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Alle origini dello sviluppo sostenibile: genesi e dimensione internazionale del Parco Nazionale d’Abruzzo

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Matese tra moderno e contemporaneo

Torniamo indietro di circa un secolo, ai sogni e alle aspirazioni e ai progetti che diedero inizio al Parco d’Abruzzo…allora come oggi modello di sviluppo turistico, di ricerca scientifica,  laboratorio  per  eccellenza  per  la  tutela  di  specie  animali  e vegetali, ma anche per lo studio dell’antrolopologia del luogo.
A parlarcene è Lorenzo Arnone Sipari, filologo e storico italiano, autore di numerosi studi di storia contemporanea, di storia sociale e di storia dell’ambiente, con particolari studi sui parchi nazionali, in particolare quello d’Abruzzo.
Il suo autorevole contributo nella rubrica Matese tra moderno e contemporaneo curata da Armando Pepe per Clarus, vuole stimolare la nostra riflessione, ben oltre la lettura oggettiva dei dati e dei racconti, ma fornirci un modello di sviluppo (il Parco d’Abruzzo) che rimane riferimento per tante altre aree protette d’Italia, incluso il Parco del Matese. 

di Lorenzo Arnone Sipari

L’istituzione di un parco nazionale ha formato in Italia l’oggetto di un dibattito che ha interessato tutto il secondo decennio del Novecento. In tal senso la proposta che riscosse maggiori consensi, ma che ebbe al contempo una gestazione decennale prima di vedere la luce, interessò l’Abruzzo marsicano. Si trattava del territorio dove dal 1873 a tutto il 1912 era stata in vigore la Riserva reale dell’alta Val di Sangro, che aveva preservato dalla caccia indiscriminata, e quindi dall’estinzione, rari esemplari della fauna autoctona, quali il Camoscio appenninico e l’Orso bruno marsicano.

La salvaguardia ambientale nel Mondo agli inizi del XX secolo
A un esito positivo del dibattito, che fu portato avanti da personalità del panorama scientifico e da alcuni sodalizi, tra cui soprattutto il Club Alpino Italiano, il Touring Club Italiano e la Federazione Pro-Montibus, si frappose l’impreparazione culturale di un Paese che era uscito malconcio e con una “vittoria mutilata” dalla grande guerra e che non conosceva analoghe istituzioni. Del resto anche le esperienze estere in tema di parchi nazionali erano ancora poco note o del tutto sconosciute all’opinione pubblica italiana; salvo forse Yellowstone, il primo parco nazionale al mondo (1872), si erano interessati ai parchi europei – all’epoca presenti soltanto in Spagna, Svezia e Svizzera –  un ristretto numero di intellettuali e qualche circolo accademico.

Accadeva in Italia
Le fasi decisive per la nascita di un’area protetta in Italia si svilupparono tra il 1917 e il 1922. In quell’arco, alla pubblicazione di numerosi articoli, di taglio sia divulgativo che scientifico, si affiancò l’iter parlamentare del disegno di legge “Per la tutela delle bellezze naturali e degli immobili di particolare interesse storico”. Presentato nel settembre 1920 da Benedetto Croce, quale ministro della pubblica istruzione, esso fu approvato nel giugno di due anni dopo, proiettando l’Italia all’avanguardia europea in fatto di tutela del paesaggio e fornendo le basi giuridiche per l’istituzione dei parchi.

La lungimiranza di Erminio Sipari
Nel frattempo, il perdurare del disinteresse dei governi susseguitisi agli sgoccioli dell’Italia liberale spinse la Federazione Pro-Montibus per il Lazio e per l’Abruzzo, presieduta da Erminio Sipari (1879 – 1968) – deputato originario della futura area protetta, nativo di Alvito, all’epoca in Terra di Lavoro, ma per lo più residente a Pescasseroli, nel versante opposto della montagna -, a imprimere all’iniziativa privata una decisa accelerazione. Così, nel giro di un anno, furono svolte le pratiche per l’affitto dei terreni dai comuni (dal 2 ottobre ‘21) e per la costituzione dell’Ente autonomo del Parco (25 novembre ‘21), mediante i quali fu possibile realizzare l’inaugurazione dell’area protetta (9 settembre ‘22) e la creazione, a corollario, della Condotta Forestale Marsicana (11 ottobre ‘22), cioè, rispettivamente, del primo parco nazionale e del primo consorzio forestale d’Italia.

Tali iniziative, ideate e perseguite dal notabilato di una “remota” area appenninica, quindi partendo dalla periferia, furono sostanzialmente imposte allo Stato centrale. L’attività privatistica fin qui segnalata fu, infatti, completamente recepita da un decreto-legge dell’11 gennaio 1923, che costituì il Parco Nazionale d’Abruzzo, per la bellezza del paesaggio, per la tutela della fauna e della flora e per la conservazione delle speciali formazioni geologiche. A siffatte finalità, con un altro decreto-legge del 4 gennaio 1925, venne aggiunta, sempre su pressante richiesta del notabilato locale, la promozione del turismo e dell’industria alberghiera.

Volano per il turismo
Il Parco d’Abruzzo del decennio 1922-’33, guidato, come primo presidente, dal suo artefice, per l’appunto Erminio Sipari, divenne un laboratorio a cielo aperto di carattere internazionale. Molti naturalisti stranieri si recarono in visita a Pescasseroli e negli altri piccoli centri dell’alta Val di Sangro per studiare il caso di un’area protetta realizzata in un territorio antropizzato e il suo modello, che fondeva in un armonioso intreccio la conservazione dell’ambiente e lo sviluppo turistico.

Protezione degli Orsi
La protezione della fauna e della flora fu garantita, oltre che con una stretta sorveglianza operata dal primo nucleo di guardaparco, attraverso un diffuso ricorso alla potestà regolamentare, emanando numerosi divieti, tra cui un’ordinanza di Sipari del 1° maggio 1924 che vietò la caccia all’orso su un territorio di 700 km², prima che la medesima tutela fosse estesa per legge a tutto l’Abruzzo. La bellezza del paesaggio fu attuata, in raccordo con la “comunità del Parco” (la gestione della Condotta forestale ha, di fatto, anticipato di un settantennio la corrispondente norma introdotta dalle legge quadro delle aree protette del 1991), svolgendo sia un’opera di educazione ambientale, sia una politica di graduale rimboschimento e al tempo stesso di riduzione dei tagli, che vennero ricondotti a più graduali piani di utilizzazione, secondo le conoscenze della silvicoltura.

Sinergie di sistema
L’Ente Parco migliorò gli accessi al territorio protetto, mediante l’attuazione di un sistema integrato di infrastrutture, in cui la viabilità ordinaria era raccordata alle ferrovie, sistemando le strade, incentivando la costituzione di società che svolgessero servizi automobilistici autonomi, i quali facevano trovare su prenotazione i postali per il trasporto dei turisti presso i tre scali ferroviari più vicini (Cassino, Pescina, Alfedena), finanche tentando di realizzare – un quarantennio in anticipo sui tempi – un’autostrada tra Roma e Napoli con uscita a Cassino. Strinse sinergie che permisero di costruire o di riattare i rifugi di montagna, di predisporre aree per i campeggi e per la pratica degli sport invernali, di realizzare un museo naturalistico, nonché di concedere sussidi per l’avviamento di piccoli alberghi e affittacamere.

Mise in atto, infine, una propaganda continua, facendo pubblicare articoli, saggi e manuali, organizzando nelle principali città conferenze, mostre ed esposizioni, facendo svolgere nell’area del Parco campagne di ripresa sia fotografica che cinematografica. Molte delle cartoline stampate nel decennio dell’amministrazione Sipari e che ritraevano i luoghi più suggestivi, con i principali monumenti della natura, ma anche scene di vita quotidiana, in cui risaltavano i costumi tradizionali, furono riedite oltre gli anni Sessanta.

Un modello riconosciuto da tutti
Alla fine del 1933, in coincidenza con lo scioglimento degli enti autonomi dei parchi nazionali d’Abruzzo e del Gran Paradiso voluto dal fascismo, le pubblicazioni diedero risalto al fatto che “foreste millenarie, abitate da orsi e da camosci” ancora sussistessero – come tuttora sussistono – a pochi chilometri “da due popolose città come Roma e Napoli”. Non v’è dubbio che, alla fine della decennale esperienza di Sipari, la conservazione della natura configurasse il principale successo del “suo” laboratorio. Il turismo, del resto, era a quei tempi ancora un turismo d’élite. Tuttavia, il ventaglio delle accennate iniziative, sempre adeguatamente proposte all’opinione pubblica, funse da stimolo per riflessioni e progetti per l’istituzione di nuove aree protette e per la più approfondita conoscenza dell’alta Val di Sangro e delle sue bellezze. Sicché tra due anni, il 9 settembre 2022, il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (così ridenominato nel 2001) potrà festeggiare il proprio primo centenario da più antico e – a giudicare dai principali motori di ricerca – da più “ricercato” parco nazionale italiano.

 

 

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