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Piedimonte Matese. “Il mondo non ha bisogno di bei sermoni”, la testimonianza di padre Moschetti al Circolo Frassati

Numerosi spunti per il secondo incontro culturale; sotto la lente del padre comboniano le numerose sfaccettature del fenomeno migratorio e la necessità di “sporcarsi le mani” in un mondo saturo di belle parole

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È stato un pomeriggio pieno ed intenso, quello che il Circolo culturale giovanile Pier Giorgio Frassati di Piedimonte Matese ha vissuto domenica scorsa.

Nella raccolta cornice della chiesa del Carmine, grazie alla collaborazione con la Caritas di Ave Gratia Plena e la Reale Arciconfraternita del Carmine, il Circolo ha avuto il piacere di ospitare padre Daniele Moschetti: il missionario comboniano, impegnato per diversi anni nel Sud del Sudan ed oggi in prima linea sul litorale domizio nell’accoglienza ai migranti, ha tenuto una riflessione proprio su quest’ultimo tema.

Innanzi tutto, padre Moschetti ha analizzato quali siano i problemi sollevati dal fenomeno migratorio “I motivi per cui un migrante si muove sono diversi – spiega il missionario – basti pensare alle multinazionali ed i popoli del Nord Europa che depredano l’Africa, privandola delle proprie risorse ed ‘accontentandola’ con la corruzione e l’illusione di quattro spiccioli”; vere e proprie briciole rispetto all’opportunità di uno sviluppo integrale, che figura all’orizzonte come un’eterna promessa, ben lontana dal realizzarsi.

“In secondo luogo – continua padre Moschetti – c’è una migrazione scatenata da variazioni di tipo climatico: al variare delle temperature il terreno inaridisce, diminuisce la possibilità di coltivare la terra ed avendo ben poco di cui sfamarsi, l’unica prospettiva che resta è quella di migrare”.

Prendendo in esame questi spunti, il missionario ha quindi introdotto il tema dei flussi migratori, sottolineando la loro eterogeneità attraverso esempi concreti: “Se pensiamo alla presenza della Comunità cinese oppure alle presenze provenienti da Est europeo, India e Pakistan, possiamo dedurre facilmente che non sono arrivati tutti attraverso i barconi, perciò è sbagliato generalizzare il tutto nella sola immigrazione clandestina oppure negli sbarchi periodici di poveri disperati, i quali nella maggior parte dei casi perdono la vita in mare”; inoltre rimarcando come, al pari della presenza di immigrati in Italia (circa 5 milioni di persone, il 2% della popolazione italiana) anche l’Italia ha pagato un prezzo molto alto in termini migratori (dal 1860 ad oggi circa 26-28 milioni di persone sono emigrate all’estero), padre Moschetti ha concluso che “La storia si ripete e si ripete spesso – avvertendo i presenti su quanto – dobbiamo preoccuparci di due cose: il non riuscire a debellare il male della malavita organizzata (anche in termini di corruzione) e l’emorragia di giovani che abbandonano la terra natia per cercare fortuna altrove; questi due segnali portano certamente al fallimento di una società”.

Infine, nel corso dell’omelia tenuta nel vicino Santuario di Ave Gratia Plena, durante la celebrazione di Cristo Re, padre Daniele Moschetti è brevemente tornato sugli argomenti trattati, affermando che “Il mondo non ha bisogno di leader che fanno bei sermoni, belle arringhe oppure bei discorsi in parlamento. C’è bisogno di uomini che diano una testimonianza vera e per fare questo c’è bisogno che si sporchino le mani, tra la gente e con la gente”.

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