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    Home»matese moderno contemporaneo»Il Circolo dell’Unione di Piedimonte Matese, uomini e donne d’altri tempi
    matese moderno contemporaneo

    Il Circolo dell’Unione di Piedimonte Matese, uomini e donne d’altri tempi

    Redazione1 Aprile 20201 commento

    Matese tra moderno e contemporaneo

    Era la borghesia cittadina, quella che aveva aveva visto un po’ di mondo in più, come spiega l’autore in questa uscita della nostra rubrica Matese tra moderno e contemporaneo: spaccato di una città che, forte di una posizione economica diversa, una posizione sociale e professionale in vista, si concedeva, in compagnia, momenti di svago: interessava stare insieme, confrontarsi, darsi degli obiettivi comuni: tra loro nomi illustri di una Piedimonte che sognava di crescere…

     di Ranieri Gaetani d’Aragona

    Sono trascorsi quasi sessantacinque anni da quel romantico 11 novembre 1955, quando un gruppo di amici si riunì per sancire la nascita di un sodalizio che doveva essere un nuovo punto di aggregazione e svago per la “meglio società” piedimontese. Erano persone animate da uno spirito moderno, forse per il tempo un po’ “rivoluzionario”. Si stabilì che il nuovo sodalizio doveva e voleva essere aperto alle donne.

    Gente perbene della Piedimonte che fu
    Con la fantasia volo a quel lontano giorno di San Martino. Immagino una sera umida, anticipo del prossimo inverno, che allora si presentava in un paese dalle sere silenziose, nelle sue strade vuote e poco illuminate. Piedimonte all’imbrunire si svuotava, per lo più la gente amava rincasare, alcuni trovavano svago al cinema Caruso o al Mascagni, altri sui tavoli verdi del Circolo Matese. Il mondo girava molto più pigramente di oggi, la televisione era appena nata, la radio trasmetteva commedie che gli ascoltatori potevano e dovevano solo immaginare. Piazza Roma era spettrale nella sua solitudine, illuminata solo da poche fioche lampade, che ondeggiavano scosse dal vento, appese, come erano, al centro di un tirante posto tra le due file dei caseggiati. Questo rendeva il paesaggio pauroso per un bambino. Gli unici rumori che si udivano nella notte erano lo scorrere delle acque del Torano, il ronzio delle turbine della Centrale idroelettrica, il vociare di qualche tiratardi.

    La gente chiusa in casa trascorreva il tempo davanti ad un braciere o a un caminetto scoppiettante prima di rifugiarsi nel letto, sotto calde coperte di lana. Vita sana, semplice, ma forse un po’ troppo monotona. Forse l’idea del nuovo sodalizio nacque proprio da queste circostanze che, in fondo, rendevano le sere sempre troppo uguali e ripetitive. Erano tutte persone benpensanti che, fortunate loro, avevano visto un po’ più di mondo e perciò volevano creare un luogo di aggregazione fascinoso, elegante, accogliente, dove trascorrere le ore in allegria e spensieratezza.

    L’atto costitutivo
    L’idea era valida e il nome da dargli era sicuramente “Circolo dell’Unione” perché il primum movens, l’intento che li aveva mossi era senza dubbio l’unione, ovvero l’amicizia incondizionata. Da allora ne è passato di tempo e di quei signori eleganti, dai modi garbati, uniti da un senso di sincera amicizia, non è rimasto più nessuno.
    Su di un foglio di carta da bollo di duecento lire fu steso l’atto costitutivo. Vale la pena scavare un po’ nei documenti perché proustianamente ci riportino ad un passato ovattato i cui ricordi tendono a svanire.
    «L’anno 1955, il giorno 11 novembre in Piedimonte d’Alife, nei locali dell’Albergo Matese, i sottoscritti signori: D’Amore Mario, Gaetani Antonio, Giunchi Guido, Grillo Luigi, Marsella Domenico, Marzano Renato, Merolla Gaetano, Pennisi Giancarlo, Perrotti Alfredo, Petella Renato, Rossi Raffaele, Scorciarini Coppola Alessandro, Sorgente Gennaro, Tedesco Fernando costituiscono il “Circolo dell’Unione”, con sede in Piedimonte d’Alife, a scopo ricreativo e culturale, e con carattere apolitico».
    Primo presidente fu il conte Antonio Gaetani d’Aragona, consiglieri d’amministrazione: l’avvocato Mario d’Amore, l’avvocato Luigi Grillo, il dottor Alfredo Perrotti.

    «I sottoscritti convengono che sia conferita da tutti i soci fondatori del Circolo dell’Unione una somma iniziale di Lire trentamila (30000) per provvedere alle spese di primo impianto. Autorizzano il Consiglio di Amministrazione a contrarre obbligazione con Istituti di Credito, o con privati, per la somma non coperta dai conferimenti iniziali e fino alla concorrenza di Lire un milione (1000000) per l’acquisto di mobilio per la sede sociale. Autorizzano altresì il Consiglio d’Amministrazione i detti mobili, nonché un apparecchio radiofonografo ed un bigliardo, nonché apparecchi per illuminazione e riscaldamento per un valore superiore a Lire un milione e ottocentomila (18000000). Autorizzano infine il Consiglio di Amministrazione a prendere in locazione la casa di abitazione in Piedimonte d’Alife di proprietà del signore Vittorio Ciccarelli, con annesso terreno circostante, composta dal primo piano di cinque vani ed accessori e da un vano terreno adibito a garage.

    I Presidenti
    A dirigere l’illustre consesso furono chiamati: (1955- 1962) l’ingegner Antonio Gaetani d’Aragona, (1962- 1974) l’avvocato Mario D’Amore, (1974- 1991) l’ingegner Ugo Gaetani d’Aragona, (1991-1998) il professor Oreste Boggia, (dal 2008 ad oggi, ed ancora in carica) l’avvocato Carlo Grillo.

    Ricordi di vita sociale
    Ogni sera si giocava a tressette, così come ogni sera Guido Giunchi sorseggiava un fernet branca menta, Ugo Gaetani e Oreste Boggia una coca cola, Emilio Mattei un’aranciata, bevande servite al tavolo dallo storico cameriere Giovanni Fantini, rigorosamente in giacca bianca con bottoni d’oro.
    In occasione delle votazioni per l’ammissione di un nuovo socio, il presidente consegnava ai votanti una pallina bianca e una nera. Allo spoglio la presenza di una sola pallina nera precludeva l’ammissione al sodalizio.
    Puntualmente si teneva il cenone di fine d’anno, le pietanze erano servite dal Ristorante Penza. La crostata di tagliolini e la frittura all’italiana non mancavano mai. Il Circolo era aperto tutti i giorni dalle 17.00 in poi e la domenica anche di mattina. Era abitudine dei soci gustare lì l’aperitivo.
    I giochi di carte preferiti erano il tressette, lo scopone scientifico e, per le signore, la canasta. Al biliardo si giocava l’italiana, la parigina, la bazzica e la boccetta. Un anno venne ad esibirsi Pablo Suarez, campione mondiale di biliardo, che lasciò in dono una stecca con la sua firma. Era d’obbligo per tutti rispettare un appropriato dress code.

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    1 commento

    1. Giuseppe on 23 Novembre 2022 14:12

      Interessante l’articolo scritto da R. Gaetani, con stile e classe. Auguri di Buone feste natalizie a voi tutti. Giuseppe Pace da Padova

      Reply
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