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    Home»Chiesa e Diocesi»“Io sono con voi fino alla fine”. Alla promessa di Cristo, quale risposta corrisponde da parte dell’uomo?
    Chiesa e Diocesi

    “Io sono con voi fino alla fine”. Alla promessa di Cristo, quale risposta corrisponde da parte dell’uomo?

    Redazione23 Maggio 2020Nessun commento
    Di Padre Fabrizio Cristarella Orestano
    Comunità Monastica di Ruviano

    Clicca per visitare il sito del Monastero

    Ascensione del Signore (particolare), Pietro Perugino, 1496-1500 circa, olio su tavola, Musée des Beaux-Arts, Lione
    Ascensione
    At 1, 1-11; Sal 46; Ef 1, 17-23; Mt 28, 16-20

     

    Questa festa dell’Ascensione del Signore è davvero straordinaria per la nostra vita cristiana, per la nostra vita ecclesiale.

    Una cattiva comprensione di questo mistero dell’Ascensione può portarci a credere che sia una “festa di addio”…in realtà tutta la liturgia di oggi non fa altro che gridarci che la Pasqua, avendo sottratto Gesù alle coordinate spazio-temporali, ha dilatato la presenza di Lui, iniziata con l’Incarnazione, ad ogni luogo e a ogni tempo. Se il Gesù storico era “costretto” nelle latitudini della terra di Israele e nell’arco temporale di quei 36 o 37 anni di vita del Profeta di Nazareth durante il primo secolo, la Risurrezione, facendo compiere al Crocefisso un balzo nell’eterno di Dio, lo rende presente ed operante in ogni luogo ed in ogni tempo.

    La presenza del Risorto è sottratta con l’Ascensione agli occhi degli uomini e Luca scrive infatti che una nube lo sottrasse ai loro sguardi; la nube è sempre segno della gloria di Dio che è presenza velata ma veramente concreta; con l’evento dell’Ascensione questa presenza continua nella storia e i discepoli saranno, tra gli uomini, quelli che per primi faranno esperienza di questa presenza perché la vedranno operare attraverso di loro, la vedranno operare al punto tale che essi si scopriranno capaci di fare cose più grandi del Gesù storico (cfr Gv 14, 12); sì, perché i discepoli, la Chiesa, potranno operare dovunque e per tutti i secoli del “frattempo” e potrà mostrare quanto la presenza di Gesù sia capace di trasformare i deboli in forti, i poveri in ricchi, i peccatori in strumenti eletti di Dio (cfr At 9, 15)!

    La liturgia di questo giorno mentre con il racconto di Atti dice di questa “sottrazione” del corpo del Risorto allo sguardo dei discepoli, il passo dell’Evangelo, che è la finale del racconto di Matteo, ci dice che quella “sottrazione” non sarà un’ “assenza”; le ultime parole del Risorto hanno certo il “sapore” di un addio, ma, se le leggiamo bene, non sono un addio, sono invece una potente promessa: Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dei secoli.

    Gesù è davvero l’Emmanuele, il Dio-con-noi che l’Evangelista aveva contemplato all’inizio del suo racconto quando citava Isaia ( 7,14) per spiegare quello che era accaduto a Maria e quello che a Giuseppe era stato rivelato: “Ecco la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio-con-noi”. Significativamente troviamo delle corrispondenze di parole ne testo greco: “idoù” (“ecco”), parola che in genere apre una rivelazione e una novità e poi soprattutto il contenuto della rivelazione stessa che è questa presenza-compagnia di Dio: “Dio-con-noi” (al capitolo primo), “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine dei secoli (nella finale).

    L’Evangelo di Matteo così si rivela una “grande inclusione” che riguarda il Dio-con-noi. Proprio perché è l’evangelo per la Chiesa giudeo-cristiana, Matteo proclama, con questa “inclusione”,un pieno compimento in Gesù di tutte le promesse che Israele ha ricevuto. Il nome di Dio già era promessa di presenza; il Dio del Roveto ardente si era infatti presentato a Mosè come il Dio della presenza, della compagnia con quel popolo di schiavi chiamati a libertà: “Io sono Colui che ci sono” (cfr Es 3, 14); una promessa che si invererà per tutto l’Esodo in cui Lui sarà con Israele e provvederà al suo cammino come difesa, nutrimento e guida. Una presenza che si renderà concretamente visibile a tutti nel “segno” della “Tenda del convegno” e poi nel Tempio; poi nella parola provocatoria dei Profeti e nella promessa del Messia. Gesù è il compimento di tutto questo nella sua carne: è lì la definitiva compagnia di Dio con l’uomo, è lì che Dio ed uomo saranno uno; l’umanità di Gesù è l’umanità di Dio, l’umanità di Gesù è la divinizzazione dell’uomo.

    Questo esserci di Dio in Gesù è per sempre! In Gesù Dio c’è per l’uomo! La Chiesa è chiamata, dal mistero dell’Ascensione, a vivere questa presenza invisibile ma realissima; una presenza che la Chiesa potrà constatare vera ed operante ogni qual volta saprà amare come Lui, saprà dare la vita come Lui, saprà farsi “perdente” come Lui, ogni qual volta saprà infondere alla storia una speranza, una gioia e una pace che il mondo non può dare né sa dare!

    L’Ascensione è allora mistero che richiama la responsabilità della Chiesa ad annunziare questa speranza, a confidare in questa presenza, a vivere l’alterità che Gesù era venuto a cantare all’umanità. Un’alterità che si dovrà declinare nella scelta della fraternità ecclesiale che sia annunzio credibile dell’Evangelo! Se nella Chiesa non ci si ama come fratelli e se nella Chiesa non ci saranno uomini e donne disposti a pagare un prezzo per questa svolta di fraternità, l’affannarsi della Chiesa e delle sue strutture diventerà sempre più scena di questo mondo. Se la Chiesa, dunque, non depone le sue ansie per ciò che non è il cuore dell’Evangelo e continuerà a perseguire volontà sottili (e meno sottili!) di potenza, scelte che mirano a “contare” politicamente, arroganze per cui si crede di sapere tutto e sempre, non sarà spazio perché gli uomini incontrino il sogno di Dio; piuttosto diverrà potenza tra le potenze, gruppo di pressione accanto ad altri gruppi di pressione… e la croce di Cristo sarà resa vana (cfr 1Cor 1,17). Ci liberi il Signore da queste vie così mortifere e contraddicenti l’Evangelo di Gesù. Ci aiuti ad essere davvero tra quelli che si vogliono far carico di un vero e sostanziale cambio di rotta. Questa fermata obbligata ce ne ha data l’occasione … non perdiamola!

    L’Ascensione è però anche mistero che rilancia ancora una promessa per il futuro; non riguarda solo il presente (Lui è con-noi tutti i giorni che significa ogni giorno, ogni oggi!) ma riguarda anche il futuro e non un futuro generico, non un futuro che è un “domani migliore”, un futuro che è il suo ritorno!

    Gli angeli dell’Ascensione, nel racconto di Atti, invitano infatti i discepoli a tornare alla storia nella custodia del mistero pasquale di Gesù che è “buona notizia” da annunziare al mondo con la speranza certa che Gesù tornerà! Come l’hanno visto andare via, celarsi ai loro occhi, così, un giorno tornerà e “ogni uomo lo vedrà” (cfr Ap 1,7)…così in quel giorno benedetto ciò di cui essi soli avevano gioito, quello sguardo, quelle mani, quella tenerezza, quel volto, saranno per tutti gli uomini, per ogni uomo.

    La Chiesa, in questo “frattempo”, forte della presenza promessa dovrà camminare nella storia senza esenzioni, vivendo la storia e attraversandola, nell’attesa del suo ritorno. Il quel giorno la Sposa si consegnerà allo Sposo che ritorna e consegnerà a Lui il frutti dell’Evangelo che le era stato confidato e che essa ha ancora confidato a chi ha incontrato e cercato nel suo cammino nella storia.

    La festa dell’Ascensione ci pone una domanda riguardo all’Evangelo che il Risorto celandosi al nostro sguardo, ma rimanendo con noi, ci ha affidato: che ne facciamo della bella notizia del Risorto? Che ne facciamo della bella notizia del suo ritorno? Che ne facciamo della bella notizia che Gesù colma di vita vera la nostra umanità? Che ne facciamo del nostro essere Chiesa? Scegliamo di essere custode di una presenza più grande di noi?

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