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Mons. de Lazara, il vescovo di Monte Muto

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Matese tra moderno e contemporaneo

Monsignor Giuseppe de Lazara, vescovo di Alife alla fine del Seicento

Dalla formazione all’ordinazione episcopale, alle singificative imprese nella Diocesi di Alife come l’edificazione de La Solitudine di Monte Muto, luogo di spiritualità in cura all’ordine degli Alcantarini. Oggi, la ricerca storica di Armando Pepe ci riporta indietro fino al 1600 consentedosi di intravedere il fervore eculturale del tempo e lo zelo di questo ministro di Dio. Mons. de Lazara, dai più elitari circoli culturali alla piccola geografia della diocesi alifana dove lavorò per la ricostruzione della Cattedrale e l’edificazione del nuovo seminario a Piedimonte, nel quartiere di Vallata.  

di Armando Pepe

Giovanni Battista (detto Giuseppe) de Lazara nacque a Roma nel 1626 da Michele, discendente da una nobile famiglia di origine padovana, e Grazia Lelli. Ebbe otto sorelle e tre fratelli, di cui alcuni si dedicarono alla vita consacrata: Maria Angela e Maria Caterina, monache nel monastero di Sant’Agostino in Roma; Maria Gertruda, carmelitana scalza; Arcangelo, procuratore della Penitenzieria Apostolica; Silvestro (detto Benedetto), carmelitano scalzo. (Cfr. Rassino, p.113). Entrò molto giovane nell’ordine dei Chierici regolari minori, studiò filosofia e teologia, risiedendo stabilmente quasi sempre a Roma, da cui si spostò spesse volte anche a Bologna. Fu a lungo parroco nelle chiese romane dei Santi Vincenzo e Anastasio, in Piazza di Trevi, e di San Lorenzo in Lucina, «ove si mostrò pieno di carità e prudenza» (Cfr. ASV, Dataria Apostolica, Processus Datariae 54, ff. 47r.- 58r.). Tra le altre cose, si dilettò anche negli studi d’astronomia. (AdL, A_5_2_1- fasc. 2 «Bologna, 31 gennaio 1660»).

In corrispondenza con gli eruditi di tutta Italia
Per comuni interessi di storiografia e genealogia conobbe lo studioso napoletano Carlo de Lellis. (AdL, A_5_2_1- fasc. 2 «Roma, da San Lorenzo in Lucina, 24 aprile 1653»). Per delinearne un quadro più completo ed attendibile si può esaminare la corrispondenza epistolare che Padre Giuseppe intrattenne con Giovanni de Lazara, conte di Palù (ora frazione di Conselve). I due erano parenti, appartenendo il conte Giovanni al ramo principale della famiglia, che aveva sede a Padova. Da Bologna il 22 ottobre 1658 Padre Giuseppe scrisse al conte Giovanni: «Mi dà adito la Sua gentilezza a supplicarla con ogni affetto voglia trovar modo come possa esser raccomandato presso l’Eccellentissimo Signor Francesco Querini Stampalia il Padre Giuseppe Mariconda della mia medesima Religione e mio singolarissimo amico, con cui mi sono impegnato di parola; ed a cui ho altresì significato la protezione che Ella si era degnata intraprendere nel favorir questo negozio, cioè di poter conseguire il Pulpito per la Quadragesima in Santa Maria Formosa di Venezia, non già per quest’anno, in cui il suddetto Padre si ritrova impegnato nel Duomo della città di Urbino, ma quando Le riuscirà più comodo (AdL, A_5_2_1- fasc. 2 secondo, «Bologna, 22 ottobre 1658»). Da Bologna il 24 febbraio 1659 Padre Giuseppe informò il conte Giovanni che: «La mia indisposizione in letto di 35 giorni con dolori eccessivi mi ha sino a questo tempo vietato di scrivere a Vostra Signoria Illustrissima. Giovan Francesco de’ Ritratti [Giovan Francesco de Negri], antiquario famoso di questa città, con il quale da due mesi sono in amicizia, Le invia la qui acclusa nota o discorso, che egli dice Le servirà per porre ordine nel suo gabinetto. Sta egli in letto continuamente con podagra e chiragra, ma sempre applicato alli studi, et è invero persona virtuosissima. Sta egli per stampare gli Annali della Città di Bologna, in dodici tomi in folio; sta solo aspettando il danaro da Sua Santità [Papa Alessandro VII, al secolo Fabio Chigi] il quale si è offerto far la spesa; sarà un’opera assai ben accetta. In questa Quadragesima starò predicando nella nostra Chiesa tre giorni la settimana, se però le mie indisposizioni me lo permetteranno; adesso però da alcuni giorni in qua mi sento assai meglio. (AdL, A_5_2_1- fasc. 2 «Bologna, 24 febbraio 1659»).

L’amicizia con padre Giuseppe Mariconda
Da Bologna il 10 aprile 1660 Padre Giuseppe scrisse al conte Giovanni: «Intorno al negozio del pulpito per il Padre Mariconda in San Zaccaria, a Venezia, per quello che poi spetta alla patria del detto Padre, egli è nato in Palermo, dove si trattiene la sua famiglia, vivendo da gentiluomini; ché, oltre alla nascita, traendo l’origine dalla città di Napoli, li suoi frutti sono persone virtuosissime e per tali stimate da tutta quella città. (AdL, A_5_2_1- fasc. 2 «Bologna, 10 aprile 1660»). Da Bologna il 17 aprile 1660 Padre Giuseppe informò il conte Giovanni che: «Si è avuta risposta con le prime dal nostro Padre Generale circa il particolare concernente alli favori che Vostra Signoria Illustrissima si studia procurare a me, et insieme al Padre Giuseppe Mariconda; ci si augura che il detto Padre Mariconda non resti l’anno venente senza pulpito di considerazione e, non ottenendo quello di San Zaccaria, almeno possa ritornare a predicare in Roma; di tanto do parte a Vostra Signoria Illustrissima, supplicandola istantaneamente che voglia insistere con la sua autorità per quest’ultima determinazione. Le ricordo la mia devotissima servitù e fo a Vostra Signoria Illustrissima, alla Signora Contessa Donna Leonora Maria e al Signor Conte Nicolò unitamente umilissima riverenza» (AdL, A_5_3_8- fasc. 1 «Bologna, 17 aprile 1660»). Da Bologna il 15 maggio 1660 Padre Giuseppe scrisse con trepidezza al conte Giovanni: «Adesso non lascio di renderle le più vive ed ossequiose grazie per le reiterate diligenze circa il pulpito di San Zaccaria; sebbene vengano al Padre Mariconda fatte istanze da Roma circa la prestezza della risoluzione, nondimeno stimo soverchio il moltiplicare le mie suppliche a Vostra Signoria Illustrissima per ottenerla in qualunque modo che sia» (AdL, A_5_3_8- fasc. 1 «Bologna, 15 maggio 1660»). Da Bologna il 7 settembre 1660 Padre Giuseppe espresse la propria gratitudine, nonostante le sorte avversa, al conte Giovanni: «Per quello che spetta al pulpito per il Padre Mariconda, se bene Ella per sua gentilezza si rammarica della contrarietà delle congiunture, non per tanto non può acchetarsi; poiché nonostante non si sia conseguito il pulpito, Padre Mariconda ed io con i segni più espressivi d’ossequiosa obbligazione non lasciamo di riconoscere quanto Lei si sia impegnato in ciò. Son cose che quotidianamente succedono, né sopraggiungono inaspettate, occupandosi oggidì i pulpiti per anni et anni. Post Scriptum. Appunto adesso ho ricevuto una lettera da monsignor [Girolamo] Boncompagni, arcivescovo di Bologna, il quale mi dichiara suo Esaminatore Sinodale della città di Bologna e sua Diocesi» (AdL, A_5_3_8- fasc. 1 «Bologna, 7 settembre 1660»).

A Roma nell’esclusivo circolo del cardinale Gaspare Carpegna
Da Roma il 4 marzo 1675 Padre Giuseppe scrisse al conte Giovanni: «Partirono da qui li giorni passati il signor Alessandro [ figlio del conte Giovanni de Lazara] insieme con il signor Prioli, e spero che all’arrivo della prossima settimana saranno giunti in Venezia. Il signor cardinale [Gaspare] Carpegna, Pro-Datario e Vicario di Roma, parente stretto di Sua Santità [Papa Clemente X], mi disse li giorni passati che in un manoscritto haveva letto che Vostra Signoria Illustrissima teneva un nobilissimo studio di medaglie antiche e perché anch’egli se ne diletta, goderebbe di pigliare amistà con Vostra Signoria Illustrissima; il cardinale Carpegna è un signore molto degno e per tutti li capi riguardevole, et in Palazzo puole tutto quello che vuole; e questa è la più bella congiuntura per provvedere il signor Alessandro di qualche Beneficio o Canonicato; il cardinale è un signore generoso e grato e dotto assai, stimando le persone virtuose e la nobiltà dei natali, essendo la famiglia Carpegna nobilissima; anzi, se nello studio fatto da Vostra Signoria Illustrissima, della nostra famiglia, si nominasse qualche memoria della detta famiglia Carpegna, son sicuro che il signor cardinale lo gradirebbe assai. Il detto signore è un mio protettore (per non dir confidente), onde nelle congiunture di qualche importanza La potrei servire di persona» (AdL, A_5_1_4- fasc. 4 «Roma, 4 marzo 1675»). Accennando nuovamente al cardinale Carpegna, l’8 giugno 1675 Padre Giuseppe scrisse al conte Giovanni: « il Cardinale Gaspero di Carpegna è un signore di grandissima capacità, amico buono più di fatti che di parole, disinvolto e di poche cerimonie, ma cordiale; è Datario di Sua Santità e Vicario di Roma, Prefetto delle Congregazioni dei Vescovi e Regolari e dell’Immunità Ecclesiastica; parente del Papa [Clemente X] più stretto che il signor Cardinale Altieri [ Paluzzo Paluzzi Altieri degli Albertoni]; et ambedue si tengono in stima grande negli affari della Santa Sede più delicati e di maggior confidenza; il signor Cardinale di Carpegna per altro è occupatissimo per tutte le cariche che tiene» (AdL, A_5_2_ 10- fasc. 1 «Roma, 8 giugno 1675»).

Consacrazione episcopale
A Roma il 19 aprile 1676 Padre Giuseppe fu consacrato vescovo di Alife dal cardinale Gaspare Carpegna. Negli atti del processo per la consacrazione episcopale si legge: «Gli anni ai quali può arrivare il Padre de Lazara saranno cinquanta circa, come si riconosce dal suo aspetto. È benissimo esperto nell’esercitare le sacre funzioni. Canta la messa con molta attitudine. È vissuto sempre non solo cattolicamente e nella purità della fede cattolica ma anche esemplarmente nella sua Congregazione. È dotato di ottimi costumi e di buona fama, come ne ha dato buonissimo saggio a chiunque lo abbia praticato. È pieno di gravità e prudenza e assai pratico di maneggi, avendo fatto ottima esperienza nelle cariche che ha esercitato. Ha fatto il corso degli studi di Filosofia e Teologia. Ha tutta la dottrina sufficiente per diventar Vescovo e insegnare agli altri. È stato Superiore in più luoghi della sua Religione, come in Marino e in Urbania; è stato anche più volte Visitatore della Provincia romana del suo Ordine» (Cfr. ASV, Dataria Apostolica, Processus Datariae 54, ff. 47r.- 58r. ).

Azione pastorale
Giunto a Piedimonte «Nel primo anno del suo Vescovado, in data 11 ottobre 1676, pubblicò varie costituzioni, quali confermò poi nel Sinodo diocesano, celebrato il 12 ottobre 1679, nel quale fece molte ordinazioni utilissime ad estirpare gli abusi e provvedere all’onesto contegno degli Ecclesiastici, non che alla retta amministrazione de’ Sacramenti» (Jacobellis, n°48). Il 17 settembre 1677 conferì l’ordinazione sacerdotale al chierico Giovanni Giuseppe della Croce nella chiesa di Santa Maria Maggiore (Jacobellis è discorde, collocandola il 19 luglio 1677, cfr. Jacobellis, n°47). «Sotto il suo governo fu edificata dai Padri Alcantarini la Solitudine nel luogo detto il Muto, in un sito che a prima vista sembra essere stato scelto troppo imprudentemente, val quanto dire sotto un masso di pietra, che minaccia scatenarsi in ogni istante; ma tale scelta avvenne per le fervorose preghiere dei Religiosi, e specialmente di San Giovanni Giuseppe della Croce. Appena compiuta la fabbrica di quell’angusto romitorio, colla sua chiesetta dedicata a Santa Maria degli Angioli, il nostro Monsignor de Lazara volle in persona portarvi il Santissimo Sagramento, e solennemente consegnarla, lo che fu eseguito a dì 2 agosto 1678» (Jacobellis, n°48). Dopo il disastroso terremoto del 5 giugno 1688 «La cattedrale soffrì assai, per cui il nostro buon Vescovo s’impegnò a ripararla per quanto permisero le sue forze e la povertà dei cittadini alifani» (Jacobellis, n° 48). Nel 1691 fece erigere il nuovo seminario a Piedimonte, nel quartiere di Vallata. Nei primi giorni del 1692 ripubblicò il decreto della Sacra Congregazione de’ Riti con cui si deliberava che San Marcellino era protettore non solo di Piedimonte, ma anche di Castello, San Gregorio e Sepicciano (Jacobellis, n°48). Il 23 marzo 1697 eresse in parrocchia la chiesa di San Marcello in Sepicciano, di cui il primo parroco fu Don Giuseppe D’Abbraccio. Dopo circa 27 anni d’episcopato, monsignor de Lazara «fu chiamato dal Signore a dì 2 marzo 1702, in età di anni 75, e fu sepolto nella Chiesa di San Tommaso d’Aquino» in Piedimonte.

Riferimenti bibliografici e links
Armando Pepe, Le relazioni ad limina dei vescovi della diocesi di Alife (1664 – 1773), Lecce, Youcanprint 2019;

http://www.storiadellacampania.it/relazioni-ad-limina-alife-1664-1773-intro

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