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Una profonda amicizia alla base della ricostruzione del Cotonifcio “Radice” di Piedimonte d’Alife

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Matese. Tra moderno e contemporaneo

La costruzione del Cotonificio «Fratelli Radice» a Piedimonte d’Alife attraverso la corrispondenza epistolare tra Antonio Gaetani di Laurenzana e Romeo Simonetti

Al centro dell’interesse comune i lavoratori e le lavoratrici del Cotonificio distrutto dalla Guerra, e in particolare le loro famiglie. Si pensava al futuro della Città, ed insieme autorità civili ed ecclesiali operarono per portare a casa l’unico risultato: sviluppo e benessere. Ma talvolta i riconoscimenti tardano ad arrivare…
Ancora un approfondimento a firma di Armando Pepe, per la rubrica Matese tra moderno e contemporaneo.

di Armando Pepe

Un’amicizia indissolubile
Dopo la seconda guerra mondiale, che aveva portato con sé distruzioni e una dilagante povertà, si appalesò la concreta necessità di risollevare le sorti dei lavoratori e delle lavoratrici di Piedimonte e dei paesi limitrofi. Ci fu chi, impegnandosi con tenacia e abnegazione, antepose alle proprie esigenze quelle della collettività, come dimostra il saldo rapporto di amicizia tra il conte Antonio Gaetani di Laurenzana, omonimo nipote del deputato radicale, e Romeo Simonetti. Questo solido legame si trasformò nel progetto di ricostruzione del Cotonificio, volano di un nuovo sviluppo per le disagiate zone interne. Nel 1992 Romeo Simonetti pubblicò la corrispondenza intercorsa con il conte Gaetani tra i tardi anni Quaranta e i primi anni Cinquanta del Novecento, scrivendo in premessa: «perché i miei concittadini ricordino il bene fatto a Piedimonte Matese dal caro, buono, indimenticabile conte Antonio Gaetani ho sentito il dovere di pubblicare alcune sue lettere a me indirizzate comprovanti: a) che fu Lui a ridare lavoro nello stabilimento Carminati di Gallarate a gran parte degli operai tessili piedimontesi rimasti disoccupati a causa della distruzione, per gli ultimi eventi bellici, del vecchio cotonificio; b) che a Lui, soprattutto, si deve la realizzazione nell’anno 1954, in Piedimonte Matese, da parte dei benemeriti fratelli Radice del nuovo stabilimento cotoniero; stabilimento che ha permesso la ripresa socio-economica della nostra beneamata cittadina». A leggere il carteggio si coglie quel senso di concretezza che si esplicita in frasi brevi ma sagaci, tipico di uomini aventi un innato senso del «fare». Il 25 febbraio 1947 il conte Gaetani scrisse a Simonetti «ho pregato il signor sindaco [di Piedimonte] di far venire subito [a Gallarate] 20 filatrici e 10 tessitrici, facendole accompagnare da persona capace. Se potrai avere tu tale incarico ti rivedrei con molto piacere. Siccome è sempre vivo in noi il desiderio di procedere ad un impianto nel Meridione, ti renderai conto che dall’impressione che faranno le nostre concittadine, dipenderà la scelta di Piedimonte o non». Qualche anno dopo, nella costanza di un intenso scambio d’opinioni, impressioni e/o stati d’animo, fatti di alti e bassi, di scoramenti e nuovi eccessi d’entusiasmo, il 6 marzo 1953 Antonio Gaetani ebbe calde parole «Caro Romeo, ho letto il tuo espresso con la richiesta di un incontro. Ciò avverrà senz’altro nella prossima settimana a Piedimonte, ove mi fermerò due o tre giorni. In tale occasione spero trovare in loco, oltre l’ottimo sindaco [Vincenzo Cappello], anche Sua Eccellenza il Vescovo [di Alife, monsignor Virginio Dondeo], il Senatore [Giovanni Caso], ecc. perché ho un’idea interessante!» a proposito della realizzazione dell’agognata fabbrica piedimontese.

Il ruolo dell’ISVEIMER
Il 27 novembre 1953, da Milano il conte Gaetani annunciò a Romeo Simonetti «dopo oltre un mese di silenzio, penso di doverti mettere al corrente dell’attuale situazione dello Stabilimento di Piedimonte. Fin dal mese di aprile scorso, la Ditta «Figli di Luigi Radice» inoltrava alla Cassa del Mezzogiorno di Roma una richiesta di un finanziamento pari al 70% dell’esborso a farsi per la creazione di uno stabilimento tessile adatto alla preparazione di filati speciali destinati ad essere trasformati in filati cucirini. Questo stabilimento, mentre inizialmente veniva indicato nella zona di Napoli, successivamente e dietro mio personale intervento è stato precisato di crearsi in Piedimonte. La Cassa del Mezzogiorno, dopo un esame preliminare a noi favorevole, rimetteva l’istanza alla Spett. ISVEIMER di Napoli (Istituto per lo Sviluppo Economico dell’Italia Meridionale – Via Medina, 5) perché, in quanto organo tecnico, desse il suo parere sulla opportunità o meno di una simile installazione e proponesse l’entità del finanziamento. Sta di fatto che fin dal giorno 19 corrente la ISVEIMER ha finalmente approntata la sua relazione finale completamente favorevole, pur non avendo accolto in pieno l’entità del finanziamento (propone soltanto 400 milioni), cosa che comunque è nelle facoltà di Roma di poter accordare anche in quantità maggiore. Mi risulta che la nostra pratica, unitamente ad altre attinenti a differenti attività, era pronta per essere rimessa a Roma per l’espletamento definitivo, se non fosse avvenuto l’intralcio di cui appresso: la Cassa del Mezzogiorno in questi ultimi giorni ha deciso di affidare a vari Enti parte dei suoi compiti, per cui alla stessa ISVEIMER, di cui sopra, verrebbe demandata, oltre che la parte istruttoria e tecnica, anche la erogazione vera e propria del finanziamento. Per fare ciò la ISVEIMER viene ad essere creata come organo a sé stante con un proprio presidente e con propri consiglieri; tutte cose che richiedono qualche mese di inattività, cioè fin quando essi non saranno in condizione di esaminare e prendere le opportune delibere. Ad evitare tali intoppi bisogna che il presidente della Cassa del Mezzogiorno (Pietro Campilli) dia disposizioni perché la nostra pratica, in quanto iniziata, vagliata, ecc. dalla sua Cassa del Mezzogiorno, venga dalla stessa completata. Perché ciò possa ottenersi bisogna che al Ministero venga prospettata la reale situazione di Piedimonte, cittadina industriale completamente distrutta dalla guerra, con una sensibile massa di operai disoccupati e che non accetterebbero con serenità un ulteriore ritardo o delusione. Non credo io debba spiegarti altro tranne che un analogo passo presso Campilli potrà essere fatto anche da altre personalità o partiti politici. Vorrà dire che chi arriva per primo potrà giustamente prenderne il merito! Io sono pronto, per quel poco che valgo, a venire a Roma nel caso fosse necessaria la mia presenza. Nel raccomandarti di fare di quanto sopra l’uso più strettamente confidenziale Ti invio un cordiale saluto». Pur mantenendo un profilo basso, tuttavia Antonio Gaetani si dava molto da fare per conseguire il risultato, venendo informato di ogni cosa dal fedele Simonetti.

Il sostegno di monsignor Virginio Dondeo
Il 12 dicembre 1953, Antonio Gaetani colmo di gioia e pieno di speranza scrisse difilato a Romeo Simonetti «Caro Romeo, Dopo la tua del 3 corrente, ho voluto sapere l’esito del viaggio a Roma di Sua  Eccellenza il Vescovo Dondeo.
Bisogna dargli atto che non avrebbe potuto tutelare meglio la nostra pratica. Certamente Piedimonte è fortunata nell’averlo avuto come Pastore! Io però non dormo e sono sicuro che, come vadano le cose, arriveremo in porto. È questo l’augurio che io formulo per il nuovo anno ai tanti bisognosi miei concittadini nella speranza che non debba un giorno pentirmene. Tante care cose, auguri per il Natale ed una stretta di mano». Da Milano, il giorno di Natale 1953 Gaetani scrisse a Simonetti «Caro Romeo, mi rendo conto del tuo desiderio di conoscere l’esito dei passi di Sua Eccellenza il Vescovo nell’interesse di Piedimonte. Ebbene, penso tu possa visitarlo e chiederglielo direttamente. Ritengo che ormai non si debbano fare altri passi: la pratica manca del visto finale soltanto, e questo dovrebbe essere apposto nel prossimo consiglio [d’amministrazione] della ISVEIMER. Per il terreno è meglio che ne accenni a [Vincenzo] Cappello, perché io interverrò solo a cose concrete. Per il resto “no pasaran”, cordialità e auguri».

Il lieto epilogo
Da Milano, l’8 luglio 1954, ormai in dirittura d’arrivo, Gaetani con poche righe comunicò a Simonetti che «la cosa evolve lentamente in quanto vi è un certo ostruzionismo dovuto al gruppo Capasso-Ortolevi, il quale accampa delle pretese enormemente superiori a quelle degli altri proprietari limitrofi. Soltanto dopo aver sormontato quest’ultimo scoglio potremo dare inizio ai lavori murari». Di lì a poco il sogno divenne realtà e il cotonificio fu costruito del tutto; ma ad un’istanza, presentata da Romeo Simonetti, di concedere la cittadinanza onoraria di Piedimonte ai Fratelli Radice, l’amministrazione comunale non rispose mai.

Fonte
Antonio Gaetani di Laurenzana, Lettere scritte dal Conte Antonio Gaetani per la Costruzione del Cotonificio Fratelli Radice in Piedimonte Matese, [Piedimonte Matese] [S. n.] 1992.

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