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Angelo Maria Porfiri il vescovo del ritrovamento di San Sisto, e non solo

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Monsignor Angelo Maria Porfiri, con lui anche la meravigliosa “opera” di Santa Maria Maggiore in Piedimonte

La ricerca di oggi ci mette di fronte ad una figura di vescovo la cui vicenda è facilmente e frequentemente associata al ritrovamento delle reliquie di San Sisto nella cripta della Cattedrale di Alife nel 1716. Ma la sua mano, la sua azione pastorale significò di più. Da questo documento curato da Armando Pepe, un profilo del pastore su alcune importanti opere realizzate. 

di Armando Pepe

Nacque a Camerino intorno al 1650 «Da cattolici e nobili parenti, il signor Venanzio e la signora Cesarea» (ASV, Dataria Apostolica, Processus Datariae 80, ff. 93r- 112v.). Ebbe un fratello, Giovanni Battista.

Gli studi all’Università di Bologna
Dal 1667 fu alunno del Collegio Montalto a Bologna, in strada San Mamolo, per studiare giurisprudenza. Fondato da papa Sisto V nel 1586 il Collegio Montalto «era destinato ad ospitare cinquanta scolari provenienti dalle Marche. Al collegio erano stati assegnati i patrimoni del priorato dei frati ospedalieri di Sant’Antonio di Vienna e di numerose altre chiese bolognesi, che garantivano una disponibilità finanziaria imponente. Gli scolari, la cui idoneità agli studi universitari era vagliata attraverso un attento accertamento, dovevano avere già svolto gli studi secondari (corso grammaticale- retorico) ed avere un’età compresa fra i quindici e i diciotto anni. Tutti dovevano svolgere il corso degli studi filosofici e orientarsi successivamente verso quelli di diritto canonico e civile». (archiviostorico/unibo, pp..1-2). Il 19 settembre 1671 conseguì la laurea in utroque iure (diritto civile e canonico) presso l’Università degli studi di Bologna, tenendo una «tersa, luculenta, elegante et erudita oratione» cosicché la commissione «Biretum seu diadema doctorale capite eiusdem Domini Angeli Mariae imposuit» (ASV, Dataria Apostolica, Processus Datariae 80, ff. 93r- 112v.). Fu ordinato prete il 21 marzo 1700.

Processo per la nomina episcopale
Dagli atti del processo per la nomina episcopale apprendiamo che Angelo Maria «È d’età di cinquantadue anni circa. È sacerdote da tre anni circa. È versato nelle funzioni ecclesiastiche per essere molto dotto, devoto, e frequente nell’esercizio dei Santissimi Sagramenti. Si è conservato nella purità della fede con esempi edificanti e devoti. È anco dotato di viso innocente, di costumi lodevoli e di dolce conversazione. Si comporta come persona dotata di modi gravi e prudenza. Ha abilità pei maneggi, sì come si è riconosciuto dalle cause che gli sono state affidate. Egli è dottore nell’una e nell’altra legge e ne ha preso il grado nell’Università di Bologna. Ha esercitato la procura in Roma per lo spazio di venti anni e poi fu adiutore di monsignor Antonfelice Zondadari [senior], vice-legato in Bologna; nelli quali casi si è portato con integrità, scienza e lode universale. Non ha mai dato alcuno scandalo circa la fede, né ha alcun vizio d’animo o di corpo. È persona molto dotta e capace» (ASV, Dataria Apostolica, Processus Datariae 80, ff. 93r- 112v.).

Vescovo della diocesi di Alife
«Fu eletto vescovo di Alife a dì 5 marzo 1703 dal Pontefice Clemente XI l’anno terzo del suo Pontificato. Fu amantissimo de’ poveri e zelantissimo nell’amministrazione della giustizia e nell’osservanza della Ecclesiastica disciplina; a qual oggetto nel secondo anno del suo Vescovado celebrò un Sinodo nei giorni 21 e 22 di Aprile [1704] , con cui in 45 articoli trattò abbondantissimamente quasi tutta la materia ecclesiastica. Avendo osservato che le case donate dagli Economi di Ave Gratia Plena non avevano forma veruna di Seminario, perché senza cappella, senza officine, e senza comodità veruna, cosicché aveva piuttosto forma di quartiere che di Seminario, nel 1708 coll’aiuto di molte chiese e cappelle di Piedimonte e della Diocesi diede principio ad una nuova fabbrica quasi a fundamentis, la quale fu terminata nel 1710, mediante la spesa di circa ducati 1500. Pensò ancora al necessario mantenimento, e quindi annesse al medesimo Seminario le rendite della Nunziatella a Capo di Vallata, quelle di Santa Maria a Coppolino di Ailano, e Santa Margarita di Letino, come si ricava da un Istrumento de’ 17 gennaio 1716, rogato per mano di notaro Nicola Gambella, nonché [le rendite] del soppresso Convento de’ Cruciferi di Ailano, donato da un certo Luca Di Fiore. Per opera di lui furono aggiunti altri sei Canonici alla Collegiata Ave Gratia Plena colle rendite di due Congregazioni laicali, una sotto il titolo del Santissimo Sacramento, e l’altra sotto quello dell’Annunciata, che esistevano in detta chiesa. Procurò che quest’aggiunzione fosse sanzionata con Breve Pontificio, con cui furono obbligati li Canonici all’officiatura giornaliera, alla messa conventuale, etc. Ciò accadde nel 1719.

Il ritrovamento delle reliquie di San Sisto I
La cosa però che specialmente rende immortale la memoria di Monsignor Porfirio fu la invenzione [il ritrovamento] del corpo di San Sisto I Papa e Martire. Nel ristorare la Cattedrale dai danni cagionatile dal terremoto del 1688, pensò potersi fare nella crociera della chiesa una nuova cappella corrispondente a quella del Santissimo, e dedicarla a San Sisto, di cui sapevasi essersi ottenuto il corpo dal Conte Rainulfo [Drengot]. La sera dunque delli 8 di Aprile 1716, ch’era Mercoledì Santo, armato di viva fede, verso le ore due della notte [ore 20], accompagnate da poche scelte persone, discese nel Succorpo e, ben sapendo il costume degli antichi cristiani di situare sotto gli altari i corpi dei Santi Martiri, fece abbattere l’altare ed il pavimento contiguo, e dopo molte fatiche si scoperse una buca, donde si sentì uscire un soavissimo odore, e calatavi una candeletta si videro con somma allegrezza e tenerezza di cuore le ossa adorate. Di tutto l’avvenuto si pubblicò un Istrumento per mano del notaro apostolico Don Francesco Vetere.

Gli Eremitani di Sant’Agostino a Castello d’Alife
Viveva in questi tempi in Castello Don Nicola Antonio de Baronibus, barone dei feudi denominati San Felice e Civitella, il quale con suo testamento del dì 2 agosto 1711 istituì suoi eredi gli Eremitani di Sant’Agostino, coll’obbligo di edificare un Convento in Castello, e propriamente nel suo palazzo. Il valore dei fondi fu di 17000 ducati, che rendevano annui 753 ducati, oltre il contante, li crediti, il valore de’ mobili, e dei semoventi [pecore], che ascesero a più migliaia. Gli Agostiniani accettarono la donazione e ne furono posti in possesso dal nostro Monsignor Porfirio qual Delegato Commissario della Sacra Congregazione [dei Vescovi e Regolari] a dì 25 settembre 1725.

La nuova chiesa di Santa Maria Maggiore
In quest’anno stesso 1725 si diede principio alla fabbrica della nuova chiesa di Santa Maria Maggiore. A dì 7 aprile 1725 il Vescovo vestito pontificalmente, ed assistito dai Canonici e dal Clero, si portò sopra il luogo, benedisse la prima pietra, ed alla presenza di tutta la Eccellentissima Famiglia Gaetani, e di numeroso popolo, fra le festive acclamazioni, fu posta per primo fondamento della novella chiesa, la quale per altro non fu terminata che dopo il lungo spazio di anni 48 e mesi 4.

La chiesa della Madonna della Grazia alle pendici di Monte Cila
Durante il suo governo, per opera delli signori Nicola Gaetani e Donna Aurora Sanseverino, coll’intervento e limosine della popolazione fu edificato un convento in Piedimonte sotto il titolo della Santissima Concezione sopra la chiesuola detta la Madonna della Grazia, alle radici di Monte Cila. Esso era destinato per li Padri Minimi di San Francesco di Paola; ma non avendo costoro potuto ottenere i mezzi di trasporto de’ cibi quaresimali, di cui solo possono far uso secondo la loro regola, ricusarono la fondazione a loro favore; per lo che ottenne il convento Padre Federico Cozzani de’ Chierici Regolari Minori, a dì 14 maggio 1711, che vi fu tre volte preposito» (Jacobellis, n° 49).

Nel 1728 indisse un altro sinodo diocesano. Morì il 23 luglio 1730 a Piedimonte, ove fu sepolto nella collegiata di Ave Gratia Plena.

Riferimenti bibliografici e links
Armando Pepe, Le relazioni ad limina dei vescovi della diocesi di Alife (1664 – 1773), Lecce, Youcanprint 2019;

http://www.storiadellacampania.it/relazioni-ad-limina-alife-1664-1773-intro

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