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    Home»Chiesa e Diocesi»E un giovane cristiano, con quale testimonianza risponde alle tante Shoah di oggi?
    Chiesa e Diocesi

    E un giovane cristiano, con quale testimonianza risponde alle tante Shoah di oggi?

    Redazione29 Gennaio 2020Nessun commento

    Shoah non solo a scuola, come da più giorni raccontiamo; non solo nelle riflessioni tra associazioni, ma anche nelle parrocchie per rispondere alla domanda “e un cristiano, di fronte alle persecuzioni di oggi, al male subito da un fratello, come risponde?”.
    Tutto questo è accaduto domenica 26 gennaio per i giovani del catecumenato crismale delle parrocchie di Valle Agricola ed Ailano, con i parroci don Salvatore Di Chello e don Nicola Pinelli.
    Riflettere sulla tragedia della Shoah per estendere la riflessione sull’indifferenza di oggi, ricercandola come radice culturale e sociali negli avvenimenti storici che sono confluiti nell’olocausto partendo dal Medioevo e passando per il Rinascimento, per poi approdare all’epoca coloniale e protarsi anche ai nostri giorni, superando la stessa Shoah.

    La determinazione di un “me” che è dominante rispetto ad un “tu” schiavo.
    L’ideologia della razza superiore e della razza “biologicamente inferiore”, cose che sappiamo non avere valore scientifico oggi, sono alla base di tantissimi preconcetti che ritroviamo dalla TV ai giornali ad internet alle piazze alla politica. Una deformazione della realtà che si insinua nelle menti dei giovani fino ad avvelenarne il pensiero.

    A fare memoria di fatti, ideologie e tragedie, i ragazzi sono stati aiutati da due relatori: il professore Andrea Avalli, storico e dottorando in storia del fascismo, e la professoressa Annamaria Cimino, originaria di Valle Agricola, ricercatrice e latinista. Il discorso ha toccato, grazie agli interventi, diversi ambiti, quali la questione della persona a livello filosofico e a livello teologico, prendendo in considerazione la filosofa Hannah Arendt, nella questio e del male e della “addormentamento e assuefazione al male delle menti”.

    La domanda “cosa determina l’uomo?” e “quale identità caratterizza un battezzato?”  e a quali impegni rispetto all’umanità è chiamato un cresimato, un giovane che conferma la propria fede?”. La risposta unanime, venuta da un confronto di idee diverse misurate sull’età giovanissima dei partecipanti, ma anche sull’esperienza quotidiana fatta di amicizie e legami familiari in attesa di aprirsi al mondo è stata questa: maturare giornalmente la consapevolezza dell’impegno e del ruolo di un credente nella comunità, riconoscersi nel ruolo di “chiamati” a vivere il vangelo proposto da Gesù, senza attendere di essere troppo adulti. Ma già da adesso.
    Una richiesta indiretta nelle considerazioni di questi giovani, quella di essere educati e seguiti nel loro percorso di fede perchè la consapevolezza delle responsabilità di un credete matura nella formazione, nell’esperienza dei sacramenti e in compagnia di una Chiesa che sa essere madre ed educatrice.

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