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23 Maggio 2020, il Liceo Galilei di Piedimonte Matese ricorda Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli uomini della scorta

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Armando Pepe – Pur nelle restrizioni imposte dalle circostanze il Liceo Galilei di Piedimonte Matese, diretto dalla professoressa Bernarda De Girolamo, ha adempiuto all’obbligo morale di celebrare il magistrato Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, morti nella strage di Capaci il 23 maggio 1992.
La commemorazione è avvenuta a distanza, attraverso la pagina Facebook del Liceo Galilei, ove ininterrottamente nell’arco di tre giorni (da venerdì 22 a domenica 24) sono stati postati riflessioni ad alta voce, pensieri e ricordi.

Nel rispetto dovuto al ricordo di chi non c’è più il Liceo Galilei non solo ha partecipato all’evento #palermochiamaitalia (promosso dal Ministero dell’Istruzione nel XXVIII Anniversario delle stragi di Capaci e Via D’Amelio a Palermo) ma ha creduto di dover omaggiare gli eroi della lotta alla mafia con filmati, letture, fotografie e poesie. La partecipazione è stata costante e tanti i filmati, prevalentemente presi da YouTube (l’ultimo discorso pubblico di Paolo Borsellino “Per sentire la bellezza del fresco profumo di libertà”, La scomunica alla mafia di papa Giovanni Paolo II, vari film tratti dai romanzi di Leonardo Sciascia) o postati direttamente su Facebook (i monologhi di Giulio Guerino Melillo e Sofia Bassan della III M, clicca per vederlo, e un video su Peppino Impastato di Rossella Sasso e Serena Marsilia VAC, clicca per vederlo).

 Gli eroi italiani della Giustizia 
In una  serie di interviste alla giornalista francese  Marcelle Padovani (da cui nacque il libro “Cose di Cosa Nostra”) , il dottor Falcone «Mise a nudo il sistema della criminalità organizzata, illustrandone i meccanismi e le articolazioni di potere, il perverso sistema di valori, le modalità di reclutamento dei nuovi affiliati, le attività illecite, i canali di accumulazione e di riciclaggio del denaro, le strategie di intimidazione e i rapporti con la politica. Una testimonianza irripetibile, rilasciata in quel tempo sospeso che precedette di poco la strage di Capaci, e che ha permesso di salvare la consistenza storica delle informazioni e delle intuizioni di Falcone lasciate in eredità alla lotta contro il crimine organizzato».

La mafia, in un’escalation criminale durata circa due anni (precisamente dal 1992 al 1993) portò l’attacco al cuore dello Stato, uccidendo l’europarlamentare Salvo Lima (17 marzo 1992), il giudice Falcone, come abbiamo ricordato, il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta (19 luglio 1992), l’attentato a Maurizio Costanzo (14 maggio 1993), che fortunatamente rimase indenne, in più le bombe a Firenze (Accademia dei Georgofili), Roma e Milano. Se quasi tutti i capimafia (tranne Matteo Messina Denaro) sono stati assicurati alla giustizia non è un  fatto casuale, ma dovuto all’onda emotiva causata da quel clima pesante che – per non poco tempo – si respirò nel nostro Paese. In quella lotta senza quartiere alla mafia il giudice Falcone, come gli altri caduti, si impegnò senza risparmio, anteponendo il senso dello Stato alla propria vita.

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