Davide Cinotti* – A circa 50 giorni dalla chiusura forzata delle nostre porte ci ritroviamo oggi a fare i conti con un progressivo incremento delle psicopatologie a carattere ansiogeno e depressivo che caratterizzavano la maggior parte della nostra utenza già nell’immediato pre Covid-19.
Abbiamo iniziato il 18 marzo l’operazione di sostegno telefonico dei nostri utenti che, nonostante la comunicazione telefonica sia stata gradita e ben accetta, lascia comunque aperti degli aspetti di cura che solo la relazione umana/terapeutica vis-a-vis può colmare. È un sostegno di parola nulla di più.
Il dato che più è fattibile di riflessione è l’aumento del senso di sfiducia delle persone.
In termini prettamente psicologici possiamo tradurre ciò con un vistoso aumento delle paranoie. E senza distinzione di età e scolarità, dal giovane all’adulto, dall’uomo alla donna. Tutti uniti da un’ambivalenza, ripartire ma …attenti a tutti!
La paranoia appunto, quale disturbo nevrotico, si manifesta proprio come l’assoluta mancanza di fiducia nell’altro, con l’aggiunta di vedere nel prossimo ciò che in realtà non sussiste: la persecuzione, il progetto malevolo, l’inganno.

In pratica il Covid-19 oltre alla devastazione sociale e sanitaria, ha per le sue conseguenze indirette, slatentizzato in tante persone la tendenza al sospetto di tutti e tutto, al criticare sempre e comunque, a non credere in nessuno fuorchè in sé stessi, ma non in senso costruttivo, ma chiudendosi in sé stessi.
Nel nostro contesto questo pensiero trova spesso riscontro nella convinzione errata di moti utenti che : “non riaprirete più!”, “ci lascerai soli…”, “chissà quando ci vediamo, se ci vediamo…”. Senz’altro sono aspetti rimodulabili e che svaniranno dal momento in cui riapriremo gradualmente, sicuramente entro i primi giorni di maggio.
Ripartire dalla fiducia…
Quello su cui bisognerà lavorare come clinici è la ristrutturazione del senso di fiducia, della motivazione a ripartire da capo, dall’innesto di una nuova mentalità, che in realtà tanto nuova non è, perché si basa sul puntare sull’essenziale, sulla rinuncia, sul sacrificio… valori che sono stati alla base di quella ripartenza socio-culturale che ha caratterizzato i nostri nonni nel secondo dopo guerra. Quei nonni appunto che ci hanno lasciato senza salutarci, senza aver avuto la possibilità di un ultimo sguardo, senza aver avuto al momento più drammatico della vita il conforto di una stretta di mano, di un abbraccio, di una carezza da figli e nipoti.
A loro dobbiamo tanto, per loro dobbiamo ripartire all’insegna del sacrificio. Anche noi del Centro Diocesano Famiglia ci metteremo con tutte le nostre forze a disposizioni dei casi che lo richiederanno, con spirito di sacrificio, con voglia di accogliere, con desiderio di ripartire e condividere.
Non lasceremo solo nessuno, dateci solo il tempo di riorganizzarci, ci saremo, ritorneremo fisicamente accanto a voi, non disperate, non ci risparmieremo.
*Psicoterapeuta, responsabile del Centro diocesano per la famiglia “Mons. Angelo Campagna”


















