ex novo?

  2. Avendola conosciuta questo articolo mi ha fatto rivivere tanti ricordi e momenti vissuti con lei e Carlo insieme a mio marito e figli. Grande Giulia sempre nel nostro cuore

  3. E’ difficile dire solo grazie, questa donna porta e portera’ sempre nei passi che facciamo nel nostro meraviglioso matese il suo credo il suo. Voler bene alla montagna ciao Giulia da chi ancora oggi segue le tue orme.

  4. Grazie carlo di questo bellissimo ricordo. Giulia ci è rimasta nel cuore e plaudo all’idea di intitolarle il suo sentiero preferito è, perché no, anche la sua cima cima preferita. PLC

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