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    Home»Chiesa e Diocesi»Piedimonte Matese, Festa di San Marcellino tra “raccoglimento e preghiera”
    Chiesa e Diocesi

    Piedimonte Matese, Festa di San Marcellino tra “raccoglimento e preghiera”

    Redazione3 Giugno 2020Nessun commento

    La prima festa patronale celebrata in Città è stata quella del Patrono San Marcellino, prete e martire, più volte invocato in questi mesi nel ricordare di lui la benevolenza e la protezione in occasione di altre epidemie…
    Protettore a cui i piedimontesi ricorrono sempre, mostrando di lui l’onore del martirio che ne ha fatto emblema di fedeltà assoluta a Cristo, di scelta esclusiva del Vangelo.

    Sono ricorsi nuovamente al patrono gli abitanti di Piedimonte Matese e per l’intera giornata di ieri, nel rispetto delle norme di distanziamento sociale, con ordine e raccoglimento, hanno partecipato alle messe nella Basilica di Santa Maria Maggiore dove sono custodite le reliquie del Santo.

    Ieri mattina, il solenne pontificale presieduto dal vescovo Mons. Orazio Francesco Piazza, amministratore apostolico della Diocesi di Alife-Caiazzo, ha visto come per le altre messe del giorno il “tutto esaurito”. Presenti alla celebrazione principale, autorità civili e militari, tra cui il Senatore della Repubblica Carlo Sarro, il sindaco della Città di Piedimonte Matese Luigi Di Lorenzo, accompagnato dall’assessore Marcella Spinosa, il Comandante della Stazione dei Carabinieri di Piedimonte Matese Nicola Marsilio e colleghi in divisa; il comandante della Polizia Minicipale Giovanni Labriola.
    Insieme al Vescovo i sacerdoti concelebranti: il parroco don Domenico La Cerra; don Emilio Meola, parroco dell’altra parrocchia cittadina di San Marcello e San Michele; padre Gennaro Russo, guardiano della Comunità Francescana di Santa Maria Occorrevole e Padre Teofilo e don Salvatore Zappulo.

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    Raccoglimento e preghiera hanno caratterizzato la cerimonia, così come lo stile richiamato dal Vescovo durante l’omelia nel riferimento alla vita del martire Marcellino e a quella dei credenti di oggi – in tempo di crisi sociale ed economica da Coronavirus – accomunati da dure prove…
    E nella prova “far emergere quello che più conta”, ha spiegato il Pastore, invitando a moltiplicare la speranza e a “dare un significato profondo all’esperienza” che si sta vivendo.

    Sguardo d’insieme sulla realtà e sulla capacità di reagire ed affrontare il contesto in cui ci si è trovati immersi. “Qualche tempo fa ho ricordato in un intervento come  non possiamo sprecare questa occasione(…) esprimendo tutta la qualità della nostra persona”.

    “Vorrei soffermarmi su alcune considerazioni che possono essere significative in ogni contesto in cui ci muoviamo a livello personale e relazionale… Tutto parte da quanto ci dice la Prima lettura (Cronache 24,18-22) ed è il simbolo che abbiamo presentato come caratterizzante la figura (di San Marcellino, ndr) a cui offriamo la nostra devozione e a cui chiediamo protezione e intercessione per nostre invocazioni: la fermezza della fede”.

    Vale nella vita del martire Marcellino, vale per la vita del credente: scegliere “il raccoglimento, che” ha spiegato il Pastore, avviene su due livelli. Il primo  è rientrare in se stessi e riconoscere dentro di sé, nel proprio cuore, riconoscendo la presenza del Signore come fondamento della nostra vita e della nostra speranza di cui possiamo diventare testimoni nel momento anche più problematico e difficile come sta accadendo per noi”.

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    Il secondo livello di questa lettura sapienziale della vita e della prova è nella nuova considerazione dell’altro, “di chi mi sta accanto non più come colui da evitare”.

    Mons. Piazza ha ricordato la chiesa di Santa Maria Maggiore, nella stessa circostanza, un anno fa, colma di fedeli e di gran calore umano mentre quest’anno, diversamente, si fa i conti con le distanze, ma non per questo viene meno il valore di chi è accanto o poco più in là.
    Il secondo livello di riflessione suggerito dal Vescovo è “imparare a vivere nella presenza dell’altro… Per cui l’altro non è colui da cui prendo la distanza ma diventa la misura. Conta allora la scelta di vivere relazioni improntate sul valore della dignità, del rispetto della salute in un’azione di reciprocità. Siamo  di fronte ad un nuovo modo di lettura delle relazioni che chiede ascolto, rispetto, accoglienza”. È la strada da cui si spiana anche la dimensione trascendentale di ogni uomo, “perché la misura con cui noi viviamo la presenza dell’altro è la misura con cui viviamo anche la presenza di Dio”.

    Al termine della celebrazione, la consueta consegna delle Chiavi della Città al Patrono da parte del Sindaco Luigi Di Lorenzo; un gesto solitamente compiuto in Piazza Roma, nella sera della festa, durante la processione di San Marcellino per le strade di Piedimonte. Prima del gesto, che indica l’affidamento della comunità al Patrono, il suo sentirlo fratello in cammino nella vita di tutti i giorni, il Primo cittadino ha voluto sottolineare il profondo senso di comunità e solidarietà che la Città ha manifestato durante la pandemia da Coronavirus, in risposta all’appello di responsabilità e reciprocità del Vescovo durante l’omelia. Di Lorenzo ha di fatto ringraziato la Città e nell’occasione ha voluto ricordare una persona cara a Piedimonte e al territorio per l’impegno politico e professionale di medico scomparsa proprio in questa giornata: l’amico e collega Daniele Ferrucci.

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