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San Giuseppe Moscati, il santo medico che la Campania invoca. Tracce della sua presenza anche nel Matese

Oggi in occasione della memoria liturgica di San Giuseppe Moscati, la chiesa del Gesù Nuovo di Napoli sarebbe stata invasa dai fedeli, ma la pandemia da Covid19 lo impedisce. Numerose le famiglie che custodiscono le reliquie del Santo: prescrizioni mediche che egli lasciava agli ammalati visitati e raccomandazioni sulla condotta di una vita sana. Anche a Castello del Matese

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Studi medici, ambulatori, corridoi e cappelle di ospedali…, di san Giuseppe Moscati si trova un segno spesso, frequentemente, e soprattutto in Campania. Il suo volto fisso e austero esprime serietà, compostezza, fermezza…
Il legame tra il medico e la gente è forte come testimoniano i tanti pellegrinaggi sulla sua tomba nella chiesa del Gesù Nuovo a Napoli, o come puntualmente conferma la presenza di numerosi gruppi parrocchiali in uscita verso Napoli, per ricorrere a lui.

Quest’anno, in questa giornata, manca la grande celebrazione che nel ricordo della sua memoria liturgica vede affollarsi la grande chiesa dei gesuiti di presenze e di preghiere.
Il Covid ha frenato questo momento comunitario, ma non l’invocazione a San Giuseppe Moscati, benefattore di tante grazie fisiche…
La Campania, provata dall’epidemia di Covid19 ugualmente riccorre a lui, riconoscendo nei tratti della sua umanità e di quella professionalità gratuitamente resa alla gente, il segno della presenza divina.

Le sue reliquie nelle famiglie
Non è raro trovare nelle case dei campani tracce di un suo scritto, di un farmaco prescritto, o di una raccomandazione che salvaguardi la salute del suo assistito…
Pezzi di storia e tracce di vita che diventano reliquie, e si trasformano in atti di affidamento a lui “per la vita”…
Accade cosi anche a Castello del Matese, dove la famiglia Cinotti, conserva una prescrizione medica di San Giuseppe Moscati raccomandata il 6 agosto 1925 al giovane sacerdote don Vincenzo Cinotti, originario del piccolo comune matesino, deceduto nel 1986 alla bella età di ottant’anni.
Una ricetta medica ingiallita, ma incorniciata, su cui si riversa l’attenzione di tutti, e quel legame per la vita tra il sacerdote e il santo medico, diventa eredità preziosa che si tramanda, come fosse una ricetta medica per l’anima.
È la vita dei santi…un ricordo perenne, eternamente fisso nella storia, per ricordare che la strada verso Dio, è quella di ogni giorno, fatta di lavoro, di contatti, di generosità, di attenzione, di un pezzo di carta (come questo) affidato come severo e paterno atto di premura ad un giovane invogliato a guarire, di vicinanza, di raccomandazioni verso il fratello…
Quell’esempio è perché tutti facciano altrettanto.

San Giuseppe Moscati, la storia
Nacque a Benevento nel 1880 ma visse quasi sempre a Napoli, la sua “bella Partenope”. Appassionato di lettere classiche, si iscrisse a Medicina e da subito prestò servizio presso Gli Ospedali riuniti a causa dell’epidemia del colera del 1911; ricoprì la carica di Direttore del reparto militare durante la Grande Guerra. Gli ultimi anni li dedicò all’impegno scientifico, fu assistente ordinario presso l’Istituto di Chimica fisiologica; aiuto ordinario presso gli Ospedali riuniti oltreché libero docente di chimica fisiologica e di chimica medica. Nonostante il suo rifiuto di diventare ordinario non abbandonò la prassi medica perché sosteneva che il suo posto era “accanto all’ammalato”. Morì nell’aprile del 1927, dopo una vita trascorsa al servizio dei malati e alla cura delle anime, fu proclamato santo da Giovanni Paolo II nel 1987 al termine del sinodo dei vescovi su Vocazione e Missione dei Laici nella Chiesa.

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