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Palazzo Ducale, dalle foto all’impegno civico. Storia di un recupero che è anche sociale

La politica per la città è quella di tutti i giorni, di chi la fa appassionandosi ai beni comuni in questo modo e lotta perchè essi non smettano il loro ruolo sociale e talvolta morale che hanno rappresentato. Ne abbiamo parlato con Mariesol Pacella, prima di tutto perchè ci piace parlare con i giovani e dare voce non solo ai loro sogni, ma anche alle lucide considerazioni sul presente

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Mariesol Pacella è una giovane cittadina di Piedimonte Matese.
Ricordate le sue numerose foto scattate a Palazzo Ducale circa tre anni fa?
E la denuncia via web delle condizioni in cui versava (e versa) l’antico baluardo della famiglia Gaetani D’Aragona?
Ricordate la nascita del gruppo facebook Recuperiamo Palazzo Ducale?
Le sue idee, le provocazioni di una giovanissima ancora minorenne, vennero accolte da alcuni cittadini particolarmente toccati dal caso e da lì una serie di azioni mirate per il bene di questo tesoro cittadino.
Mariesol nel frattempo ha concluso gli studi superiori presso l’Istituto agrario della città; nei prossimi giorni inizierà a frequentare la Facoltà di Scienze ambientali di Caserta.
Continua a coltivare la passione per la fotografia; si è guadagnata un incarico di consigliere nel Forum dei giovani e alimenta il sogno di mettersi a disposizione, ancora una volta, della sua Piedimonte Matese. In che modo? Non esclude di “amministrare”, di avere la responsabilità della politica cittadina…
Le sue riflessioni su Palazzo Ducale sono tornate una settimana fa, all’indomani delle Giornate europee del Patrimonio in cui si è inserita l’iniziativa dell’associazione culturale Byblos che ha organizzato visite guidate presso l’antico edificio: non solo occasione per ammirare il fasto di una struttura unica in quest’area della provincia casertana ma per tenere ancora accesa la luce sulle condizioni in cui versa. Stupore e sconcerto in quanti (numerosi) hanno risposto all’appello, segno di una partecipazione, anche se non diretta ma solo emozionale, alla storia di ieri e di oggi del Palazzo.

“Istituzioni, cittadini, proviamo a riportarlo in vita”
ha scritto lei. “Ogni singolo gesto, ogni nostra singola azione può aiutare a non lasciarlo morire, a non “buttarlo” nel dimenticatoio e sprofondare nell’indifferenza…”.
Da qui l’idea di tornare a parlarne con Mariesol e guardarlo, l’antico forte dei nobili di Piedimonte, con gli occhi “giovani” di chi conferma la propria fiducia nelle istituzioni e nei concittadini, e pensa, che di mollare la presa, proprio non sia il caso.

Cosa immagini dietro queste parole? Quale sogno nascondono?
Immagino tutti i miei concittadini con gli occhi bene aperti per rendersi conto di quello che purtroppo stiamo perdendo.
Voglio immaginarli mentre ne parlano di palazzo Ducale; mentre vanno a fare una passeggiata la domenica mattina per guardarlo, fotografarlo; mentre chiedono ai più anziani com’era in passato…
Sono tutti piccoli gesti che lo aiuterebbero a rimanere in vita, a lottare per non lasciarlo crollare nell’indifferenza, a non sprofondare in un buco nero senza uscita.
Mi piacerebbe ascoltare di progetti e idee sul suo futuro: sarebbe bello sapere che ci sono persone che lo amano e lo rivogliono in vita.

Palazzo ducale di piedimonte-matese
La facciata di Palazzo ducale come si presneta oggi

Come è scattata tre anni fa la molla che ha lanciato le idee nate intorno a Palazzo Ducale?
Ero ad un Caffè d’autunno (manifestazione letteraria a cura dell’associazione culturale Byblos di Piedimonte Matese), dove era stata invitata la scrittrice e giornalista de Il Mattino, Nadia Verdile.
Si parlò della villa borbonica di Carditello sottratta alla camorra e ridata alla comunità… La giornalista, protagonista di questa battaglia, spiegò che quel lungo processo era nato dai cittadini, fino ad arrivare a sensibilizzare le istituzioni , portando a casa i risultati che oggi sono sotto gli occhi di tutti. A questo proposito consigliò di fare lo stesso per recuperare il nostro tesoro perduto: Palazzo ducale.
Tornai a casa, riflettei a lungo sulle sue parole e mi si aprirono gli occhi su quello che stavamo lasciando morire; capii che era il momento di fare qualcosa, o almeno provarci.
Quindi creai il gruppo pubblico su Facebook “Recuperiamo palazzo ducale” e iniziai ad inserirvi persone…
Da quel momento per me Palazzo ducale è iniziato ad essere molto più di un semplice monumento, ma un impegno.

Cosa è successo da allora?
Dopo il gruppo Facebook abbiamo istituito un comitato di cui facevo e faccio parte tutt’ora, insieme ad altri attivisti… Abbiamo lanciato una petizione da depositare alla provincia di Caserta: volevamo capirci di più e soprattutto conoscere la sorte dei 2mln di euro stanziati per il risanamento e messa in sicurezza di quel bene. Successivamente abbiamo candidato Palazzo Ducale al censimento de I luoghi del cuore organizzato dal Fondo Ambiente Italiano ogni due anni. Il risultato è stato a dir poco soddisfacente: la causa del Palazzo ha viaggiato per tutta l’Italia.
Abbiamo distribuito fogli per firmare ovunque e abbiamo avuto la solidarietà di quasi 15mila persone di ogni ceto sociale, ogni pensiero politico ma soprattutto di paesi e regioni diverse. La vittoria più grande è stata questa: unire tanta gente per tornare a far risplendere un nostro antico tesoro.
Successivamente ci siamo recati in Provincia e in Regione per mettere al corrente le istituzioni del lavoro e aggiornarle del progressivo degrado del palazzo. Ad oggi nulla di concreto e di nuovo. Ma voglio dare ancora fiducia a chi ci governa.

Come hai vissuto questo crescendo di interesse, partito quasi per caso…?
Mi ha molto colpito il gran lavoro di squadra che ha visto il comitato non fermarsi un solo giorno, dall’inizio alla fine del censimento, permettendoci quindi di raccogliere 14472 frutti, nati dai nostri sacrifici e dalla passione comune di recuperare un bene non solo per la città ma anche per un territorio più ampio.

Hai dedicato a Palazzo ducale la poesia di Govoni, Villa chiusa. Lì dove si legge di “solitudine forzata” si cela tutta la lungaggine burocratica e l’opalescenza che riveste il recupero di questo bene cittadino. Quale appello rivolgi in questo momento alle istituzioni e ai cittadini che tu chiami in causa?
Ai miei concittadini chiedo di unirci in questa lunga e dura battaglia.. di guardare tutti nella stessa direzione.
Alle istituzioni voglio semplicemente chiedere di esserci, di stare dalla nostra parte, e fare quello che noi purtroppo non possiamo fare.
Voglio chiedere di non guadagnare “a spese” del palazzo, come purtroppo in passato pare sia già accaduto.
Sono fiduciosa; mi sono confrontata più volte con la nostra Amministrazione comunale e ho notato una buona sensibilità sul tema…
Mi piacerebbe che il nostro motto fosse Unione e sensibilità per #recuperarepalazzoducale.
Io ci credo.

 

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