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    Home»Arte e Cultura»Pergamene, “carte” di Archivio da condividere non solo online
    Arte e Cultura Chiesa e Diocesi

    Pergamene, “carte” di Archivio da condividere non solo online

    Luca Di Lello13 Novembre 2019Nessun commento

    Mercoledì 30 ottobre, nella cornice dello storico palazzo Mazziotti di Caiazzo è stato
    presentato un nuovo volume, il sesto, di un imponente lavoro di pubblicazione
    delle pergamene dell’Archivio vescovile di Caiazzo, incentrato su documenti della prima metà del XIV secolo (1309-1343). La docente e studiosa Laura Esposito, curatrice dell’opera, ha ricevuto, tra i numerosi elogi, quello del dottor Capone che, nel suo intervento, ha sottolineato quanta acribia abbia avuto nel marcare cronologicamente il lavoro individuandone il limite nell’età di Roberto. Accanto all’autrice, il sindaco Stefano Giaquinto, il quale ha sottolineato come la città di Caiazzo continui a coltivare questa vocazione attraverso il sostegno e la presenza attiva e dinamica dell’Archivio e della Biblioteca comunale, nonché l’intenzione di proseguire questo sano rapporto di stretta collaborazione tra Comune, Diocesi e Scuola, che tanti frutti positivi ha portato, dato di fatto dimostrato la folta presenza di alunni del Liceo Scientifico “P. Giannone” di Caiazzo tra il pubblico. A completare il parterre di relatori il vescovo mons. Orazio Francesco Piazza, amministratore di Alife-Caiazzo, il dottor Capone, la dottoressa Belli; il dottor Franzese e il dottore Luigi Arrigo che, oltre a fare da moderatore, ha introdotto l’argomento della conferenza.

     Sinossi degli interventi 

    Dottor Luigi Arrigo, direttore di Archivio e Biblioteca diocesi di Alife-Caiazzo
    L’intervento ha ripercorso la lunga storia di questa consistente operazione di
    restituzione e salvaguardia di una parte importantissima della storia del territorio di Alife-Caiazzo. Queste pergamene infatti, nel 1967, furono prelevate dall’Archivio Capitolare e portate all’Archivio di Stato di Napoli e lì rimaste in deposito per 50 anni. Dal 2017 si è tentato di ricostruire la quasi tormentata storia di questa traslatio che ha dapprima visto i documenti lasciare il proprio sito durante le amministrazioni subite dalle diocesi, prima del 1986 non ancora riunite, di Alife e Caiazzo rispettivamente da Caserta e da Capua, e in un secondo tempo varie e considerevoli spoliazioni di materiale in un generale quadro di marginalizzazione delle attività culturali (Per approfondire leggi qui). Già all’inizio
    degli anni 80, sotto la reggenza di mons. Campagna, sono stati realizzati i primi due volumi a cura di studiosi come Salvati, Apparla. In seguito, con la supervisione della dottoressa Belli e l’interesse di mons. Farina è continuata l’opera che ora arriva al sesto volume, passando per la mostra sul ritorno delle pergamene, incentrata sul notariato caiatino tra il XIII e XIV secolo e coadiuvata dall’utilizzo di strumenti multimediali d’avanguardia. Una parola, poi, per tutti i presenti, ricordando la passione condivisa con l’amico studioso Gianrufo Sparano e con tutto il gruppo di collaboratori che anima la Biblioteca e ha appena registrato un alto numero sia di presenze, sia di unità bibliografiche catalogate. In ultimo, la riconoscenza ai vescovi che si sono susseguiti, i quali hanno manifestato un interesse senza pari verso il recupero e la valorizzazione di questo prestigioso materiale documentario.

    Dottor Paolo Franzese, già direttore dell’Archivio di Stato di Napoli
    Il contributo è stato incentrato sull’idea che l’Archivio sia ormai divenuto un bisogno
    sociale riconosciuto. Di conseguenza la necessità di affrontarne la gestione con i mezzi giusti, magari un cambio di prospettiva che ponga la centralità nell’utenza. Le fonti documentarie sono dunque conoscenza del passato e pertanto non devono restare mero appannaggio di studiosi ma divenire, nelle opportune forme, accessibili a tutti. L’archivio oltre a conservare la storia, ne è parte integrante e intreccia le proprie vicende con
    quelle della storia territoriale e nazionale. E nel nostro caso un ruolo cruciale è infatti stato svolto dall’Archivio di Stato di Napoli.

    Dottoressa Carolina Belli, Funzionario del Ministero per i Beni e Attività culturali
    L’intervento è stato introdotto dalla scelta di una parola chiave: letizia. Gioia e
    profonda serenità nel fare il proprio lavoro, ingredienti indispensabili per nutrire un lavoro
    che prosegue fin dal 2001, quando la dott.ssa Esposito, al termine della Scuola di Paleografia, volle cominciare il tirocinio in archivio e, congiuntamente all’intervento del vescovo Farina, il fondo delle pergamene di Caiazzo si presentò come un lavoro ideale. Da lì si partì con l’inventario delle pergamene e l’impegno di un lavoro al tempo stesso sia di ampio respiro che filologicamente rigoroso. Tale esperienza dimostra l’importanza della sinergia tra le diverse discipline per arrivare ai risultati prefissi.

    palazzo-mazziotti-caiazzo-pergmane
    mons.-orazio-francesco-piazza-vescovo
    laura-esposito-pergamene-caiazzo

    Dottor Gabriele Capone, Soprintendente ai Beni Archivistici e Librari Campania
    L’intervento è cominciato con delle “scuse” rivolte ai ragazzi per l’autoreferenzialità con
    cui l’Archivistica si presenta e di qui foriera di un’immagine distorta di essa. Condividere con i ragazzi dei volumi specialistici è invece un passo avanti verso il grande traguardo che è l’apertura e la disposizione degli Archivi. La vera valorizzazione si ha dunque quando i documenti entrano in un circuito più ampio, per offrirsi alla fruizione di persone non addetti ai lavori, consolidando così il senso di appartenenza al territorio. Ciò è possibile mediante un processo di digitalizzazione che, però, va governato bene, facendo interagire le pergamene in etere tenendo conto che il notaio è una figura fondamentale nel tessuto sociale sia laico che ecclesiale del Medioevo e intesse un rapporto profondissimo col territorio. Tanto è vero che i notai sono così testimoni del loro tempo che a un certo punto subentra la figura del “notaio cronista”, un esempio fra tutti, Cola di Rienzo. L’archivio oggi ha bisogno di riconfigurarsi e rifunzionalizzarsi, e ciò solo prendendo coscienza che esso offre un servizio di conservazione di documenti di cui necessitano le famiglie.

    Mons. Orazio Francesco Piazza, amministratore apostolico diocesi Alife-Caiazzo
    La prolusione si è riallacciata al concetto di letizia, condiviso nella lunga attività di
    docente e studioso, ma soprattutto nella scelta di rendere prioritaria la dimensione culturale nel cammino pastorale tracciato e da tracciare. Si nota la pregevolezza della curatela scientifica nella composizione del documento, interamente orientato alla fruibilità, fondamentale per la trasmissione del dato. La calibratura di questi documenti in funzione del bene storico che andiamo a rilevare per poi poterlo comunicare è un tema centrale del nostro tempo visto che “Oggi ci si inventa storici facilmente. Come ci si
    inventa pensatori. Il pensiero è una realtà seria. Ha bisogno di metodo oltre che di intuizione, di passione, di coinvolgimento, di sguardo prospettico sulla realtà, ma ha bisogno soprattutto di metodo, ha bisogno di epistemologia“. Di qui il riferimento al filosofo Bacone: Citius emergit veritas ex errore quam e confusione, “la confusione nella ricerca genera la complicazione dell’identificazione di un dato veritativo e quindi non consente una progressione di un’analisi storica che ci consegna la verità dei fatti e diventa poi nell’azione ermeneutica di chi vuole leggere il passato con le categorie del presente un vero e proprio tradimento”.

    Dottoressa Laura Esposito, docente presso l’Università “Suor Orsola Benincasa” Napoli
    Dalla dottoressa Esposito parole di ringraziamento al dottor Luigi Arrigo e a Gianrufo
    Sparano per la passione condivisa. La dottoressa, riallacciandosi alla proposta del dottor Capone sui fondi archivistici, ha spiegato come Archivio e Biblioteca debbano offrire due forme di fruizione diverse e il prodotto scientifico è l’atto finale di uno studio
    di una realtà che deve essere toccata da vicino e ricercata con metodi specifici.
    Per questo, i suoi corsi universitari comprendono sempre almeno una visita
    presso un archivio. Infine, l’auspicio che inizi davvero per gli archivi la stagione di
    un’autentica valorizzazione e apertura al pubblico.

    alife-caiazzo archivio archivio storico caiazzo caiazzo

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