Home Arte e Cultura INTERVISTA / Transumanza, sacra eredità dei nostri padri

INTERVISTA / Transumanza, sacra eredità dei nostri padri

In occasione della proclamazione della Transumanza quale patrimonio culturale dell'umanità, riflettiamo sul valore della Transumanza per il 'cittadino' del Matese insieme a Roberto Perrotti, direttore artistico del Festival dell'Erranza

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Giovanna Corsale – Termina oggi, 10 settembre, la possibilità di inviare gli elaborati relativi al Premio Letterario Nazionale dedicato alla Transumanza, mentre la premiazione dei vincitori è in programma per ottobre, quando è prevista anche la partecipazione all’evento di due figure importanti dello spettacolo e della cultura. In attesa di sapere chi si aggiudicherà il Premio, abbiamo rivolto alcune domande a Roberto Perrotti*, ringraziandolo per la sua disponibilità.

Foto di Albino Leardi

 L’INTERVISTA 
Il Covid ha imposto delle condizioni e quindi modifiche nell’organizzazione degli eventi culturali e anche nel caso del Festival dell’Erranza. Tuttavia, non ha annullato la volontà di approfondire il tema del “viaggio”. Il Festival, infatti, quest’anno cede il posto al Premio Letterario Nazionale ispirato alla “Transumanza”. Quando e come nasce l’idea del Premio?
La notizia della proclamazione della Transumanza quale patrimonio culturale immateriale dell’umanità da parte dell’Unesco mi ha portato con la memoria indietro nel tempo, a nove anni fa, quando la ‘transumanza’ era riflessione comune tra i promotori di quello che sarebbe divenuto il Festival dell’Erranza, manifestazione letteraria sul tema del ‘viaggio’, di cui curo la direzione artistica. Quest’anno il Festival è dedicato al tema della Transumanza e sull’argomento abbiamo bandito un Premio Letterario Nazionale. La premiazione dei vincitori si terrà a ottobre e l’evento sarà arricchito dalla presenza di due alte figure dello spettacolo e della cultura. Siamo legati da sempre alle storie del pascolo, alle migrazioni stagionali. Temi cari e fondanti del nostro progetto, ispiratori della nostra rassegna. Attraverso il nostro impegno di ricerca abbiamo avvicinato argomenti quali lo Straniero, i Confini, il Cammino, la Dimora, il Dono e l’Ospitalità. Tutti riconducibili per ampie vie alla Transumanza.

Roberto Perrotti

Nel 1903 D’Annunzio scriveva ‘Settembre, andiamo. È tempo di migrare’, raccontando le migrazioni nella sua terra, l’Abruzzo. Dai lavori letterari che sono giunti, tra le righe, quale idea di transumanza emerge? Quale tassello si aggiunge ad una letteratura già nota rispetto a questa antica pratica?
La visione dannunziana della Transumanza è estetica e poetica. In essa si avverte lo scorrere del tempo, il lento passaggio dei pastori che “ …lascian gli stazzi e vanno verso il mare”. C’è “ …l’Adriatico selvaggio… verde come i pascoli dei monti”. La Transumanza dei nostri tempi ha purtroppo smarrito, per buona parte, la sua purezza arcaica. Presenta profonde ferite e contraddizioni: le “strade dei pastori” sono gradualmente distrutte dalla cementificazione, da speculazioni edilizie e da una gamma variegata di interessi politici ed economici. Mi auguro che gli elaborati presentati al nostro Premio possano affrontare gli aspetti di fierezza, di fatica e di opportunità sociale e culturale della Transumanza senza tralasciare i suoi punti critici.

Da un punto di vista antropologico, a quali credenze o rituali facevano riferimento la pratica della transumanza? Ci sono ancora tracce di “antico” nella transumanza di oggi?Come dicevo, il quadro è profondamento modificato. Può dirsi ormai inesistente una Transumanza incontaminata e pura. Gli spazi della pastorizia si sono ridotti e nel, migliore dei casi, molti tratturi antichi sono stati sostituiti da strade asfaltate. Rimane un profilo di ‘pascolo vagante’: greggi che non hanno una sede fissa e praticano una forma di transumanza perenne. Un palcoscenico che mostra nondimeno una sua fierezza e un desiderio di legame sociale e culturale anche se gravido di limitazioni e lacerazioni.

Noi, cittadini di oggi, possiamo definirci esseri “transumanti” o “erranti”?
Lo siamo sempre stati. L’erranza disegna il fondamento della nostra storia. Il nomadismo ci costituisce. Esisteremo da erranti finché rimarremo umani e vivi.

Il Festival dell’Erranza ci ha sempre riservato novità rispetto ai suoi ospiti. Qualche anticipazione sulla data riservata al premio letterario….
Come anticipavo, nel corso dell’evento della premiazione ad ottobre, ospiteremo due importanti personaggi, attesi da tempo, di prestigio internazionale, l’uno nel campo musicale, l’altro in quello antropologico culturale.

*Roberto Perrotti, psicoanalista e scrittore, direttore Festival dell’Erranza

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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