Home Primo Piano Il caso “Bocca della Selva”. Strategia e lungimiranza politica le grandi assenti

Il caso “Bocca della Selva”. Strategia e lungimiranza politica le grandi assenti

La Regione Campania finanzia il recupero dell'impianto sciistico di Laceno, ed è subito polemica sul versante matesino che ospita gli storici impianti di Bocca della Selva

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Polemiche si sono sollevate dal Matese alla notizia del 17 ottobre che la Regione Campania ha finanziato gli impianti sciistici di Laceno con un importo di 12milioni di euro.
Bocca della Selva, altro impianto campano, sul nostro Matese, è fuori da questa possibilità di recupero: situazione che ha generato non pochi commenti e  reso necessario il chiarimento (tramite il Comune di Piedimonte Matese) che il territorio in questione è escluso dal 2014 dalla perimetrazione che lo classifica come “area interna di interesse regionale”, dunque non rientrante in questo vantaggioso “recupero”.
(Ma la politica locale, nel tempo, avrebbe avuto progetti sul futuro di Bocca ed altre strade per recuperare il sito?). Il 4 ottobre tuttavia il Comune di Cusano Mutri, con determina n.447 incarica tre tecnici per un primo studio sulla “rivitalizzazione” degli impianti di Bocca della Selva. Cosa si muove?
Al link seguente (CLICCA) è possibile ripercorrere la storia della stazione sciistica di Bocca della Selva (1395 mt slm) che ricade nel territorio del Comune di Piedimonte Matese, San Gregorio Matese e in parte in quello di Cusano Mutri (BN).

Quella che segue è una riflessione larga, che partendo dal caso di Bocca della Selva, ci proporrà davanti agli occhi numerose e facili visioni di altro da fare e pensare per il futuro del territorio matesino-altocasertano.

Luca Di Lello – Giovedì la Regione Campania ha annunciato attraverso i suoi profili social di aver “stanziato oltre 12 milioni di euro per la sciovia del Laceno per il ripristino della stazione sciistica della Campania”. La notizia nel Matese ha destato indignazioni in varie forme, per lo più sui social tramite le condivisioni del post suddetto con didascalie che dicevano grossomodo “e a noi?”.
Tutti infatti vediamo i complessi di Bocca della Selva abbandonati, montagne di progetti pensati ed elaborati, decine di assemblee tematiche ma mai il decollo di quel posto. O tutti almeno pensiamo alle migliaia di persone che potrebbero attraversare il nostro parco. Se solo ci fosse lì un sito attrezzato e funzionante capace di portare le persone a sciare.
A tal riguardo (e non solo) nel Matese, e in particolare a Piedimonte Matese, esiste un pullulare di encomiabili comitati civici, azioni congiunte e trasversali che si adoperano per risolvere singole questioni del territorio. A volte riuscendoci, a volte riuscendo a costruire un fronte di lotta, altre volte perdendosi nella loro autoreferenzialità.

Il nostro territorio, come tutte le aree interne ha certamente delle problematiche aperte, delle ferite ancora sanguinanti, delle risposte disattese che le istituzioni più grandi talvolta non riescono a corrispondere. Ma osserviamo con rammarico che si va sviluppando anche il suo risvolto negativo. E  per tanto esiste una richiesta di politica tesa al carpe diem dei bandi europei, a prendere a spallate gli altri territori, quasi i nostri uffici tecnici partecipassero a gare sportive per chi riesce ad accaparrarsi più risorse. Si vedono tante critiche alla Regione ma tutte senza dati complessivi rielaborati, senza un ragionamento politico organico, coerente e alternativo dalla strategia regionale. E se c’è progettazione sembra fermarsi al perimetro del nostro comprensorio.

Se tutti gioiamo per la ribalta sul piano nazionale di un nostro prodotto tipico, se tutti esultiamo per un nostro successo, questo non deve porci in lotta con gli altri territori per l’accesso alle risorse di ogni tipo. Io non condivido questo piagnucolare.
Sono d’altro avviso. Il campanilismo non mi ha mai affascinato. I localismi, le “paesanologie” senza una strategia politica di insieme sono sterili. La politica di caccia al bando regionale o europeo per “ottenere soldi per il nostro territorio” fine a se stessa è politica inutile e anche dannosa. È pane per oggi che diventa miseria per domani.

Le complesse problematiche delle aree interne e svantaggiate – come il nostro Matese – non si risolvono con milioni di euro di finanziamenti. I soldi non bastano (che poi, tra l’altro, li ha avuti, e pure tanti). E non bastano nemmeno le competenze di chi li sa spendere. Non occorre inseguire né il politico-messia che dalla stanza dei bottoni faccia cadere un po’ più di elemosina dalla parte nostra, né funziona l’idea che la politica sia una gara di competenze, che il più bravo vinca.
La competenza è infatti – per usare un linguaggio matematico – una condizione necessaria ma non sufficiente.
Serve lungimiranza, servono lunghe vedute. Serve un piano d’azione generale e poi perseguirlo attraverso le sedi istituzionali più grandi. In una parola: serve la Politica. Quella vera.

Sembrano avverarsi queste parole profetiche di Pasolini che nel lontano 1975 scriveva: “Prevedo la spoliticizzazione completa dell’Italia: diventeremo un gran corpo senza nervi, senza più riflessi. Lo so: i comitati di quartiere, la partecipazione dei genitori nelle scuole, la politica dal basso… Ma sono tutte iniziative pratiche, utilitaristiche, in definitiva: non politiche. La strada maestra, fatta di qualunquismo e di alienante egoismo, è già tracciata. Resterà forse, come sempre è accaduto in passato, qualche sentiero: non so però chi lo percorrerà, e come…”

Non facciamo la lode ai tempi andati, di quando comunisti e democristiani si contendevano non solo una tornata amministrativa locale, ma due idee complessive di diverso sviluppo del territorio, dove le loro sezioni non solo erano in costante fermento, ma che aprivano il filo diretto con Napoli e con Roma. Che erano parti integranti di una tradizione e di un progetto politico che godeva di quella profondità che solo le grandi idee riescono a imprimere. E senza quella nella pratica politica non si riesce ad andare lontano. È qui entra in gioco anche il tema della rappresentanza politica e della democrazia. Non basta avere i nostri conterranei nelle sedi competenti.
Occorre l’inverso, che noi con una strategia politica complessa ed elaborata scegliamo di delegare qualcuno che provi a metterla in campo.

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