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La tipografia matesina di Gabriele Bastone

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Matese. Tra moderno e contemporaneo

Un libro antico o un giornale di tanti anni fa catturano la nostra attenzione e ci catapultano nel passato come una madeleine di Proust. Buon viaggio in questo appassionante percorso di storia ma soprattutto di arte, com’è tale quella tipografica…ancor più se le sue radici affondano nel nostro Matese.

Gabriele Bastone, tipografo «migrante» tra Campania e Molise

 di Giorgio Palmieri (riduzione a cura di Armando Pepe)

Si cercherà di ricostruire la parabola descritta da Gabriele Bastone, tipografo originario di Piedimonte che, negli anni settanta dell’Ottocento, dopo aver iniziato l’attività nel centro matesino, si trasferisce e opera per oltre un ventennio ad Agnone, nell’alto Molise, quindi ritorna a Piedimonte, dove continua ad esercitare il mestiere di tipografo fino alla Prima guerra mondiale.

Le prime realizzazioni tipografiche, con la sigla «Bastone», risalgono agli inizi degli anni settanta dell’Ottocento. Nel 1871 registriamo un volume di studi di medicina del dottor Gabriele Martone e un opuscolo contenente lo Statuto del Monte dei Pegni della Congrega di Carità di Piedimonte, mentre nel 1877 viene dato alla luce un breve scritto di Mariano Piazza, di San Potito Sannitico, sul quale è rinvenibile la sigla «Tip[ografia] Silvio Bastone». In sintesi a Piedimonte, dal 1871 al 1877, abbiamo la progressiva comparsa di quattro diverse sigle tipografiche riconducibili al cognome «Bastone», cioè: «Gabriele Bastone», «Bastone», «Fratelli Bastone» e «Silvio Bastone». La sigla «Silvio Bastone» è l’unica a essere presente a Piedimonte nel ventennio successivo al 1877. È il ventennio in cui Gabriele Bastone, fratello di Silvio, trasferisce la sua attività nel Molise, ad Agnone. La presenza di Gabriele Bastone in Agnone è attestata dal 1876 al 1897.
La fase iniziale della sua attività molisana è contrassegnata da non poche difficoltà.
Lo si evince immediatamente dalla esiguità della produzione.
Il lento e faticoso conseguimento di accettabili livelli produttivi consente a Gabriele Bastone di garantire continuità alla pubblicazione del periodico «Aquilonia» e di stampare altri numerosi giornali locali, quali «Vittorino da Feltre», «Il Risveglio», «La Sentinella», «L’Emulazione», «Bibliografia e cronachetta scientifica», «Il Piccolo Sannita», «Il Bollettino semestrale pubblicato dall’Azienda Agraria Sannitica Berardo D’Onofrio», «L’Eco del Sannio», «Il Nuovo Risveglio», «L’Agricoltura Pratica». Nei sette anni che vanno dal 1888 al 1894 la tipografia agnonese di Gabriele Bastone dà alle stampe 62 titoli.
Inoltre, relativamente alla foliazione, in questo lasso temporale vengono impressi tutti i lavori di maggior impegno della Tipografia Bastone, compresi cinque libri veri e propri realizzati (volumi formati da oltre 96 pagine), tre dei quali presentano una paginazione superiore alle 200 e uno superiore alle 300 pagine. Durante il primo periodo di attività, la Bastone aveva stampato prevalentemente opuscoli, occasionati da circostanze, relazioni amministrative, scritti polemici riconducibili alle lotte politiche locali, inserendosi così a pieno titolo nel novero delle aziende tipografiche delle province meridionali della seconda metà dell’Ottocento che, in gran parte, svolgevano quasi esclusivamente attività di servizio per il territorio.

La Pedagogia
Un’eccezione vivacizza il profilo sostanzialmente piatto disegnato fino a questo punto dalla tipografia, un’eccezione interpretabile come spia di attenzioni e interessi che saranno ripresi, e sviluppati, negli anni successivi: la stampa, nel 1885, di due diverse edizioni delle «Briciole pedagogiche» di Sabino D’Elia, primo tassello di un filone di testi di argomento scolastico-pedagogico che rappresenterà una sorta di filo rosso nell’intera parabola produttiva agnonese di Gabriele Bastone.

31La Storia Locale
È dal 1888, tuttavia, che nella produzione di Gabriele Bastone si possono individuare cambiamenti sostanziali: la pubblicazione, in quello stesso anno, delle due importanti opere di storia patria di Odoardo Ciani, «La città di Agnone e la sua cronistoria» e di Ascensio Marinelli «Memorie patrie con alcune biografie di uomini illustri agnonesi. Seconda edizione», destinate a ricoprire un ruolo non marginale nel contesto della storiografia locale e regionale [del Molise], del pioneristico lavoro di Tommaso Marinelli sui fonditori di campane, e delle riflessioni pedagogico-filosofiche di Giuseppe Nicola Savastano. In definitiva, grazie alla implementata dotazione tecnica e alla perfezionata organizzazione complessiva, dal 1888 la tipografia Bastone riesce a proporsi come azienda di riferimento, in grado di soddisfare in loco idee, aspirazioni letterarie e/o culturali, in precedenza- per forza di cose-  destinate ad altri mercati tipografici, in genere abruzzesi e napoletani.

Altri titoli
Oltre ai titoli ricordati, dal 1888 il catalogo di Gabriele Bastone annovera altre opere di interesse locale, fra le quali spiccano il «Vocabolario del dialetto agnonese» di Giuseppe Cremonese (1893) e molti scritti d’occasione, compresi i tributi alla memoria di Giovanni Tirone, morto a Dogali.

Il ritorno a Piedimonte
Nel settembre 1897, infine, Gabriele Bastone rientra a Piedimonte dove, per qualche mese, continua a stampare anche l’«Eco del Sannio». Qui Gabriele Bastone imprime un numero estremamente limitato di titoli. Tuttavia, anche all’interno della nuova produzione piedimontese di Gabriele Bastone, è possibile individuare un connotante tratto di originalità: la realizzazione di alcune pubblicazioni di argomento agricolo e di due periodici specializzati, il «Bollettino dei Consorzi agrari del Sannio Alifano» nel 1910,  e il «Bollettino della cattedra ambulante di agricoltura di Piedimonte d’Alife» fra il 1915 e il 1917.

Il punto più alto della parabola descritta dall’itinerante tipografo matesino in quasi cinquanta anni coincide quindi con il soggiorno agnonese; qui egli è riuscito ad esplicare al meglio le sue capacità e a incidere più profondamente sulla realtà locale.

Bibliografia
Giorgio Palmieri, La mediazione difficile: tipografie, biblioteche, bibliografie nell’Italia meridionale fra ‘800 e ‘900, Macerata, Biblohaus 2015, pp. 13- 32.

Ringrazio l’editore e amico Simone Pasquali, che mi ha permesso di riportare qui (su Clarus) il saggio di Giorgio Palmieri (in foto), alla cui memoria questo articolo è dedicato. 
Armano Pepe

 

4 COMMENTI

  1. Il mondo della piccola editoria, in particolare nel periodo descritto in questo volume, è di estremo interesse non solo dal punto di vista socio-culturale ma anche e soprattutto perché focalizza l’iniziativa imprenditoriale dando uno scorcio della storia economica poco conosciuto, in un’Italia di fine ‘800 che vede Nitti (affiancato poi dal suo allievo Beneduce) alle ricerca di un volano proprio in questo campo, a fronte di una finanza basata sulla rendita e il latifondo. Grazie per questo contributo

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